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Ipnosi e Bambini

L’ipnosi moderna come pratica clinica con i bambini emerge in Europa nel diciottesimo secolo, ma abbiamo testimonianze anche più antiche e  riferimenti biblici. La nascita dell’interesse “moderno” per l’ipnosi infantile in campo scientifico viene conclamata con la pubblicazione su Science nel 1891 di un articolo di Baldwin, intitolato Suggestion in Infancy. Nel corso degli anni aumenta l’utilizzo dell’ipnosi e Milton Erickson descrive dettagliatamente le sue procedure di ipnosi naturalistica applicata ai disturbi infantili.

La trance ipnotica, come “stato di maggior consapevolezza e responsività” sembra incontrare facilmente il mondo infantile, caratterizzato da una naturale propensione alla curiosità e all’immaginazione. Lo stato ipnotico, infatti, è più facilmente raggiungibile in età pediatrica, in cui il rapporto con la realtà è caratterizzato maggiormente dall’assenza di pregiudizi.

L’ipnosi clinica pediatrica è diventata sempre più rilevante negli anni, poiché agisce sulle abilità di autoregolazione delle emozioni e delle cognizioni, oltre ad essere utile per focalizzare meglio l’attenzione, per promuovere autostima e autoefficacia e per migliorare l’immagine di sé stessi. Ma l’ipnosi è anche strumento per affrontare problematiche e disturbi più complessi. La terapia ipnotica risulta efficace per il trattamento di disturbi dello sviluppo e delle problematiche infantili e adolescenziali in differenti aree:

  • disturbi d’ansia e fobie,
  • disturbi da stress post traumatico,
  • disturbi ossessivo compulsivi,
  • disturbi psicosomatici,
  • dolore e pratiche di emergenze chirurgiche,
  • disturbi del neurosviluppo,
  • disturbi dell’apprendimento,
  • disturbi dell’attenzione e iperattività,
  • disturbi dello spettro autistico,
  • balbuzie,
  • mutismo selettivo,
  • disturbi da tic,
  • enuresi, …

I bambini vivono delle esperienze ipnotiche durante le loro attività preferite e tali momenti possono essere utilizzati strategicamente dal clinico per l’intervento creato “su misura”, senza la necessità di induzioni dirette. In ogni caso, le tecniche vanno adattate al livello di sviluppo e alle capacità del singolo bambino, in considerazione anche delle sue caratteristiche personali e delle possibilità di comprensione.

L’ipnosi è un tipo di terapia breve in grado di fornire consapevolezza e fiducia nelle proprie capacità, restituendo un senso di padronanza e di competenza e che consente di affrontare e superare i problemi nel modo più utile e creativo. Essa risulta efficace, quindi, anche con i bambini e nel corso dello sviluppo.

Indurre sogni in ipnosi: è possibile?

La risposta è SI! La tecnica consiste nel suggerire alla persona di ripetere all’infinito un sogno o una fantasia, informe differenti. Cioè ripetere un sogno con un diverso cast di soggetti e personaggi, in un contesto magari diverso, ma con lo stesso significato. In tal modo, molti pazienti iniziano a ricordare, progressivamente, i loro sogni e a comprenderli come espressione di conflitti interni.

Nella pratica si suggeriscono, ovviamente, sogni piacevoli e che siano, comunque, rilassanti, interessanti e istruttivi. Al paziente è anche permesso di dimenticare parti del sogno, soprattutto se sono stressanti o inquietanti.

Era il 1952 quando Milton Erickson introdusse l’induzione dei sogni come utile strategia per lavorare solla motivazione, sulla associazione di idee, sulla regressione, sull’analisi dei simboli, sulla repressione e lo sviluppo dell’insight.

Il sogno non è solo inteso come una “finestra sull’inconscio”, ma rappresenta uno strumento attivo di intervento terapeutico. L’ipnosi è in grado di indurre e sviluppare la produzione di sogni notturni, ma anche di indurre sogni in stato di trance. In tal senso, i sogni hanno anche un ruolo diagnostico e terapeutico, oltre a rappresentare uno strumento di monitoraggio della relazione terapeutica.

Tra le metodiche oniroipnotiche possiamo ricordare:

  • induzione di ipermensia per sogni spontanei dimenticati o repressi
  • induzione di sogni spontanei notturni
  • induzione di sogni “aperti” in ipnosi
  • induzione di sogni “guidati” in ipnosi
  • manipolazione del contenuto e della comprensione del sogno

Potremmo concludere sostenendo che se il sogno è “la via reale dell’inconscio”, l’ipnosi ne è un’altra …

L’ipnosi nei disturbi dell’alimentazione

I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono considerati come disturbi di tipo comportamentale e psicologico. Trovano fondamento nell’interazione mente/corpo, ovvero in quello “spazio” in cui l’ipnosi può agire con ottimi risultati. Ad oggi, i disturbi individuati sono: la pica,  il disturbo da ruminazione,  il disturbo evitante/restrittivo dell’assimilazione del cibo,  l’anoressia nervosa,  la bulimia nervosa,  il disturbo da alimentazione incontrollata o Binge Eating Disorder.

I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, pur essendo differenti, hanno svariate caratteristiche cliniche comuni. Possiamo citare, infatti, l’eccessiva influenza del peso o del proprio corpo sui livelli di autostima, l’alterazione della propria immagine corporea con i relativi vissuti, il controllo eccessivo, il consumo compulsivo, le difficoltà emotive che solo il cibo o la “gestione” di questo riesce a colmare. L’aspetto nutritivo diventa, quindi, un vero campo di battaglia per l’affermazione di sé e della propria esistenza.

Le persone affette da tali disturbi sono molto attente agli altri e sono influenzate dal giudizio altrui, inoltre, vivono spesso una dissociazione tra la propria condizione fisica e psicologica reale e la consapevolezza di sé. Tendono ad avere una dispercezione del proprio aspetto fisico e del proprio peso. Recenti studi mostrano, inoltre, che anche la componente gustativa e olfattiva appare compromessa o alterata. Le persone con tali disturbi non si rendono conto che il rapporto con il cibo viene influenzato da variabili psicologiche, relazionali e familiari.

Un altro elemento tipico è l’alessitimia. In tal senso, non è solo una difficoltà a riconoscere le emozioni, ma è più una carente capacità di regolarle. La persona affetta di tali disturbi sembra avere una capacità ridotta o assente di tollerare condizioni affettive negative, quali noia, vuoto, angoscia.

I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono molto complessi da inquadrare sotto il versante psicologico e comportamentale, ma tutte le tecniche di intervento, come l’ipnosi, devono necessariamente partire dal creare una salda alleanza terapeutica, un’esperienza emotiva correttiva, un rapport speciale.

Il lavoro clinico, anche attraverso l’ipnosi, può essere impostato attraverso un progressivo uso della negoziazione, volta al riconoscimento delle proprie necessità e di quelle altrui, senza forzare l’emergere di esperienze traumatiche. Occorre lavorare molto attraverso il linguaggio corporeo, in maniera indiretta e in tal senso l’ipnosi, diventa strumento elettivo. Occorre creare poi un contesto ideale in cui le emozioni possano essere espresse e gradualmente gestite. Il disegno o la scrittura automatica possono aiutare in tal senso. Bisognerebbe anche lavorare sulla parte non alimentare del problema. Un riferimento continuo al cibo diventa, infatti, controproducente. Concretizzare una relazione terapeutica stabile diventa, infine, tappa primaria.

L’ipnosi si inserisce in questi disturbi proprio perché può essere magistralmente utilizzata come tecnica indiretta e non invasiva. Inoltre, interviene sui nessi associativi e dissociativi. Permette anche un nuovo dialogo tra mente e corpo, liberando la persona da condizionamenti consci e sovrastrutture.

L’ipnosi ericksoniana è particolarmente utile per il trattamento dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, soprattutto attraverso tecniche di ristrutturazione, regressione, progressione, dissociazione. Essa è di grande aiuto soprattutto nella risoluzione delle problematiche psicologiche che sono alla base di tali disturbi.

Molte ricerche evidenziano come l’ipnosi possa essere associata ad altre terapie, come quella comportamentale, mentre altri studiosi considerano la stessa ipnosi come approccio a sé stante, soprattutto in considerazione della naturale predisposizione delle persone con disturbi alimentari. L’ipnosi risulta, dunque, molto efficace, agendo a livello immaginativo e reale, così come a livello simbolico, metaforico ed evocativo.

L’ipnosi nel DOC -Disturbo Ossessivo Compulsivo

Il DOC, Disturbo Ossessivo Compulsivo è considerato tra i dieci disturbi più debilitanti ed è caratterizzato da pensieri intrusivi e persistenti (ossessioni) che causano angoscia e portano a comportamenti ripetitivi e rituali (compulsioni) destinati a ridurre la minaccia percepita o il disagio avvertito. Diversamente, si può parlare di atti di “magia e contromagia”! Se non affrontato strategicamente, il DOC diventa cronico e causa un disagio significativo a livello individuale e anche per i familiari coinvolti.

Il DOC sembra avere cause biologiche, ma è associato anche a stressor ambientali. Le teorie psicodinamiche, inoltre, riconducono il disturbo ad una regressione difensiva. Sorvolando sulle origini complesse e possibili del Disturbo Ossessivo Compulsivo, attualmente, le terapie utilizzate comunemente sono di tipo farmacologico, associate a psicoterapie, con particolare riferimento a quelle cognitivo-comportamentali. Di recente, si suggerisce anche la stimolazione magnetica transcranica.

Indipendentemente da quanto suggerito in letteratura, da considerare che un buon 25% dei pazienti affetti da DOC non riesce ad impegnarsi in protocolli terapeutici strutturati e che un buon 60% non migliora affatto. Nel 50% dei casi, si ha una rinuncia o comunque un abbandono. Diremmo, diversamente, che i pazienti sono refrattari ai trattamenti!

L’ipnosi è stata ritenuta tecnica efficace per il DOC per molti studiosi, soprattutto se si affrontano i fattori stressogeni intrapsichici e i conflitti del paziente, compresi eventuali traumi esistenziali e tratti di personalità dissociati. Tecniche immaginative possono essere utili per neutralizzare l’ansia nei pazienti, inoltre, vari autori hanno sottolineato il contributo della dissociazione indotta dall’ipnosi come modalità terapeutica di intervento. Essa potrebbe essere utile per regolare la sensibilità del paziente verso gli stimoli interni ed esterni e per distogliere l’attenzione dalle ruminazioni negative.

L’ipnosi può essere utile nel trattamento del DOC se consideriamo soprattutto l’unicità del paziente e la complessità del disturbo. Essa può influire ristrutturando pensieri e convinzioni, oltre che i rituali. Contestualmente, fornisce un rinforzo dell’io e spinge il paziente verso il cambiamento. Utilizzo di metafore, tecniche di confusione, semina, implicazioni, doppi legami ed altre strategie ericksoniane possono sicuramente risultare utili. Attraverso la dissociazione, inoltre, si può rompere il “circolo vizioso”.

La letteratura scientifica sull’uso dell’ipnosi nel trattamento del DOC è carente e si riferisce, sovente, a singoli casi. Attualmente, il livello di efficacia è poco valutabile.

L’ipnosi nell’infertilità

Le cause dell’infertilità (maschile e femminile) sono varie e possono essere collegate all’età, allo stile di vita, all’abuso di droghe e alcool, al fumo di sigarette, all’inquinamento ambientale. Quando si parla di sterilità, invece, ci si riferisce soprattutto a cause di natura biologica che impediscono il concepimento.

L’OMS, in merito all’infertilità, valuta che il problema riguardi addirittura il 20% delle coppie, mentre il Registro Nazionale sulla Procreazione Medicalmente Assistita parla di: infertilità maschile al 29,3%, infertilità femminile 37,1%, infertilità maschile e femminile 17,6%, infertilità idiopatica circa 15,1%, fattore genetico 0.9%.

L’infertilità compromette l’equilibrio e la qualità della vita delle persone che non riescono, di fatto, a realizzare il loro desiderio di genitorialità. Ciò comporta, sovente, vissuti di stress, ansia, depressione, senso di fallimento, frustrazione. Il disagio conseguente si riflette, pertanto, non solo sul piano individuale, ma anche a livello di coppia, intergenerazionale e sociale.

 

Secondo alcune ricerche i fattori psicosociali verrebbero scarsamente considerati durante le procedure di Fecondazione Assistita. I vissuti emotivi e relazionali vengono lasciati fuori dal percorso. La letteratura scientifica mostra, invece, che tali aspetti potrebbero fortemente compromettere l’impianto embrionale. Tra i fattori psicosociali che possono essere associati all’infertilità, abbiamo infatti lo stress. Lo stress, nelle donne, può attivare l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene provocando un aumento dei livelli di cortisolo, che riduce la secrezione delle gonadotropine (FSH e LH) inibendo così l’evoluzione. Negli uomini, invece, interferisce con la qualità del liquido seminale, oltre che in termini di quantità e motilità.

Un altro fattore che potrebbe interferire con la fertilità è l’alessitimia, ovvero una patologia che compromette il riconoscimento delle emozioni. Inoltre, si sono riscontrati anche problemi legati al vissuto ambivalente della maternità, così come conflitti in termini di genitorialità. La letteratura psicoanalitica si occupa nello specifico di tali aspetti. L’ipnoanalisi potrebbe essere utile in tal caso. In generale, l’ipnosi è utile ed efficace:

  • nella riduzione dell’ansia e dello stress fisico
  • nell’apprendimento di tecniche di rilassamento
  • nello sviluppo di nuove capacità di coping
  • nell’ampliamento della consapevolezza e cura di sé
  • nella promozione della ricettività e della positività
  • nell’innalzamento del tasso di gravidanza

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L’ipnosi promuove la fertilità poiché riduce, in primis, gli ormoni dello stress, oltre alla riduzione dell’ansia e della secrezione di catecolamine. L’ipnosi facilita le tube di Falloppio a rilassarsi e a dilatarsi in modo che l’ovulo possa viaggiare senza ostacoli lungo le tube per impiantarsi nell’utero. L’ipnosi potrebbe migliorare l’interazione tra embrione e utero attraverso la creazione di un’azione immunologica favorevole che facilita l’impianto embrionale. Inoltre, facilita la riduzione della disregolazione immunitaria associata a stressors acuti, modulando efficacemente sottogruppi di cellule T.

Oltre alle tecniche di rilassamento, si può intervenire, ad esempio, attraverso “immagini correttive”, modificando le rappresentazioni interne del sistema riproduttivo, affinché possa essere percepito diversamente, come efficiente e desiderabile. L’ipnoterapia può essere di rilevanza strategica, inoltre, nei percorsi di coppia per la fecondazione assistita. Inoltre, l’ipnosi gioca un ruolo chiave nella modulazione dell’ossitocina, un neurotrasmettitore che regola l’affiliazione sociale e il legame di attaccamento madre-bambino.

Nel 1958, Milton Erickson propose un suo studio sperimentale sull’infertilità. Il training ipnotico strutturato fu proposto per un periodo di 6 mesi ad un gruppo di 20 donne. Lavorando sulla riduzione dell’ansia e sul rilassamento muscolare e il flusso sanguigno, ridusse anche gli spasmi tubarici. Le 10 donne che continuarono il trattamento ebbero tutte una gravidanza.

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L’ipnosi, oltre a tecniche di rilassamento, si avvale anche di protocolli che prevedono il rinforzo dell’io, la riduzione di convinzioni limitanti e negative, le visualizzazioni guidate, la progressione nel tempo, l’immersione nell’inconscio, …

Non esistono controindicazione nell’utilizzo dell’ipnosi nelle problematiche relative alla procreazione. Inoltre, la ricerca evidenzia un’efficacia molto buona.

 

L’Ipnosi come Risorsa per lo Sport

L’ipnosi nello sport e nella pratica sportiva comincia a diffondersi maggiormente anche in Italia, sebbene manchino ancora dei protocolli di ricerca precisi. L’ American Psychological Association (divisione 30) definisce l’uso dell’ipnosi nel miglioramento delle performance come una ipnoterapia. In ogni caso, ricordiamo che essa è un fenomeno psicosomatico che produce cambiamenti rilevanti e sperimentalmente dimostrati.

L’ipnosi è una vera e propria risorsa per lo sport  e può aiutare l’atleta a rinforzare il raggiungimento degli obiettivi (Goal Setting), contribuendo principalmente al rilassamento psicomotorio. Ma non solo. Il suo contributo è esteso a:

  • aumentare i livelli di attenzione e concentrazione
  • accrescere il controllo e la gestione del dolore
  • migliorare la consapevolezza corporea
  • favorire la gestione dello stress
  • favorire la gestione dell’ansia
  • aumentare la motivazione
  • rinforzare la routine in allenamento e in gara

Nello sport è possibile applicare anche l’ipnosi vigile (Alert Hypnosis), ovvero “quando le persone sembrano eseguire comportamenti e suggerimenti esterni, mentre sono fisicamente molto attive.” Esistono, infatti, dei modelli di induzione in cui si danno dei suggerimenti di vigilanza, attenzione, freschezza e fluidità al posto di quelli tradizionali (sonnolenza, rilassamento, quiete).

L’ipnosi nello sport può aiutare l’atleta anche nel superare alcune convinzioni limitanti, così come atteggiamenti di autosvalutazione, demotivazione, paura di deludere gli altri, autostima ed autoefficacia.  Può aiutare gli atleti ad ottimizzare le strategie di coping, migliorando gli atteggiamenti positivi anche e soprattutto in fase di gara.

Esistono diversi modelli di ipnosi che si possono applicare nello sport e nell’ambito delle prestazioni sportive: dal Modello Multidimensionale, al Modello Sfera, al Multi Level Hypnotic Model.

Tutti i metodi devono tener anche conto della soggettività dell’atleta e sono strutturati in vere e proprie sessioni. Si parte dall’assetto mentale, alla gestione delle eventuali difficoltà (es. fattori distraenti), sino al controllo dell’attivazione fisiologica e delle emozioni. Tecniche di Imagery (visualizzazioni) e di Self-talk sono le strutture portanti dei diversi modelli.

L’ipnosi nello sport può trovare applicazioni anche nella gestione degli infortuni e nel recupero. Particolarmente indicata per gli sport individuali e in quelle attività che richiedono organizzazione, pianificazione e gestione attenta e concentrata del “gesto” atletico. In generale, se riflettiamo, tali prerogative sono tipiche di tutti gli sport, anche in quelli di squadra, dove l’ipnosi può incrementare al contempo la performance, la motivazione, lo “spirito di gruppo”.

L’ipnosi è una grande risorsa anche per lo sport!

L’Ipnosi nei Disturbi d’Ansia

L’ansia può essere considerata un’attivazione psicofisiologica che eccede rispetto ai livelli richiesti dalla situazione, assumendo dimensioni sproporzionate e creando un disagio significativo nello stesso individuo. Nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-V) rientrano trai i Disturbi d’Ansia:

  • disturbo d’ansia di separazione
  • mutismo selettivo
  • fobia specifica
  • ansia sociale
  • disturbo di panico
  • agorafobia
  • disturbo d’ansia generalizzata
  • disturbo d’ansia indotto da sostanze/farmaci
  • disturbo d’ansia dovuto ad una condizione medica
  • disturbo con ansia con altra specificazione
  • disturbo d’ansia senza specificazione

L’eziologia specifica dei disturbi d’ansia non è stata ancora ben identificata. Tuttavia, si può affermare che essa deriva da correlazioni genetiche e fattori temperamentali.

Sorvolando sui criteri diagnostici di ogni disturbo d’ansia, affrontati diversamente in altri articoli del presente blog, il trattamento indicato sembra essere quello che privilegia un approccio integrato (psicoterapia e farmacoterapia). L’utilizzo di soli farmaci potrebbe creare una dipendenza psicologica e aumentare la paura nell’individuo di non farcela in altro modo. L’ipnosi sembra utile per affrontare le problematiche ansiose agendo su più livelli:

 

  • modificazione dell’attivazione psicofisica
  • facilitazione del rilassamento
  • miglioramento della consapevolezza
  • promozione della vita emotiva
  • promozione del benessere

L’ipnosi, inoltre, può incidere sul piano cognitivo per individuare idee irrazionali e disfunzionali, attivando risorse personale e potenzialità per trovare nuove strategie di fronteggiamento e gestione dell’ansia, oltre che sul piano comportamentale. Il lavoro sulle emozioni è poi centrale per le persone con disturbo d’ansia e l’ipnosi, seguendo un approccio ericksoniano, diventa una “strada maestra”. Le tecniche ipnotiche, inoltre, consentono di dare collocazione, forma e colore alle varie sensazioni che vive la persona ansiosa, manipolandole e quindi modificandole strategicamente. In tal senso, l’ipnosi opera anche come desensibilizzazione.

L’ipnosi  può avere un impatto significativo sul benessere psicologico della persona e risulta molto utile (evidence based) per il trattamento dei disturbi d’ansia, soprattutto quando la persona mostra serie difficoltà nel rilassamento e nell’autoregolazione.

Ipnosi, sovrappeso e obesità

Obesità e sovrappeso sono condizioni disabilitanti e rappresentano una vera e propria urgenza medica! Esse, infatti, predispongono all’insorgenza di molteplici disturbi e patologie croniche. Secondo alcuni dati forniti dall’OMS, negli ultimi trent’anni, il numero di persone obese nel mondo è praticamente raddoppiato.

Le persone obese presentano frequentemente anche stanchezza e affaticamento durante il giorno e possono presentare concomitanti disturbi del sonno. Frequentemente, si riscontra anche una compromissione nell’apparato muscolo-scheletrico. Il 70% delle persone che hanno in diabete di tipo 2 sono in sovrappeso con un BMI di 30 o maggiore. La prevalenza del diabete di tipo 2 è di circa 5 volte  più alta per gli uomini e 8,3 volte per le donne obesi rispetto ad individui con peso normale. Altre ricerche mostrano correlazione tra obesità e 7 forme di cancro. L’obesità, inoltre, sembra anche influire sulla fertilità a causa delle consequenziali alterazioni ormonali.

La persona obesa e in sovrappeso vive anche uno stato psicologico “sofferente”: bassa autostima, limitazione della vita sociale, disturbi dell’immagine corporea, altre problematiche mentali. Nell’eziologia e fisiopatogenesi è molto importante, infatti, indagare anche sui meccanismi inconsci che spingono la persona obesa a boicottare diete, piani alimentari e attività fisica. Esperienze traumatiche durante l’infanzia e l’adolescenza possono causare alcune forme di obesità, pur sottolineando la rilevanza anche della componente sociale.

IMC tra 18,5 e 24,99 NORMOPESO

IMC tra 25 e 29,99 SOVRAPPESO

IMC tra 30 e 34,99 OBESITA’ CLASSE 1

IMC tra 35 e 39,99 OBESITA’ CLASSE 2

IMC > 40 OVESITA’ CLASSE 3

L’ipnosi offre diverse possibilità di intervento e a livelli differenti per persone in sovrappeso e obese, che vanno oltre il “normale” supporto psicologico. Attraverso l’ipnosi si può esplorare nel passato e nella vita attuale del paziente, il significato del cibo, contribuendo alla risoluzione degli eventuali complessi e conflitti inconsci; si può lavorare sul senso di fame e sazietà, stimolando disinteresse e a volte, avversione verso alcuni cibi o abitudini alimentari; è efficace per controllare alcune situazioni ambientali e comportamenti che innescano l’assunzione eccessiva del cibo. Inoltre, attraverso l’ipnosi si può:

-aumentare la compliance della persona per seguire un piano alimentare o dieta;

-migliorare l’immagine corporea e aumentare la stima di sé;

-rinforzare l’io;

– migliorare il processo decisionale e la motivazione;

-ridurre e gestire i livelli di stress e ansia;

-lavorare sulle emozioni e potenziare l’assertività;

-migliorare lo stile e la qualità della vita.

Il livello di efficacia dell’ipnosi (evidence-based) per il sovrappeso e l’obesità risulta essere molto buono. Un esempio di intervento potrebbe essere quello di “lavorare” in una fase iniziale sul rilassamento e l’autocontrollo, poi sull’immagine corporea, rinforzando anche la motivazione, per poi affrontare la fase della resistenza al cambiamento e consolidare il nuovo stile di vita.

Ipnosi e Sistema Nervoso

Le conoscenze sull’Ipnosi e sui suoi meccanismi, nel corso degli ultimi anni, hanno raggiunto livelli avanzati. Possiamo parlare -soprattutto per una percentuale di scettici- di una vera e propria Neurofenomenologia. È stata, ad esempio, documentata la presenza di una “bilancia limbica”, in grado di mediare lo stato di trance, con l’amigdala come antagonista e l’ippocampo come agonista della stessa trance. Molti studi hanno confermato l’importanza del sistema limbico, quindi, nel mediare lo stato di trance.

L’ipnosi è stata associata anche ad una condizione di rilassamento psicofisico, che richiama il Sistema Nervoso Autonomo. Uno studio condotto su soggetti sani, attraverso la tecnica moderna dell’analisi dello spettro di potenza del segnale di variabilità cardiaca dell’intervallo R-R, ha dimostrato come l’ipnosi neutra (senza suggestioni specifiche) sia in grado di agire efficacemente sulla “bilancia autonomica”, riducendo l’ipertono ortosimpatico ed incrementando il tono parasimpatico-vagale. Ciò conferma come il rilassamento ipnotico sia associato ad un’intenza azione di rimodulazione del Sistema Nervoso Autonomo.

L’ipnosi, recentemente, è stata inoltre riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale come un valido e flessibile “strumento fisiologico” per esplorare il sistema nervoso centrale e periferico.

La ricerca neuroscientifica sull’ipnosi ha incluso, pertanto, studi elettrofisiologici (analisi bispettrale), neuroimaging (Tomografia Computerizzata a emissione di singolo fotone, SPECT, Single Photon Emission Computerized Tomography, Risonanza Magnetica Funzionale, Tomografia ad emissione di positroni), Neuroimaging avanzato (fMRI) e Neurofeedback.

L’ipnosi è associata all’aumento deell’attività theta (lenta) e gamma (rapida), con livelli elevati di theta associati a maggior ipnotizzabilità e responsività ipnotica.

L’analisi bispettrale e l’indice BIS sono in grado di misurare e monitorare addirittura la profondità della trance ipnotica, distinguendo così la “zona ipnotica” da diversi livelli e stati di coscienza (range tra 77 e 92).

Diversi studi di neuroimaging hanno contribuito a creare una mappa cerebrale delle regioni di interesse durante l’ipnosi. Le aree maggiormente interessate risulterebbero essere la corteccia occipitale, il talamo, la corteccia cingolata anteriore, la corteccia parietale inferiore, il precuneo e la corteccia prefrontale dorsolaterale.

Altre ricerche neuroscientifiche dimostrano che le “suggestioni ipnotiche” sono in grado di coinvolgere specifiche aree e circuiti cerebrali coerenti con il contenuto delle suggestioni stesse! Oltre alle suggestioni percettive e cognitive, risultano rilevanti soprattutto quelle ideomotorie.

Sul versante neurochimico, il sistema della dopamina, è considerato il candidato attendibile per l’ipnosi. Si è dimostrata la correlazione tra ipnotizzabilità e livelli di acido omovanillico, metabolita della dopamina, nel liquido cerebrospinale. Il cingolo anteriore e la corteccia prefrontale destra sono ricchi di neuroni dopaminergici. La correlazione osservata tra ipnotizzabilità e acido omovanillico liquorale implica, a sua volta, il coinvolgimento dei lobi frontali in cui esiste la maggior parte delle reti dopaminergiche, unicamente ai gangli alla base.

L’ipnotizzabilità elevata sembra, inoltre, essere associata ad elevati livelli di GABA.

L’ipnosi non è più oggetto di dibattiti e controversie nella comunità scientifica di specialisti e non è solo utile strumento per “indagare” il sistema nervoso, ma è un processo psicobiologico strategico in ambito medico e psicologico.

Fonte: Neurofisiologia dell’Ipnosi. G. De Benedettis. In Trattato di Ipnosi. Franco Angeli, 2021.

L’Ipnosi nel Tabagismo

Il tabagismo, al pari di altre dipendenze da sostanze, è definito come una malattia cronica recidivante. L’OMS stima che il consumo di tabacco sia responsabile del decesso di 6 milioni di persone ogni anno. Si calcola che in Italia siano attribuibili al fumo di tabacco dalle 70 mila alle 83 mila morti l’anno! Oltre il 25% dei decessi è compreso tra i 35 e i 65 anni …

Circa il 38% dei fumatori ha fatto almeno un tentativo di smettere di fumare, ma nell’80% dei casi il tentativo è fallito e della quota residua, solo il 10% circa rimane astinente per almeno 6 mesi.

La nicotina, la cui struttura è simile a quella di un neurotrasmettitore naturale (l’acetilcolina) si attacca ad un insieme di recettori neuronali. L’impulso viene proiettato al nucleo accumbens causando una liberazione di un altro neurotrasmettitore, ovvero la dopamina. Si ritiene che sia proprio tale processo a innestare il comportamento di dipendenza. Inoltre, quando le concentrazioni di nicotina nel cervello sono inferiori al  livello solito, proprio in tali zone cerebrali si si riscontra una diminuzione dell’attività neurale. Tutto ciò spinge il fumatore ad attivare quei comportamenti che hanno la funzione di ripristinare il normale funzionamento, creando la così detta “fame di nicotina”.

Alcuni studi specialistici dimostrano che i fumatori hanno un profilo di personalità caratterizzato maggiormente da bassi livelli di Coscienziosità, livelli alti di Nevroticismo e di Estroversione, bassi livelli di Gradevolezza. Altre variabili e diversi fattori, ovviamente, contribuiscono alla dipendenza da nicotina. Le donne riferiscono maggiormente che sia l’ansia la causa principale della loro dipendenza, mentre altri fumatori riferiscono che il fumo possa aiutarli nella concentrazione o nella gestione dello stress. Da precisare, invero, che il tasso di fumo per i depressi è circa il doppio di quello che si riscontra nella popolazione generale.

L’ipnosi può essere una tecnica valida per affrontare il tabagismo, pur sottolineando che l’ostacolo principale da affrontare è la motivazione reale ed effettiva nello smettere di fumare! 

La tecnica di Granone (1989) dura circa 30/40 giorni e si esplica in 10 sedute, in cui si cerca di creare soprattutto una repulsione verso il fumare. Altre tecniche utilizzano le metafore, il simbolismo, la dissociazione e la neutralizzazione dell’ansia, rinforzando la personalità e agendo sul decondizionamento. Occorre sempre sottolineare che l’ipnosi non è una pratica magica e che comunque, occorre impegno e determinazione per smettere. Motivi flebili, indecisioni, tentennamenti che possono essere notati dallo specialista, dovrebbero essere subito sottolineati, poiché costituiscono un ostacolo per l’efficacia dell’ipnosi.

“Lascio che i pazienti prendano da soli la decisione, senza alcuna forzatura …” diceva M. Erickson, il quale già parlava di diversa motivazione se una persona assumeva un tono supplichevole e di sofferenza, rispetto al tono fermo e convinto “voglio smettere di fumare”.

“… non sai in che giorno smetterai di fumare. Non sai se sarà nella prima parte di luglio; ma sei dannatamente certo che succederà prima del 15 agosto, e vorresti venderti l’anima per sapere che giorno sarà …”

In altre tecniche ipnotiche si “lavora” anche sul contatto manuale con la sigaretta, innestando, ad esempio, un contatto sostitutivo con un altro oggetto piccolo da tener in mano per qualche minuto, sino a quando la voglia di fumare svanisce progressivamente.

L’ipnosi nel tabagismo può utilizzare, quindi, tecniche strutturate e protocolli personalizzati. Il punto di partenza rimane sempre e comunque la motivazione. Paradossalmente, non sempre la salute è una motivazione sufficiente!

Ipnosi e Bambini

L’ipnosi moderna come pratica clinica con i bambini emerge in Europa nel diciottesimo secolo, ma abbiamo testimonianze …

Indurre sogni in ipnosi: è possibile?

La risposta è SI! La tecnica consiste nel suggerire alla persona di ripetere all’infinito un sogno o una fantasia, …

L’ipnosi nei disturbi dell’alimentazione

I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono considerati come disturbi di tipo comportamentale e psicologico. …