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L’Ipnosi nei Disturbi d’Ansia

L’ansia può essere considerata un’attivazione psicofisiologica che eccede rispetto ai livelli richiesti dalla situazione, assumendo dimensioni sproporzionate e creando un disagio significativo nello stesso individuo. Nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-V) rientrano trai i Disturbi d’Ansia:

  • disturbo d’ansia di separazione
  • mutismo selettivo
  • fobia specifica
  • ansia sociale
  • disturbo di panico
  • agorafobia
  • disturbo d’ansia generalizzata
  • disturbo d’ansia indotto da sostanze/farmaci
  • disturbo d’ansia dovuto ad una condizione medica
  • disturbo con ansia con altra specificazione
  • disturbo d’ansia senza specificazione

L’eziologia specifica dei disturbi d’ansia non è stata ancora ben identificata. Tuttavia, si può affermare che essa deriva da correlazioni genetiche e fattori temperamentali.

Sorvolando sui criteri diagnostici di ogni disturbo d’ansia, affrontati diversamente in altri articoli del presente blog, il trattamento indicato sembra essere quello che privilegia un approccio integrato (psicoterapia e farmacoterapia). L’utilizzo di soli farmaci potrebbe creare una dipendenza psicologica e aumentare la paura nell’individuo di non farcela in altro modo. L’ipnosi sembra utile per affrontare le problematiche ansiose agendo su più livelli:

 

  • modificazione dell’attivazione psicofisica
  • facilitazione del rilassamento
  • miglioramento della consapevolezza
  • promozione della vita emotiva
  • promozione del benessere

L’ipnosi, inoltre, può incidere sul piano cognitivo per individuare idee irrazionali e disfunzionali, attivando risorse personale e potenzialità per trovare nuove strategie di fronteggiamento e gestione dell’ansia, oltre che sul piano comportamentale. Il lavoro sulle emozioni è poi centrale per le persone con disturbo d’ansia e l’ipnosi, seguendo un approccio ericksoniano, diventa una “strada maestra”. Le tecniche ipnotiche, inoltre, consentono di dare collocazione, forma e colore alle varie sensazioni che vive la persona ansiosa, manipolandole e quindi modificandole strategicamente. In tal senso, l’ipnosi opera anche come desensibilizzazione.

L’ipnosi  può avere un impatto significativo sul benessere psicologico della persona e risulta molto utile (evidence based) per il trattamento dei disturbi d’ansia, soprattutto quando la persona mostra serie difficoltà nel rilassamento e nell’autoregolazione.

L’Ipnosi nella Fibromialgia

La Fibromialgia è considerata una sindrome dolorosa cronica complessa, caratterizzata da dolore muscolo-scheletrico diffuso con iperalgesia. La qualità della vita viene notevolmente compromessa e il dolore è sovente associato ad una “stanchezza cronica” oltre ad altri sintomi psicopatologici (ansia, depressione, disturbi della personalità).

L’International Classification of Diseases (ICD-10), definisce la Fibromialgia come una Sindrome somatica funzionale. Essa viene spesso sottostimata e misconosciuta, pur se recentemente si è segnalato un drammatico incremento dell’incidenza, con prevalenza femminile.

Nel 2016, Wolfe et al. hanno rivisitato i criteri di identificazione per la Fibromialgia che attualmente prevede:

  • presenza di dolore generalizzato
  • sintomi presenti per almeno 3 mesi
  • indice di dolore diffuso (18 aree somatiche dolorose) e scala di severità dei sintomi (>13 punti)
  • la diagnosti è valida indipendentemente da altre diagnosi

La genesi della Fibromialgia si ritiene riferibile ad alterazioni morfo-funzionali, con ipersensibilizzazione del Sistema Nervoso Centrale. Fattori psicologici, neurobiologici, genetici possono contribuire alla sua eziopatogenesi. In modo particolare, i fattori psicologici, gli eventi stressanti e lo stile di vita rappresentano un aspetto importante. Eventi avversi della vita, così come l’abuso emotivo, fisico e sessuale sono considerati come potenziali fattori eziologici nella Fibromialgia.

Su un piano delle terapie, molti sono i farmaci utilizzati, ma la maggioranza di essi risulta essere scarso o comunque poco efficace nella cura. In particolare, ci si riferisce alla classe di farmaci antidepressivi, antiepilettici ed oppioidi.

Le terapie fisiche risultano essere utili per modulare il dolore e migliorare la qualità della vita, così come alcune terapie psicologiche. Risultati positivi si ottengono attraverso attività quali yoga, tai chi, meditazione, biofeedback, idroterapia, ipnosi. Quest’ultima risulta particolarmente indicata come strumento ausiliario per gestire il dolore cronico e i sintomi disfunzionali nei pazienti con Fibromialgia.

Si può suggerire un vero e proprio “protocollo ipnotico” costituito da una sessione di ipnosi settimanale per un periodo minimo di 3 mesi, con due sessioni mensili per i tre mesi successivi. Ai pazienti viene poi anche prescritto di praticare l’autoipnosi. Sono previste suggestioni e suggerimenti multisensoriali e di rilassamento, oltre a induzioni indirette di tipo ericksoniano per modulare il dolore. La personalizzazione della terapia, ovviamente, è da considerare sempre, sottolineando in ogni caso le tecniche dissociative, di progressione dell’età, di amnesia post-ipnotica.

Un esempio pratico può essere il Rapid Induction Fibromialgia Relief (RIFR), un’induzione che si focalizza su:

  • rilassamento progressivo
  • approfondimento della trance
  • luogo sicuro
  • suggestioni di sinestesia
  • ristrutturazione cognitiva
  • implementazione dell’autostima e dell’immagine corporea
  • riduzione dell’affaticamento
  • amnesia post-ipnotica

La Fibromialgia è una malattia degenerativa pervasiva e persistente. I sintomi, se non ben trattati, tendono al peggioramento e influiscono progressivamente e negativamente sulla qualità della vita. Un trattamento elettivo non esiste attualmente, ma l’ipnosi, insieme ad un approccio combinato, può sicuramente dare dei buoni risultati.

 

Ipnosi e Scienza

Lo stato ipnotico è una realtà neurofisiologica che non può essere ottenuta né con l’immaginazione guidata, né tanto meno con la simulazione controllata. I dati raccolti derivano da osservazioni umane, strumentali indirette (EEG), e strumentali dirette (neuro- imaging, PET, risonanza magnetica, ecc.). L’ipnosi può essere considerato “uno stato” particolare, esclusivo e profondo di relazione. L’ipnosi è una forma elettiva di comunicazione e interazione e consente un più facile “accesso” all’inconscio della persona.

In quei momenti le persone (…) tendono a fissare lo sguardo (…) possono chiudere gli occhi, immobilizzare il corpo, reprimere certi riflessi e sembrano momentaneamente dimentiche di tutto ciò che le circonda, sino a quando non abbiano completato la loro ricerca interiore” (M. Erickson)

Durante la fase induttiva si verifica un cambiamento dello stato di coscienza. Si riscontrano variazioni sull’elettroencefalogramma. Si ha un rallentamento ed una variazione di altre attività (respiro, pulsazioni cardiache, …).

In generale, in base allaprofondità della trance”, si possono distinguere:
1. stati ipnoidi (pesantezza, rilassamento, chiusura delle palpebre);
2. trance leggera (catalessi);

3. trance media (amnesie, anestesie, …);

4. trance profonda (amnesia e anestesia completa, sonnambulismo, allucinazioni).

Fenomeni facilmente riscontrabili durante l’ipnosi:

regressione o avanzamento di età; amnesia; analgesia; anestesia; comportamento automatico; dissociazione; catalessi; allucinazioni; ipermnesia; risposte ideomotorie e/o ideosensorie; distorsione del tempo; …

Esistono difficoltà nell’applicare l’ipnosi?

Le difficoltà che si possono riscontrare nell’applicare l’ipnosi possono essere legate soprattutto al rapporto tra ipnotista e ipnotizzato. In genere, infatti, tutti siamo ipnotizzabili, pur se si registra una percentuale di soggetti resistenti.

Altre difficoltà sono legate alla personalità del soggetto che si intende ipnotizzare e/o all’eventuale presenza di psicopatologie conclamate di tipo psicotico (pur se esistono ricerche sull’ipnosi applicata con soggetti schizofrenici).

L’alterazione dovuta a sostanze psicotrope è, inoltre, quasi sempre incompatibile con la tecnica ipnotica.

Con l’ipnosi si possono modificare i comportamenti?
Attraverso l’Ipnosi si possono modificare comportamenti e percezioni indesiderate e si possono acquisire nuove abitudini, atteggiamenti e comportamenti.
L’Ipnosi ha una grande efficacia anche per migliorare la motivazione della persona, qualsiasi compito o progetto voglia iniziare. La sua efficacia (ormai dimostrata da tempo) in psicologia e medicina viene avvalorata da numerosi studi e ricerche.

L’Istituto Nazionale della Salute e della Ricerca Medica francese – INSERM ha pubblicato un rapporto “evidence based” sull’efficacia clinica della pratica ipnotica in ambito medico e terapeutico (INSERM U1178, Evalutaion de l’efficacité de la pratique de l’Hypnose – 2015).

Con oltre 200 pagine, il rapporto passa in rassegna circa 80 studi sistematici di meta-analisi della letteratura scientifica, confermando l’efficacia terapeutica dell’ipnosi nel contesto pre-operatorio, nell’ipnosedazione, nel dolore cronico, nell’ansia, nella sindrome da intestino irritabile e in altri ambiti clinici. Inoltre, si sottolineano i rischi di effetti collaterali inesistenti, con una significativa riduzione del consumo di farmaci analgesici e sedativi.
Nel comunicato si legge, inoltre, che gli effetti dell’ipnosi sono stati anche confermati da moderne tecniche di imaging. L’Institut Curie, parla di una grande conferma degli effetti benefici dell’ipnosedazione e Le Monde, sottolinea la rilevanza dell’ipnosi per la riduzione dei farmaci. L’Institute Francais d’Hypnose – IFH ha curato una rassegna stampa di tutti gli articoli pubblicati e presenta un rapporto di sintesi ad opera di A. Bioy, esperto scientifico e professore di psicopatologia e psicologia medica all’Université de Bourgogne.

Esistono dati più concreti sull’applicazione dell’ipnosi?

A titolo meramente esemplificativo, si riportano alcuni dati e statistiche sull’utilizzo dell’ipnosi nel trattamento di alcune problematiche molto diffuse. Ovviamente, i dati esistenti oggi “a supporto” sono davvero tantissimi.

IPNOSI E STRESS

Alcuni studi condotti hanno indagato l’efficacia dell’Ipnosi sulle patologie legate allo stress. Si è così constatato che oltre il 75% dei pazienti riteneva i loro sintomi migliorati dopo 12 settimane di pratica ipnotica ed entro un anno il 72% dello stesso gruppo ha avuto una remissione completa dei sintomi.

IPNOSI E ASMA

Nel corso di un periodo di sei anni, 173 pazienti affetti da asma sono stati trattati con l’auto-ipnosi. Circa l’ 82% degli stessi sono molto migliorati o hanno sperimentato la remissione totale dei sintomi.

IPNOSI E ANSIA

Uno studio su 20 individui con ansia, ha dimostrato la riduzione dei sintomi psicofisici dopo circa 20 giorni di “pratica”. Inoltre, i pazienti hanno avuto anche un sensibile miglioramento a livello cognitivo e fisico.

IPNOSI E PTSD

Diversi studi hanno evidenziato come l’uso dell’Ipnosi nel trattamento del Disturbo Post Traumatico da Stress risulta efficace, così come nella gestione della fobia semplice e nel disturbo di panico.

IPNOSI E INSONNIA

Una recente revisione clinica sull’Ipnosi ha evidenziato che essa si dimostra efficace per il trattamento dell’insonnia.

IPNOSI E DOLORE

A seguito di un esame approfondito della letteratura esistente, una commissione speciale commissionata dalla British Medical Association conclude che:“Oltre al trattamento delle disabilità psichiatriche, c’è un posto per l’ipnotismo nella produzione di anestesia o analgesia chirurgica e interventi odontoiatrici, e nei soggetti idonei è un metodo efficace di alleviare il dolore durante il parto senza alterare il normale corso del travaglio”. L’Ipnosi risulta elettiva anche per il trattamento del dolore acuto e cronico. La stessa commissione ha specificato, inoltre, che la pratica risulta efficace per rimuovere i sintomi e modificare le abitudini morbose di pensiero e di comportamento.

IPNOSI E DISTRUBI LEGATI ALLA SESSUALITA’

La terapia ipnotica, combinata con quella cognitiva, risultano maggiormente efficaci nel trattamento di problematiche e disordini di natura sessuale rispetto all’applicazione della sola terapia cognitiva.

IPNOSI E SINDROME DELL’INTESTINO IRRITABILE

Numerosi studi dimostrano l’efficacia dell’Ipnosi nel trattamento della sindrome dell’intestino irritabile e per il trattamento dell’ansia ad esso associata.

Altre domande che meritano una risposta.

Può l’ipnosi migliorare la performance scolastica? Può l’ipnosi influire strategicamente sulla memoria e la concentrazione? Può l’ipnosi aumentare il processo creativo?

Già nel 2006 fu dimostrato (Columbia University) che l’ipnosi agisce profondamente sui processi cognitivi. Sembra che in stato di ipnosi, alcuni stimoli appresi vengano assorbiti con maggior vividezza rispetto ad uno stato di veglia normale. Ciò influisce direttamente sulla memoria. Inoltre, durante lo stato ipnotico si verifica una maggior attivazione di aree cerebrali deputate alla concentrazione.

Ulteriori studi hanno dimostrato che in stato ipnotico la persona è in grado di migliorare l’elaborazione semantica e di accedere più facilmente al pensiero creativo. Ciò si verificherebbe anche con maggior “velocità e accuratezza nella risposta”.

L’ipnosi agisce migliorando la memoria, la concentrazione, la creatività, ma non solo. Favorisce un maggior controllo delle proprie risorse cognitive ed è sicuramente utile per migliorare la performance nello studio. Un ulteriore studio illuminante a questo proposito ha dimostrato che i voti di alcuni studenti che partecipavano a delle sedute di gruppo di ipnosi sono migliorati rispetto ai gruppi di controllo. Ciò fa emergere che l’ipnosi è un ottimo strumento anche in situazioni di gruppo.

L’ipnosi è un utile strumento anche per affrontare e gestire il problema complesso della procrastinazione, ovvero la tendenza a rimandare. Si calcola, infatti, che la procrastinazione accademica sia molto diffusa (70% circa). Essa, inoltre, è connessa ad altre problematiche dello studente, come la gestione del tempo e delle priorità e la distraibilità.

Il focus sui problemi alimentari.

Durante alcune fasi dello sviluppo è probabile che possano insorgere delle problematiche legate all’alimentazione. Tra queste, sicuramente l’anoressia e la bulimia sono quelle più note e diffuse.

L’anoressia nervosa è caratterizzata da un rifiuto persistente del cibo e dalla paura ossessiva di ingrassare. La bulimia, invece, è un disturbo dell’alimentazione che presenta fasi caratterizzate dall’assunzione di grandi quantità di cibo seguite da fasi in cui vengono attuati diversi metodi (per esempio il vomito autoindotto), per riuscire a non acquisire peso.


Attraverso alcuni studi recenti, si è rilevata una significativa diminuzione del 
volume di materia grigia nelle pazienti affette da anoressia, specie nel lobo parietale (inferiore e superiore). Tale area sarebbe collegata alla costruzione e alla modifica delle immagini mentali e soprattutto alla rappresentazione mentale del sé.

Utilizzare l’ipnosi con pazienti affetti da disturbi alimentari non è cosa semplice, soprattutto perchè tali pazienti presentano numerosi comportamenti di controllo. Ciò si registra soprattutto in caso di anoressia. Nel caso della bulimia, invece, differenti studi evidenziano la maggior efficacia dell’ipnosi. Il tipico stato di dissociazione durante alcuni attacchi di fame nervosa, infatti, può essere considerato simile a quello riscontrato durante un procedimento ipnotico.

Tra i disturbi alimentari, c’è anche il Binge Eating Disorder, detto anche disturbo da alimentazione incontrollata, caratterizzato da mangiare rapidamente una grande quantità di cibo, anche in assenza di appetito o fame; sentirsi spiacevolmente pieni; mangiare in solitudine e sperimentare senso di colpa e vergogna. Il disturbo sembra essere connesso a rabbia, ansia, noia e frustrazione. Sebbene esistano pochissime evidenze scientifiche sulla validità dell’ipnosi e il BED, essa può essere strategica soprattutto per gestire i sentimenti di autosvalutazione della persona e per comprendere le ragioni delle abbuffate. In tal senso, l’ipnosi “lavora” molto non solo sul piano comportamentale, ma anche emozionale.

Oltre alle evidenze cliniche e ai disturbi brevemente descritti, lipnosi viene utilizzata anche per gestire diete e piani alimentari, lì dove la persona “ricada” sempre e comunque in vecchie abitudini o non riesca a seguire la nuova alimentazione. Con l’ipnosi, infatti, si possono “smuovere” volontà e motivazione del cliente, oltre a creare condizionamenti negativi nei confronti di alcuni cibi (es. cliente goloso di dolci che attraverso l’ipnosi, sperimenta una sensazione di sgradevolezza nei confronti degli stessi).

Come al solito, prima di procedere all’utilizzo dell’ipnosi nell’ambito della sfera alimentare, è opportuno procedere ad un’indagine approfondita su altre problematiche e situazioni cliniche eventuali che possano interferire con la situazione della persona.

Ipnosi e fobie?

L’ipnosi può essere utilizzata anche per la gestione e la risoluzione di alcune fobie. Come sappiamo ne esistono davvero tante e in questo, l’individuo è davvero molto creativo!

Quanto è efficace l’IPNOSI?

 

L’IPNOSI rappresenta un metodo veloce ed efficace per affrontare, gestire e superare una serie di problematiche psicofisiche: da smettere di fumare, al controllo del peso, al miglioramento della performance sportiva, sino all’eliminazione dello stress. Ma non solo …
Attraverso l’IPNOSI  si possono modificare comportamenti e percezioni indesiderate e si possono acquisire nuove abitudini, atteggiamenti e comportamenti. L’IPNOSI ha una grande efficacia anche per migliorare la motivazione della persona, qualsiasi compito o progetto voglia iniziare. L’efficacia dell’IPNOSI (ormai dimostrata da tempo) in psicologia e medicina viene avvalorata da numerosi studi e ricerche. Non ultimo, quello di un istituto francese che ne comprova (se ce ne fosse ancora bisogno) la grande efficacia.

L’Istituto Nazionale della Salute e della Ricerca Medica francese – INSERM ha pubblicato un rapporto “evidence based” sull’efficacia clinica della pratica ipnotica in ambito medico e terapeutico (INSERM U1178, Evalutaion de l’efficacité de la pratique de l’Hypnose – 2015).

Con oltre 200 pagine, il rapporto  passa in rassegna circa 80 studi sistematici di meta-analisi della letteratura scientifica, confermando l’efficacia terapeutica dell’ipnosi nel contesto pre-operatorio, nell’ipnosedazione, nel dolore cronico, nell’ansia, nella sindrome da intestino irritabile e in altri ambiti clinici. Inoltre, si sottolineano i rischi di effetti collaterali inesistenti, con una significativa riduzione del consumo di farmaci analgesici e sedativi.

Nel comunicato si legge, inoltre, che gli effetti dell’ipnosi sono stati anche confermati da moderne tecniche di imaging. L’Institut Curie, parla di una grande conferma degli effetti benefici dell’ipnosedazione e Le Monde, sottolinea la rilevanza dell’ipnosi per la riduzione dei farmaci. L’Institute Francais d’Hypnose – IFH ha curato una rassegna stampa di tutti gli articoli pubblicati e presenta un rapporto di sintesi ad opera di A. Bioy, esperto scientifico e professore di psicopatologia e psicologia medica all’Université de Bourgogne. 

(http://www.hypnose.fr/articles-et-theses/recherche-hypnose-antoine-bioy/recherche-synthese-danalyse-du-rapport-inserm/ )

 

IPNOSI E STRESS

Alcuni studi condotti hanno indagato l’efficacia dell’IPNOSI sulle patologie legate allo stress. Si è così constatato che oltre  il 75%  dei pazienti riteneva i loro sintomi migliorati dopo 12 settimane di pratica ipnotica ed entro un anno il 72% dello stesso gruppo ha avuto una remissione completa dei sintomi.

IPNOSI E ASMA

Nel corso di un periodo di sei anni, 173 pazienti affetti da asma sono stati trattati con l’auto-ipnosi. Circa l’ 82% degli stessi sono molto migliorati o hanno sperimentato la remissione totale dei sintomi.

IPNOSI E ANSIA

Uno studio su 20 individui con ansia, ha dimostrato la riduzione dei sintomi psicofisici  dopo circa 20 giorni di “pratica”. Inoltre, i pazienti hanno avuto anche un sensibile miglioramento a livello cognitivo e fisico.

IPNOSI E PTSD

Diversi studi hanno evidenziato come l’uso dell’IPNOSI nel trattamento del Disturbo Post Traumatico da Stress risulta efficace, così come nella gestione della fobia semplice e nel disturbo di panico.

IPNOSI E INSONNIA

Una recente revisione clinica sull’IPNOSI ha evidenziato che essa si dimostra efficace per il trattamento dell’insonnia.

IPNOSI E DOLORE

A seguito di un esame approfondito della letteratura esistente, una commissione speciale commissionata dalla British Medical Association conclude che: “Oltre al trattamento delle disabilità psichiatriche, c’è un posto per l’ipnotismo nella produzione di anestesia o analgesia chirurgica e interventi odontoiatrici, e nei soggetti idonei è un metodo efficace di alleviare il dolore durante il parto senza alterare il normale corso del travaglio”.  L’IPNOSI risulta elettiva anche per il trattamento del dolore acuto e cronico. La stessa commissione ha specificato, inoltre, che la pratica risulta efficace per rimuovere i sintomi e modificare le abitudini morbose di pensiero e di comportamento.

IPNOSI E DISTRUBI LEGATI ALLA SESSUALITA’

La terapia ipnotica, combinata con quella cognitiva, risultano maggiormente efficaci nel trattamento di problematiche e disordini di natura sessuale rispetto all’applicazione della sola terapia cognitiva.

IPNOSI E SINDROME DELL’INTESTINO IRRITABILE

Numerosi studi dimostrano l’efficacia dell’IPNOSI nel trattamento della sindrome dell’intestino irritabile e per il trattamento dell’ansia ad esso associata.

L’IPNOSI si è dimostrata utile ed efficace per altre svariate problematiche psicologiche, psichiatriche e mediche. Indipendentemente dallo scopo, l’IPNOSI è comunque RIGENERANTE, poiché smuove le risorse e le potenzialità dell’individuo.

 

Mirco Turco - Ipnosi

IPNOSI: Guida Pratica

L’Ipnosi non è:

-Una forma di manipolazione mentale
-Uno stato di sonno profondo
-Una forma di persuasione
-Uno stato di completa impotenza

L’Ipnosi è:

-UNO STATO NATURALE
-UNA STRATEGIA PER MOBILITARE LE RISORSE INCONSCE
-UNA FORMA ELETTIVA DI COMUNICAZIONE

-La maggioranza delle persone può essere ipnotizzata.
-Indipendentemente dalle applicazioni, l’ipnosi è rigenerante.
-La persona non può rimanere “intrappolata” nello stato di ipnosi.
-La persona non perde coscienza.
Utilità e Applicazioni.
-La maggior parte dei disturbi psicosomatici  (Disturbi della pelle, Algie, Gastriti, …)
-Stress e Ansia
-Paure, panico, fobie
-Disturbi nella sfera alimentare
-Stati depressivi
-Comportamenti viziosi (fumo, alcool, iperfagia, diete, …)
-L’ipnosi si utilizza anche in ambito medico
Come funziona?
L’Ipnosi può essere indotta attraverso un progressivo stato di rilassamento. Solitamente, la persona è comodamente seduta su una poltrona. Può avvenire però anche in modo “dinamico”, in una posizione “ortostatica” (in piedi).
Durata:
La durata è variabile (da pochi minuti ad ore). OGNUNO DI NOI HA UNA SUA PERSONALE SUSCETTIBILITA’ IPNOTICA
Teorie di riferimento:
-Alterazione della coscienza (senso di irrealtà, percezioni strane, pesantezza e/o leggerezza, …)
-Teoria Socio-cognitiva (rapporto tra ruoli)
-Teoria della Relazione arcaica (modalità paterne-materne)
-Teoria Neurobiologica (modificazioni)
  • Ogni 90 m circa abbiamo un calo dell’attenzione e tendiamo a sviluppare dei fenomeni ipnotici spontanei … In quei momenti la mente divaga, fantastica, si “svuota” …
Segni esteriori:
1Sospensione della mobilità
2Movimenti riflessi
3Prevalenza di movimenti del lato non dominante del corpo
4Barcollamento
5Catalessia
6Riduzione tono muscolare
7Arrossamento tessuti
8Maggiore visibilità vene
9Contrazioni
10Cedimenti delle ginocchia
11Reclinamento della testa
12Atonia e inespressività del volto
13Impallidimento
14Attenuazione pieghe del volto
15Simmetria
16Broncio
17Decontrazione della mascella
18Schiudersi delle labbra
19Tremolii e tic alle labbra
20Assenza o attenuazione reazioni d’allarme
21Vibrazione palpebre
22Riduzione drastica deglutizione
Indici al risveglio:
-Disorientamento
-Difficoltà di equilibrio
-Passività
-Sonnolenza
-Confusione
-Alterazione senso del tempo
-Esperienze riferite alterazione coscienza
Facciamo chiarezza. Che cos’è quindi l’Ipnosi?
Lo stato ipnotico è una realtà neurofisiologica che non può essere ottenuta nè con l’immaginazione guidata nè tanto meno con la simulazione controllata. I dati raccolti derivano da osservazioni umane, strumentali indirette (EEG), e strumentali dirette (neuro- imaging, PET, risonanza magnetica, ecc.). L’ipnosi può essere considerato “uno stato” particolare, esclusivo e profondo di relazione. L’ipnosi è una forma elettiva di comunicazione e interazione e consente un più facile “accesso” all’inconscio della persona.
Cosa accade durante l’Ipnosi?
“In quei momenti le persone (…) tendono a fissare lo sguardo (…) possono chiudere gli occhi, immobilizzare il corpo, reprimere certi riflessi e sembrano momentaneamente dimentiche di tutto ciò che le circonda, sino a quando non abbiano completato la loro ricerca interiore” (M. Erickson)
Durante la fase induttiva si verifica un cambiamento dello stato di coscienza. Si riscontrano variazioni sull’elettroencefalogramma. Si ha un rallentamento ed una variazione di altre attività (respiro, pulsazioni cardiache, …). In generale, in base alla “profondità della trance”, si possono distinguere:
1. stati ipnoidi (pesantezza, rilassamento, chiusura delle palpebre);
2. trance leggera (catalessi);
3. trance media (amnesie, anestesie, …);
4. trance profonda (amnesia e anestesia completa, sonnambulismo, allucinazioni).
Fenomeni riscontrabili:
regressione o avanzamento di età; amnesia; analgesia; anestesia; comportamento automatico; dissociazione; catalessi; allucinazioni; ipermnesia; risposte ideomotorie e/o ideosensorie; distorsione del tempo; …
Eventuali difficoltà:
Le difficoltà che si possono riscontrare nell’applicare l’ipnosi possono essere svariate, ma sovente, sono legate al rapporto tra ipnotista e ipnotizzato. In genere, infatti, tutti siamo ipnotizzabili, pur se si registra una percentuale di soggetti resistenti. Altre difficoltà sono legate alla personalità del soggetto che si intende ipnotizzare e/o all’eventuale presenza di psicopatologie conclamate di tipo psicotico (pur se esistono ricerche sull’ipnosi applicata con soggetti schizofrenici).  L’alterazione dovuta a sostanze psicotrope è, inoltre, quasi sempre incompatibile con la tecnica ipnotica.
!!! In ogni caso, affidati sempre ad uno specialista del settore (Psicologo o Medico).

Analgesia e Anestesia Ipnotica

Analgesia e Anestesia Ipnotica in Phacoemulsification. Ricerca intervento presentata al XVI KMSG International Congress – Nice – Hotel Nice Plaza, sabato 16 giugno 2012 nella sessione Cataract surgery & IOLs, Nice. Articolo pubblicato in Notiziario Ordine Psicologi Regione Puglia, n. 9, dic. 2012.

Introduzione.

L’ipnosi e la terapia ipnotica appaiono approcci strategici per la risoluzione di svariate problematiche psicologiche ed al contempo costituiscono anche strumenti elettivi nella pratica medica in generale e in medicina di urgenza, chirurgia, ostetricia, odontoiatria, malattie gravi. Questo versante però è ancora poco conosciuto e diffuso in Italia. Esistono, inoltre, evidenze sull’applicabilità dell’ipnosi nella terapia antalgica, nell’analgesia e nell’anestesia (Antonelli, 2003; De Benedittis e Poggi, 1989; Derbyshire et al, 2004; Elkins et al, 2006; Feldman, 2004; Hilgard e Hilgaard, 1994; Hofbauer et al, 2001; Luchetti, 2004; Porter, Davis e Keefe, 2007; Price, 1996; Turco, 2011; Wik et al, 1999).

Scopo del presente lavoro è illustrare come in ambito microchirurgico si possa incidere positivamente sui livelli di ansia e stress pre-operatorio e si possano far condurre interventi peculiari, attraverso analgesia e anestesia ipnotica. Nello specifico, è stata applicata la tecnica di analgesia ed anestesia ipnotica nella phacoemulsification. Per phacoemulsification si intende un tipo di chirurgia della cataratta, attraverso irrigazioni, ultrasuoni ed aspirazioni. Di norma, per la procedura di facoemulsificazione la tecnica anestesiologica più utilizzata è la anestesia topica che può essere associata a quella intracamerulare.

La maggior paura per i pazienti che si sottopongono ad intervento di cataratta è rappresentata dalla possibilità di sentire dolore, di muovere l’occhio, di non riuscire a stare fermi per un tempo sufficiente

Durante la procedura i pazienti sperimentano spesso le seguenti sensazioni: no light perception (4.6%), light perception (97.7%), one or more colours (95.5%), flashes of light (77.3%), movements (90.9%), instruments (61.4%), surgeon’s hands/fingers (56.8%), surgeon (47.7%) and change in brightness of light (90.9%). Il senso di disagio e paura può aumentare significativamente per l’intervento del secondo occhio. Anche se quasi tutti i pazienti riferiscono al chirurgo di aver paura di provare quelle sensazioni durante il secondo intervento e un counseling pre-operatorio potrebbe servire a ridurre questo stato di ansia, soltanto una piccolissima, quasi nulla, percentuale di chirurghi mette in atto questo sistema.

Il presente lavoro sottolinea, ancora nuovamente, le possibilità strategiche e pragmatiche di un supporto di tipo psicologico in contesti ospedalizzati o prettamente di tipo medico.

Antistress

Precisazioni etimologiche ed evidenze scientifiche.

 

L’ipnosi è modificazione transitoria di stati fisiologici e di sensazioni, di percezioni, pensieri, memorie e comportamenti. Durante l’ipnosi si assiste ad una modificazione temporanea e funzionale delle sensazioni, delle percezioni, dei pensieri, della consapevolezza, della memoria e dei comportamenti. La trance ipnotica è strettamente correlata alla fisiologia ed alla struttura del sistema nervoso centrale ed autonomo ed è connessa con tratti personologici, con le aspettative del soggetto, con il contesto e con la qualità della relazione con l’ipnotista (Arnold, 1988; De Benedittis, 1980; Del Castello e Casilli, 2007, Erickson e Rossi, 1982; Loriedo et al, 2002; Pacori, 2009; Rossi, 1989; Turco, 2011).

L’ipnosi svolge un ruolo attivo e pragmatico nel controllo del dolore, ad esempio, a partire da strategie di defocalizzazione dell’attenzione. La condizione ipnotica sarebbe in grado di modulare dei sistemi sensoriali afferenti, sopprimendo anche alcuni riflessi segmentari locali. Essa è, comunque, legata al livello di ipnotizzabilità del soggetto. L’ipnosi sarebbe idonea per alleviare la componente sensoriale discriminativa dell’esperienza dolorosa oltre alla componente affettiva (Antonelli, 2003; De Benedittis e Poggi, 1989; Derbyshire et al, 2004; Elkins et al, 2006; Feldman, 2004; Hilgard e Hilgaard, 1994; Hofbauer et al, 2001; Luchetti, 2004; Porter, Davis e Keefe, 2007; Price, 1996; Turco, 2011; Wik et al, 1999).

Altri studi specialistici (Antonelli e Marini, 1992; Antonelli, 2005; De Benedittis e Sironi, 1986; Ecclestone t al, 2002; Faymonville et al, 2003; Farrel, Laird e Egan, 2005; hilgard, 1994; Hofbaueret al, 1994; Luchetti, 2006; pagano, Akots e Wall, 1988; Petrovic e Ingvar, 2002; Price, 1996; Rainville et al, 1997; 1999; rainville e Price, 2003Singer et al, 2004; Turco, 2011; Wik et al, 1999) raggruppano gli effetti prodotti dall’anelgesia/anestesia ipnotica: dissociazione funzionale centrale sul neopallio , anzi, doppia dissociazione, a livello sia della corteccia somatosensoriale primaria, sia delle classiche aree limbiche corticali, come suggerito dalla variazione degli EEG in analgesia ipnotica a livello di onde gamma (32-100 Hz) relative allo scalpo prefrontale; inibizione spinale discendente sul riflesso nocicettivo R-III, inibito per 2/3, con percezione del dolore ridotta a 1/4; reinterpretazione cognitiva dell’esperienza dolorosa; disattivazione autonomica centrale, evidenziata in pupillometria ;inibizione delle capacita’ propriocettive generali, come il senso della posizione ; alterazione della mappa del dolore, con modifica sia della percezione dello stimolo algogeno sia della sua localizzazione; effetto soverchiante il placebo, e basato su meccanismi neurali differenti da quelli implicati nei processi di distrazione o di riduzione dell’attenzione; variazioni del flusso ematico a livello corticale e cingolare (subcorticale), come rivelato dalla PET su pazienti ipnotizzati sofferenti di fibromialgia; coinvolgimento dei centri corticali cingolati nella modulazione del dolore acuto e cronico; coinvolgimento corticale anteriore e cerebellare posteriore se si usano suggestioni di aspettativa e di certezza nell’analgesia; coinvolgimento corticale mediano e ippocampale se si usano suggestioni ansiogene di incertezza sul dolore.

Evidenze elettroencefaliche mostrano come la condizione ipnotica produce una riduzione dell’attività funzionale emisferica sinistra ed una implementazione di quella emisferica destra. La riduzione dell’attività corticale prefrontale sembra essere una caratteristica di tutti gli stati alterati di coscienza. L’ipnosi, quindi, non è solo suggestione.

Gli studi, le ricerche e le sperimentazioni condotte negli ultimi cinquant’anni, dimostrano che l’ipnosi è in grado di ridurre o eliminare un vasto numero di dolori, sia sperimentalmente (dolore ischemico, da pressione, da freddo, da caldo, da stimolazione elettrica), che clinicamente.

Tipologia di intervento.

 

Lo studio condotto mira sostanzialmente ad evidenziare che la pratica ipnotica è frutto soprattutto di abilità relazionali e comunicative e che le stesse possono generare delle sensibili modificazioni dello stato di coscienza, tali da produrre una vera e propria “fenomenologia” ipnotica (Erickson e Rossi, 1982; Pacori, 2009; Turco, 2011). Da rilevare anche che i pazienti che si sottopongono ad un intervento di cataratta, palesano un certo stato di ansia, riscontrabile attraverso feedback neuro-comportamentali (es. agitazione psicomotoria, stress, aggressività verbale, irrequietezza ecc) e che tale stato, attraverso induzioni ipnotiche tende sostanzialmente a ridursi.

Lo stesso studio mira, inoltre, a dimostrare che l’ipnosi funziona anche se non si parla di ipnosi. La scelta velata e strategica di non parlare di procedura ipnotica è giustificata soprattutto dalla considerazione del fattore culturale e dall’età media dei pazienti. Parlare di ipnosi in soggetti che hanno mediamente 70 anni, con un livello di scolarità medio-bassa, avrebbe prodotto un ulteriore stato di agitazione.

Tale procedura “contraria”, poiché, solitamente si asserisce che già parlare dell’ipnosi e dei fenomeni ipnotici produrrebbe già dei cambiamenti o favorirebbe una certa predisposizione, palesa nuovamente che la pratica ipnotica non è solo suggestione.

 

Campione di riferimento e caratteristiche.

 

I pazienti scelti per la procedura ipnotica e per l’intervento con anestesia ipnotica sono stati selezionati attraverso alcune risposte ipnotiche palesate che hanno evidenziato un livello sufficiente di suscettibilità ipnotica (fissazione dello sguardo, catalessia, automatismi, ritardo nelle risposte) o di assorbimento.

Il gruppo sottoposto a procedura di anestesia ipnotica è composto da 17 pazienti: 12 maschi e 5 femmine. Media età maschi: 72 anni. Media età femmine: 71 anni. Il 50% del campione di riferimento ha avuto già precedente esperienza operatoria dello stesso tipo all’altro occhio (cataratta). In soli 3 pazienti si è ridotto la quantità di anestetico. Nel restante campione non è stato assolutamente utilizzato.

 

Descrizione della procedura.

 

Fase di selezione durante le operazioni di vestizione, preparazione e attesa. Nella stanza il gruppo di persone in fase pre-operatoria è mediamente composto da 5 persone. Osservazione, primo contatto e prime procedure di induzione ipnotica attraverso comunicazione verbale e coerenza comunicativa non verbale. Utilizzo di rapport, calibrazione e guida. Utilizzo di un linguaggio abilmente vago o Milton Model e utilizzo di comandi nascosti e suggestioni ipnotiche di tipo “ecologico”. Utilizzo dei truismi e delle metafore. In tal senso, pur partendo da una procedura standard definita «analgesia a guanto ( Del Castello e Casilli, 2007) si è proceduto sempre tenendo conto della soggettività e della singolare esperienza. Durata delle prime induzioni: circa 15 minuti.

In una fase successiva, i pazienti, transitano in un altro ambiente nel quale sostano circa 10 minuti ulteriori prima dell’intervento. Accompagnati a sedersi attendono in silenzio. In tale fase “delicata” si “rinforzano” le suggestioni ipnotiche anche e soprattutto attraverso comunicazione non verbale o “ancore”.

Ultima fase: passaggio nella sala operatoria e assunzione della posizione per l’intervento. In tale fase la presenza dell’ipnotista è solo da “spettatore”. La presenza dello stesso è però palesata e percepita dal paziente.

A fine intervento (durata media 10 minuti), i pazienti vengono riaccompagnati in sala di attesa per ricevere istruzioni sulla cura e ultime informazioni. In tale fase si registra una significativa fenomenologia ipnotica.

Risultati.

 

In primis, il 100% del campione sperimenta analgesia/anestesia ipnotica. Nessuno ha percepito il dolore durante l’intervento. Il 50% sperimenta una contrazione temporale. Il tempo medio percepito dell’intervento è cioè ridotto. Ritardo temporale ed economia nei movimenti sono le altre risposte più frequenti registrate.

 

 

Riflessioni conclusive.

 

L’ipnosi è uno stato naturale, uno strumento utile nella pratica clinica psicologica e medica, una forma elettiva di comunicazione e al contempo, una strategia pragmatica e poliedrica.

Le applicazioni dell’ipnosi in ambito medico trascendono, inoltre, la mera applicazione clinica. La presenza di un professionista in campo psicologico, infatti, di un esperto di comunicazione e ipnosi, ha permesso di constatare, un netto miglioramento del “clima ospedaliero” attraverso un approccio di de-medicalizzazione del rapporto con gli utenti/pazienti. Anche questa non sembra una scoperta eccezionale per quanti si occupano di psicologia ma è sorprendente come gli specialisti oculisti coinvolti nella sperimentazione abbiano colto in modo inequivocabile tale miglioramento.

Contrariamente alle aspettative e ad alcune riflessioni, l’ipnosi è applicabile anche con persone anziane, soprattutto se consideriamo, nel caso specifico, l’età media dei 70 anni. Anzi, in un certo senso, le induzioni ipnotiche sono state facilitate e dunque “ancorate” tenendo conto proprio del vissuto degli utenti stessi, ricco di esperienze, sensazioni, ricordi, vissuti.

Oltre ad ovvi ed opportuni approfondimenti, in un immediato futuro, la pratica ipnotica dovrebbe trovare senza dubbio una maggiore applicazione, poiché procedura preziosa per il benessere psicofisico, poiché forma elettiva e strategica di comunicazione e soprattutto perché “stato naturale” che non comporta in alcun modo effetti nocivi o collaterali.

 

Emotion & Antistress

EMOTION & ANTISTRESS

 

Le emozioni sono una componente fondamentale nella nostra vita e non solo. In realtà, noi decidiamo anche tramite l’emozione, poiché non esiste nessun processo decisionale razionale che non venga “processato” anche dal nostro emisfero emotivo. Ragione ed emozione sono fisiologicamente connesse.

L’emozione è una reazione affettiva intensa determinata da uno stimolo. La sua comparsa comporta una modificazione a livello somatico, vegetativo e psichico.

L’emozione ha in sé, quindi, un evento attivante, nonché una valutazione cognitiva e un’attivazione fisiologica. Abbiamo, inoltre, un’espressione emotiva, che ad esempio si delinea dal linguaggio del corpo o meglio dalle espressioni del viso e quindi una specifica azione consequenziale.

È importante non reprimere le emozioni, sin da piccoli. Concentrarsi su di esse, farle defluire, aumenta la consapevolezza e anche l’eventuale controllo e gestione.

Me-Te-Ora-Senza-Fine
Me te ora senza fine

La linea segreta di ogni psicologia è la disperata attenzione a cogliere i significati che non si vedono nelle realtà umane, a intravedere le lacrime che a volte riempiono di sé un sorriso ma che danno al sorriso la sua profondità e il suo timbro più autentico e anche doloroso … quel sorriso che aggiunge un filo alla tela della vita.

Le emozioni si distinguono essenzialmente in emozioni innate, riscontrabili in qualsiasi popolazione e per questo definite anche universali ed emozioni secondarie, che mutano e si differenziano anche a seconda dei fattori sociali.

Sono emozioni universali: Rabbia, Paura, Tristezza, Gioia, Sorpresa, Disprezzo, Disgusto.

Sono emozioni secondarie, ad esempio: allegria, vergogna, ansia, rassegnazione, gelosia, speranza, perdono, offesa, nostalgia, rimorso, delusione.

  • Prova a pensare a quale emozione provi e vivi durante le giornate.

Scegli un’emozione che ti sta facendo male.

Qual è l’evento scatenante?

Cosa ti comporta fisicamente e fisiologicamente?

Come controlli o gestisci l’emozione?

Quanto dura l’emozione?

A cosa servono le emozioni?

 

  • Permettono di ripensare, rivalutare, sistemare oggi, esperienze del passato.
  • Suggeriscono cosa fare in tempo reale, nell’immediato.
  • Segnalano la presenza di pericoli e ci attivano prontamente.
  • Orientano le nostre decisioni, i nostri comportamenti.
  • Contribuiscono a instaurare e gestire legami affettivi.
  • Costituiscono una forma di adattamento alla vita.
  • Ci aiutano a crescere.

 

PROVATE: Il colore delle emozioni.

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lavaggio dell’anima
  • Procurati una tela e dei colori (anche acrilici).

Disponi in evidenza i vari colori, senza un ordine specifico, meglio se li mischi. Istintivamente scegli il primo colore e depositalo sulla tela. Prendi un pennello, una spatola o un qualsiasi oggetto. Va bene anche utilizzare le mani! Spalma liberamente il colore e poi, progressivamente, scegline altri e utilizzali nello stesso modo. Non badare alle forme, agisci istintivamente. Lavora in questo modo per almeno 10 minuti. Concentrati sul colore, senza darne razionalmente forma. “Se la forma scompare la sua radice è eterna”!

Lo scopo non è diventare un famoso artista, ma lasciare sfogo alle emozioni, permettere alle emozioni di defluire naturalmente, far emergere la creatività poiché essa è una forma compensatoria di un disagio psichico.

Ogni colore ha un suo rilevante significato, ma lascia che sia il tuo inconscio a scegliere e decidere.

Questo approccio artistico lo definisco “Time Action Painting” e rappresenta una forma utilissima di pratica antistress ed è uno strumento regolatore delle emozioni.

 

Colore Sensazione positiva Sensazione negativa
Rosso Passione, energia, amore, forza, azione Sangue, guerra, pericolo, aggressività
Verde Natura, fertilità, tenacia, prontezza Inesperienza, invidia
Giallo Ottimismo, disponibilità, altruismo Malattia, azzardo, vigliaccheria
Blu Stabilità, calma, armonia, fedeltà Depressione, conservatorismo
Bianco Purezza, pace, innocenza Freddo, sterile
Grigio Intelligenza, dignità, maturità Ombra, noia, depressione
Nero Formalità, potenza, profondità Cattiveria, timore, anonimato, morte

 

Un’altra importante classificazione è tra colori caldi e colori freddi.

Colori caldi: rosso, giallo, arancione. Suscitano eccitazione, serenità, gioia di vivere, impulsività.

Colori freddi: verde, blu, violetto. Suscitano passività, calma, inerzia, tristezza, malinconia e inducono alla riflessione.

  • Dopo aver dipinto la vostra tela delle emozioni, potete anche dare un’interpretazione in base alla tabella e rendervi conto di quanta utilità ha avuto tale esercizio sulle vostre emozioni.

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TRATTO DA:

MIRCO TURCO (2017). UNIQUE ANTISTRESS EXPERIENCE, IL METODO INTERNAZIONALE PER LIBERARSI DALLO STRESS E VIVERE SERENI. PRIMICERI EDITORE, PADOVA.

 

sindrome da esaurimento psicofisico Mirco Turco

L’enneagramma: identificare e comprendere la personalità e il carattere.

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Che cos’è l’enneagramma.

La maggior parte delle persone è interessata e normalmente attratta a conoscere meglio la propria personalità. Comprendere meglio se stessi è una tappa più o meno obbligata ma non sempre lineare, chiara, risonante. In altre situazioni, siamo solo convinti di “essere fatti” in un certo modo, in altre ancora, non siamo affatto consapevoli.
Qualsiasi sia il nostro livello di conoscenza della nostra personalità, esiste un insegnamento molto antico che descrive analiticamente 9 tipi di personalità (Enneagramma) e analizza il rapporto tra loro, fornendo anche spunti di riflessione importantissimi per lo sviluppo personale.
L’enneagramma (ennea, nove e gramma, segno) è un sistema molto articolato e strategicamente affascinante che trae la sua origine al sufismo, al misticismo e alle teorie di Gurdjieff. Ad esso, si sono succeduti nel tempo, altri studi e approfondimenti psicologici che hanno reso questo sistema ancora più rilevante in termini di conoscenza ed esplorazione della personalità.

L’enneagramma identifica 9 caratteristiche emotive principali:
1. Ira
2. Superbia
3. Frode
4. Invidia
5. Avarizia
6. Paura
7. Gola
8. Lussuria
9. Accidia

Come intuibile, tali caratteristiche sono parallele ai sette peccati capitali, oltre a frode e paura. La struttura dell’enneagramma è una stella a 9 punte e trae le leggi fondamentali dalla mistica. Il triangolo interno descrive 3 preoccupazioni mentali principali:
L’immagine (punto 3); La paura (punto 6); L’autoesclusione (punto 9).

Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere.

 

I 9 Tipi di personalità.

Alle 3 preoccupazioni mentali corrispondono altrettante emozioni. L’insieme di tali preoccupazioni determina 9 tipi psicologici.

1. Il perfezionista: critico verso se stesso e gli altri. Cerca sempre il modo giusto di fare le cose. Si sente etnicamente superiore. Tende a procrastinare per paura di sbagliare. Fa uso spesso di parole quali “si deve”, “bisogna”.
2. Il donatore: chiede sempre approvazione e ricerca affetto. Vuole ottenere amore e riconoscimento rendendosi utile e indispensabile. Si muove per soddisfare l’altro in modo manipolatori. Sa mostrare diversi sé a seconda della persona. Aggressivo e seduttivo.
3. L’esecutore: vuole essere amato attraverso i fatti e i risultati, appare sempre competitivo. Maestro dell’ apparenza, personalità Tipo A, confonde il sé con l’immagine professionale. È ossessionato dalla propria immagine di vincitore è lotta per la posizione sociale.
4. Il romantico-tragico: attratto dall’irraggiungibile, non è mai nel momento presente. Appare tragico e melanconico, dotato di temperamento artistico. Sono devoti alle passioni ma si bloccano per un amore perduto o lontano, per un lutto.
5. L’osservatore: mantiene una distanza emotiva dagli altri è non si fa coinvolgere. Distaccato dalle cose, dai sentimenti, dalle persone. Possono ricoprire posizioni decisionali e suddividono i doveri in scomparti.
6. Lo scettico leale: indeciso, timoroso, procrastinatore, ha paura di agire. Appare ligio, non autoritario, sposa cause perse. Può essere un tipo civico o può reagire alla paura con l’aggressività. Possono essere amici fidati, ottimi giocatori di una squadra.
7. L’epicureo: eterno fanciullo, avventuriere, edonista. Mantiene tutte le possibilità aperte, di buon umore e stimolante compagnia. Ottimi teorici, spesso scrittori, autori, progettisti.
8. Il capo: protettivo, combattivo, manifesta apertamente rabbia e forza, lotta anche per gli altri ma può vivere in modo smisurato.
9. Il mediatore: ambiguo, considera i diversi punti di vista, sostituisce ai propri bisogni quelli degli altri. Tende a narcotizzarsi, sempre consenziente ed esprime la rabbia in modo indiretto. Possono essere ottimi consiglieri e negoziatori.

Aspetti diagnostici.

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L’enneagramma può anche essere considerato in rapporto ad un versante diagnostico, con riferimento al DSM, Diagnostic and Statistic Manual. Molto interessanti, ovviamente, le interrelazioni che possono derivarne.
Tipo Uno: ossessivo/coatto
Tipo Due: istrionico. Dipendente
Tipo Tre: personalità Tipo A
Tipo Quattro: depresso. Disturbi bipolari
Tipo Cinque: schizoide
Tipo Sei: paranoide
Tipo Sette: narcisisistico
Tipo Otto: sociopatico
Tipo Nove: passivo-aggressivo

L’enneagramma non si ferma qui. Per ogni Tipo esistono molte altre caratteristiche “identificative” e riflessioni circa i vissuti, le esperienze, le percezioni del mondo, la storia personale. Inoltre, molto rilevanti risultano anche le relazioni tra tipologie a seconda di una situazione normale, stressante o di sicurezza.

Invito a contattarmi per ulteriori approfondimenti e dettagli o per scoprire, attraverso apposito Test, la tipologia di appartenenza.

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