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ENNEAGRAMMA Test

Quale Abitante della Terra sei?

SCOPRI IL TUO ENNEATIPO[1]

Segna le affermazioni con cui ti ritrovi maggiormente, ovvero, che riflettono di più come sei. Fallo tranquillamente. Non esistono risposte giuste o sbagliate. Conta come tu ti percepisci.

  

Enneatipo CINQUE

  • Gli altri sono troppo curiosi nei miei confronti
  • I miei spazi sono estremamente importanti ed è bene che nessun altro li occupi
  • Esiste la mia casa, esiste il mio amico X, esiste il mio collega Y e la mia famiglia: tutte queste cose non possono e non devono incontrarsi.
  • Quando affronto un nuovo argomento di studio, vorrei conoscerlo fino in fondo nel dettaglio, se questo non risulta essere possibile, non procedo.
  • Gli altri dicono di vedermi freddo e distante.
  • Riesco a pensare liberamente solo quando mi trovo da solo, sena tante interferenze esterne
  • Per fare una cosa importante è necessario che mi prepari adeguatamente, ma non mi sento mai pronto a sufficienza
  • Da piccolo i miei spazi venivano invasi spesso, e/o non mi è mai parso di interessare a i miei genitori
  • Mi sembra che mi venga sempre chiesto più di quanto io sia disposto a dare
  • Prima di compiere un’azione la analizzo dettagliatamente in modo da essere preciso, non vorrei sbagliare di essere ridicolo
  • Il mio parere è quasi sempre piò oggettivo di quello altrui
  • Non capisco come certe persone possano essere così illogiche
  • Mi trovo a mio agio nella solitudine
  • Conosco diversi stratagemmi per evitare di interagire con gente indesiderata
  • Non amo andare in ambienti troppo frequentati o rumorosi
  • In genere non prendo l’iniziativa nel rapportarmi con le altre persone, preferisco osservare quanto accade ed eventualmente intervenire solo quando è estremamente necessario
  • Spesso visualizzare nella mia mente un progetto è come averlo realizzato veramente

TOTALE AFFERMAZIONI =

 

Enneatipo QUATTRO

  • Mi piace fare le cose che non piacciono a tutti, se piace a tutti molto probabilmente a me non piace
  • Non ritengo gli altri capaci di comprendermi. Il mio mondo interiore è confuso e difficile da capire
  • Mi attrae il simbolico, l’essenziale, l’autentico
  • Vengo accusato di essere esagerato, sia nella malinconia che nell’euforia
  • Le cose potrebbero anche cambiare in meglio, ma certo questo non dipende da me
  • Conosco e riconosco la sofferenza, per questo chi soffre entra facilmente in contatto con me
  • Non mi piace l’idea di essere come gli altri, che si cerchi di farmi rientrare in qualche categoria
  • Ho sentimenti profondi che spesso gli altri non possono immaginare
  • Nel ricordare una situazione, la mia attenzione va spesso a ciò che mancava, a ciò che poteva essere e non è stato
  • Cerco di sorridere anche se dentro in realtà sono veramente triste
  • Quanto faccio una cosa, la faccio a modo mio, deve avere la mia impronta
  • È importante che io abbia l’opportunità di comportarmi in maniera disinvolta e autentica
  • Nei miei interessi posso vantare una certa raffinatezza, buon gusto e originalità
  • A volte non so veramente ciò che voglio
  • I cambiamenti della mia vita spesso sono stati condizionati da eventi sfortunati
  • Fin dai miei più lontani ricordi, riconosco che i miei sentimenti sono molto profondi
  • Espormi in pubblico rappresenta per me una situazione stressante

TOTALE AFFERMAZIONI =

 

 Enneatipo OTTO

  • La regola della vita è questa: il forte sopravvive, il debole viene eliminato
  • Spesso mi dicono di essere troppo aggressivo o violento, ma è perché so quel che voglio
  • Ho un’inclinazione naturale nello scovare le menzogne
  • Le ingiustizie mi fanno imbestialire: non ho paura di lottare per ciò che è giusto
  • Scovo rapidamente i punti deboli dell’altro
  • Mi viene naturale colmare i vuoti di potere all’interno di un gruppo
  • Non posso tollerare che qualcuno abbia il controllo su di me
  • Difficilmente mi fido di qualcuno. Per provare la sua fedeltà devo sfidarlo
  • Non ho paura del conflitto, è anzi l’occasione in cui le verità vengono a galla
  • Quando scopro una mia debolezza, faccio di tutto per farla sparire
  • Proteggo chi sta sotto la mia ala
  • Individuo facilmente che detiene il potere all’interno di un gruppo
  • Le cose sono giuste o sbagliate, bianche o nere, non esistono vie di mezzo
  • Quando qualcosa non va, non esito a farlo presente, non importa se qualcuno ci può rimanere male
  • Non resisto alla tentazione di sgonfiare che si crede di essere chissà chi
  • Non mi piace oziare: sono una persona attiva
  • La vita è un campo di battaglia, è fondamentale essere forti e combattivi

TOTALE AFFERMAZIONI =

 

Enneatipo SEI

  • Dubito frequentemente dell’affidabilità degli altri
  • Sono scettico di natura
  • Mi trovo a lottare molto spesso con le mie paure
  • Essere una persona responsabile è molto importante per me
  • Lavoro bene in gruppo, sono leale
  • Spesso mi sento dire di essere troppo pessimista o sospettoso, in realtà sono solo prudente
  • Occorre che in un lavoro o in una legge vi siano linee direttive esaustive
  • È importantissimo sapere di chi posso fidarmi e di chi non posso
  • Buona parte delle mie scelte è dettato dal mio bisogno di sicurezza
  • Non sopporto l’ambiguità, ho bisogno di sapere da che parte stare
  • La vittoria della squadra è la mia vittoria, non mi interessa essere un elemento di spicco
  • Vorrei arrivare preparato ad ogni cambiamento, gli imprevisti generano ansia
  • Riconosco di essere più sensibile delle altre persone alle possibili minacce
  • Sento che mi è chiesto molto. Arrivo a dubitare di avere una mia vita, mi pare di vivere per gli altri
  • A volte temo di emergere: rischierei di scontrarmi con qualcun altro
  • Conoscere la mia posizione e quella degli altri è molto importante per me
  • Sono un ottimo collaboratore, faccio del mio meglio per portare a termine i miei compiti

TOTALE AFFERMAZIONI =

 

Enneatipo NOVE

  • È raro che io mi innervosisca o mi agiti per qualcosa, sono una persona tranquilla
  • Non capisco come mai le altre persone discutano o litighino tanto
  • Non giudico gli altro, è raro che qualcuno che conosco di persona non mi vada a genio
  • A volte mi è così difficile capire da che parte stia la ragione che non riesco ad avere una mia posizione
  • Tendo a sdrammatizzare le situazioni per tranquillizzare gli altri
  • Vedo con una certa facilità come le altre persone potrebbero fare pace tra loro
  • Sono adattabile, basta che non mi si metta fretta o pressione
  • Talvolta vengo accusato di essere un po’ apatico e privo di iniziativa
  • I miei atteggiamenti sono sempre moderati
  • A volte ho la tendenza a rimandare certe commissioni, domani ci sarà tempo per occuparsene
  • Posso definirmi con una certa soddisfazione una persona accomodante, equilibrata e disponibile
  • Mi viene spontaneo tranquillizzare gli altri quando questi hanno un problema
  • Non vale la pena agitarsi tanto poiché nella vita le cose andranno come andranno
  • Non sono un entusiasta, le cose vanno fatte con calma
  • Desidero portare a termine i doveri per potermi dedicare agli hobby del mio tempo libero
  • Se qualcuno litiga o alza la voce, faccio di tutto per mantenere la mia serenità
  • In generale sento di avere ragione, ma non lo dico apertamente per evitare il confronto diretto

TOTALE AFFERMAZIONI =

 

Enneatipo SETTE

  • Stare fermo troppo a lungo nello stesso posto mi annoia in fretta
  • Spesso vengo apprezzato per la mia simpatia
  • Mi piace raccontare storie su fatti divertenti
  • Guardo al futuro con entusiasmo
  • Mi piace sollevare il morale di un amico che sta male cercando di farlo sorridere
  • Se poco è bene, molto è meglio
  • Ogni lasciata è persa
  • Mi viene riconosciuto il fatto di essere in grado di rallegrare le situazioni
  • A volte mi accusano di essere superficiale, ma è perché non mi abbatto facilmente
  • Il denaro serve per concedersi degli sfizi, per godersi la vita
  • Sono piuttosto permissivo con me stesso, mi concedo le giuste ricompense
  • Parlare delle cose negative non aiuta a cambiarle, meglio concentrarsi su quelle positive
  • Sono molto curioso, mmi piace sapere qualcosa di tutto
  • Se gli altri fossero più spensierati, sarebbe un mondo più felice
  • Mi piace mostrarmi allegro e positivo
  • Mi è stato detto che sono indisciplinato, ma so gestire bene il mio disordine
  • Salto rapidamente da una cosa all’altra perché capisco al volo dove porta una certa strada

TOTALE AFFERMAZIONI =

 

Enneatipo UNO

  • Chi fa da sé fa per tre
  • Faccio del mio meglio per correggere i miei errori
  • Per me è importante che il domani sai migliore di oggi
  • A volte le ingiustizie occupano la mia mente per tantissimo tempo
  • Sono scrupoloso, attento ai dettagli e non capisco chi li sorvola
  • È maleducazione non rispettare attentamente gli orari. Il tempo è prezioso per tutti
  • Quanto mi accorgo di non venire ascoltato, mi arrabbio facilmente
  • So come vanno fatte le cose e mi scoccia che i miei avvertimenti non vengano presi in considerazione
  • Sono molto critico nei miei confronti, un po’ meno nei confronti degli altri
  • Una piccola imperfezione talvolta è sufficiente a smontare tutto il mio entusiasmo
  • Ho le idee chiare su cosa sia giusto e cosa sbagliato, dunque mi impegno a fondo per agire nel giusto
  • La mia vita è fatta di valori. Senza di essi la mia esistenza non avrebbe molto senso
  • La mia integrità morale è fondamentale per me
  • So che se gli altri capissero fino in fondo cosa intendo dire loro, mi darebbero ragione
  • Mi sembra di esser l’unico ad interessarsi che le cose vadano fatte come dovrebbero essere fatte, che siano in ordine come dovrebbero essere
  • È necessario che le cose vadano come previsto. Dover improvvisare implica non aver organizzato bene
  • Mentre faccio altre cose, la mia mente, si riempie spesso di critiche, accuse, giudizi che mi faccio da solo o che gli altri mi hanno rivolto

TOTALE AFFERMAZIONI =

 

Enneatipo TRE

  • Sono una persona dinamica, voglio essere un elemento valido in un gruppo
  • Ho piacere di ricevere conferme riguardo al mio lavoro, a cui tengo molto
  • Visualizzo chiaramente il mio obiettivo e voglio sapere in quale punto del percorso mi trovo
  • Valuto il tempo in termini di occasioni da cogliere. Lo usa al meglio per raggiungere gli scopo che mi prefiggo
  • L’idea di fallire per me è insopportabile
  • L’immagine non è tutto, ma è una componente molto importante
  • Non sopporto giudizi negativi sul mio conto, mi sforzo di essere apprezzato
  • I miei obiettivi assorbono gran parte dei miei pensieri
  • A volte mi accorgo di essere un po’ opportunista, mi faccio trovare al posto giusto nel momento giusto
  • Partecipare non sempre è sufficiente. Punto al primo posto
  • Svolgo al meglio la mia professione, identificandomi in essa
  • Quando mi do’ un obiettivo, faccio di tutto per raggiungerlo, anche se può costarmi molto in termini di tempo ed energie
  • Sono un buon motivatore quando si tratta di raggiungere un traguardo comune
  • Essere visto come una persona di successo è molto importante per me
  • Tenermi in moto mi fa sentire vivo. Non mi piace oziare
  • Curo la mia immagine, la prima impressione è importante
  • Considero la gioventù, l’intraprendenza e l’ambizione dei valori importanti

TOTALE AFFERMAZIONI =

 

Enneatipo DUE

  • Spesso conosco i bisogni dell’altro meglio di lui stesso
  • Dedico gran parte del mio impegno e del mio tempo agli altri
  • A volte mi basta uno sguardo per capire se piaccio a un0altra persona o no
  • Vorrei che anche gli altri mi dedicassero un po’ dell’attenzione che io sono solito dedicare loro
  • Mi piace trovare le qualità negli altri e apprezzarle apertamente
  • Trovo importante condividere parte dei miei averi
  • Considerando quanto mi adopero per i mie cari, merito una posizione di privilegio nei loro confronti
  • Talvolta mi sembra di darmi così tanto da fare per tutti e di ricevere davvero poco in cambio
  • Mi viene spontaneo intervenire per aiutare le persone in situazioni imbarazzanti
  • Non ho molto tempo per me: mi sento indispensabile per diverse persone e questo mi porta via tante energie
  • Sono un ottimo confidente, mi piace che amici, parenti e conoscenti si rivolgano a me in cerca di consiglio
  • Mi curo di considerare chiunque sembri aver bisogno di attenzioni
  • Tendo a intromettermi nelle vite degli altri il meno possibile, lo faccio solo quando lo trovo necessario e sempre per il loro bene
  • A volte mi accorgo di come la mia libertà sia limitata dai tanti impegni che mi prendo per chi mi circonda
  • La mia eccessiva generosità a volte mi mette in situazioni che mi creano insoddisfazione
  • Tutto sommato ho piacere che gli altri abbiano bisogno di me
  • Tendo a mettere da parte i miei bisogni per chi ha esigenze maggiori delle mie

TOTALE AFFERMAZIONI =

 

  • Qual è il TOTALE più alto? _______________ Questo è il tuo Enneatipo

VAI al mio articolo CARATTERISTICHE PRINCIPALI ENNEATIPI

 

[1] Tratto da Luca Giorgetti (2016). Enneagramma, I Nove Abitanti della Terra. Macro Edizioni.

Analgesia e Anestesia Ipnotica

Analgesia e Anestesia Ipnotica in Phacoemulsification. Ricerca intervento presentata al XVI KMSG International Congress – Nice – Hotel Nice Plaza, sabato 16 giugno 2012 nella sessione Cataract surgery & IOLs, Nice. Articolo pubblicato in Notiziario Ordine Psicologi Regione Puglia, n. 9, dic. 2012.

Introduzione.

L’ipnosi e la terapia ipnotica appaiono approcci strategici per la risoluzione di svariate problematiche psicologiche ed al contempo costituiscono anche strumenti elettivi nella pratica medica in generale e in medicina di urgenza, chirurgia, ostetricia, odontoiatria, malattie gravi. Questo versante però è ancora poco conosciuto e diffuso in Italia. Esistono, inoltre, evidenze sull’applicabilità dell’ipnosi nella terapia antalgica, nell’analgesia e nell’anestesia (Antonelli, 2003; De Benedittis e Poggi, 1989; Derbyshire et al, 2004; Elkins et al, 2006; Feldman, 2004; Hilgard e Hilgaard, 1994; Hofbauer et al, 2001; Luchetti, 2004; Porter, Davis e Keefe, 2007; Price, 1996; Turco, 2011; Wik et al, 1999).

Scopo del presente lavoro è illustrare come in ambito microchirurgico si possa incidere positivamente sui livelli di ansia e stress pre-operatorio e si possano far condurre interventi peculiari, attraverso analgesia e anestesia ipnotica. Nello specifico, è stata applicata la tecnica di analgesia ed anestesia ipnotica nella phacoemulsification. Per phacoemulsification si intende un tipo di chirurgia della cataratta, attraverso irrigazioni, ultrasuoni ed aspirazioni. Di norma, per la procedura di facoemulsificazione la tecnica anestesiologica più utilizzata è la anestesia topica che può essere associata a quella intracamerulare.

La maggior paura per i pazienti che si sottopongono ad intervento di cataratta è rappresentata dalla possibilità di sentire dolore, di muovere l’occhio, di non riuscire a stare fermi per un tempo sufficiente

Durante la procedura i pazienti sperimentano spesso le seguenti sensazioni: no light perception (4.6%), light perception (97.7%), one or more colours (95.5%), flashes of light (77.3%), movements (90.9%), instruments (61.4%), surgeon’s hands/fingers (56.8%), surgeon (47.7%) and change in brightness of light (90.9%). Il senso di disagio e paura può aumentare significativamente per l’intervento del secondo occhio. Anche se quasi tutti i pazienti riferiscono al chirurgo di aver paura di provare quelle sensazioni durante il secondo intervento e un counseling pre-operatorio potrebbe servire a ridurre questo stato di ansia, soltanto una piccolissima, quasi nulla, percentuale di chirurghi mette in atto questo sistema.

Il presente lavoro sottolinea, ancora nuovamente, le possibilità strategiche e pragmatiche di un supporto di tipo psicologico in contesti ospedalizzati o prettamente di tipo medico.

Antistress

Precisazioni etimologiche ed evidenze scientifiche.

 

L’ipnosi è modificazione transitoria di stati fisiologici e di sensazioni, di percezioni, pensieri, memorie e comportamenti. Durante l’ipnosi si assiste ad una modificazione temporanea e funzionale delle sensazioni, delle percezioni, dei pensieri, della consapevolezza, della memoria e dei comportamenti. La trance ipnotica è strettamente correlata alla fisiologia ed alla struttura del sistema nervoso centrale ed autonomo ed è connessa con tratti personologici, con le aspettative del soggetto, con il contesto e con la qualità della relazione con l’ipnotista (Arnold, 1988; De Benedittis, 1980; Del Castello e Casilli, 2007, Erickson e Rossi, 1982; Loriedo et al, 2002; Pacori, 2009; Rossi, 1989; Turco, 2011).

L’ipnosi svolge un ruolo attivo e pragmatico nel controllo del dolore, ad esempio, a partire da strategie di defocalizzazione dell’attenzione. La condizione ipnotica sarebbe in grado di modulare dei sistemi sensoriali afferenti, sopprimendo anche alcuni riflessi segmentari locali. Essa è, comunque, legata al livello di ipnotizzabilità del soggetto. L’ipnosi sarebbe idonea per alleviare la componente sensoriale discriminativa dell’esperienza dolorosa oltre alla componente affettiva (Antonelli, 2003; De Benedittis e Poggi, 1989; Derbyshire et al, 2004; Elkins et al, 2006; Feldman, 2004; Hilgard e Hilgaard, 1994; Hofbauer et al, 2001; Luchetti, 2004; Porter, Davis e Keefe, 2007; Price, 1996; Turco, 2011; Wik et al, 1999).

Altri studi specialistici (Antonelli e Marini, 1992; Antonelli, 2005; De Benedittis e Sironi, 1986; Ecclestone t al, 2002; Faymonville et al, 2003; Farrel, Laird e Egan, 2005; hilgard, 1994; Hofbaueret al, 1994; Luchetti, 2006; pagano, Akots e Wall, 1988; Petrovic e Ingvar, 2002; Price, 1996; Rainville et al, 1997; 1999; rainville e Price, 2003Singer et al, 2004; Turco, 2011; Wik et al, 1999) raggruppano gli effetti prodotti dall’anelgesia/anestesia ipnotica: dissociazione funzionale centrale sul neopallio , anzi, doppia dissociazione, a livello sia della corteccia somatosensoriale primaria, sia delle classiche aree limbiche corticali, come suggerito dalla variazione degli EEG in analgesia ipnotica a livello di onde gamma (32-100 Hz) relative allo scalpo prefrontale; inibizione spinale discendente sul riflesso nocicettivo R-III, inibito per 2/3, con percezione del dolore ridotta a 1/4; reinterpretazione cognitiva dell’esperienza dolorosa; disattivazione autonomica centrale, evidenziata in pupillometria ;inibizione delle capacita’ propriocettive generali, come il senso della posizione ; alterazione della mappa del dolore, con modifica sia della percezione dello stimolo algogeno sia della sua localizzazione; effetto soverchiante il placebo, e basato su meccanismi neurali differenti da quelli implicati nei processi di distrazione o di riduzione dell’attenzione; variazioni del flusso ematico a livello corticale e cingolare (subcorticale), come rivelato dalla PET su pazienti ipnotizzati sofferenti di fibromialgia; coinvolgimento dei centri corticali cingolati nella modulazione del dolore acuto e cronico; coinvolgimento corticale anteriore e cerebellare posteriore se si usano suggestioni di aspettativa e di certezza nell’analgesia; coinvolgimento corticale mediano e ippocampale se si usano suggestioni ansiogene di incertezza sul dolore.

Evidenze elettroencefaliche mostrano come la condizione ipnotica produce una riduzione dell’attività funzionale emisferica sinistra ed una implementazione di quella emisferica destra. La riduzione dell’attività corticale prefrontale sembra essere una caratteristica di tutti gli stati alterati di coscienza. L’ipnosi, quindi, non è solo suggestione.

Gli studi, le ricerche e le sperimentazioni condotte negli ultimi cinquant’anni, dimostrano che l’ipnosi è in grado di ridurre o eliminare un vasto numero di dolori, sia sperimentalmente (dolore ischemico, da pressione, da freddo, da caldo, da stimolazione elettrica), che clinicamente.

Tipologia di intervento.

 

Lo studio condotto mira sostanzialmente ad evidenziare che la pratica ipnotica è frutto soprattutto di abilità relazionali e comunicative e che le stesse possono generare delle sensibili modificazioni dello stato di coscienza, tali da produrre una vera e propria “fenomenologia” ipnotica (Erickson e Rossi, 1982; Pacori, 2009; Turco, 2011). Da rilevare anche che i pazienti che si sottopongono ad un intervento di cataratta, palesano un certo stato di ansia, riscontrabile attraverso feedback neuro-comportamentali (es. agitazione psicomotoria, stress, aggressività verbale, irrequietezza ecc) e che tale stato, attraverso induzioni ipnotiche tende sostanzialmente a ridursi.

Lo stesso studio mira, inoltre, a dimostrare che l’ipnosi funziona anche se non si parla di ipnosi. La scelta velata e strategica di non parlare di procedura ipnotica è giustificata soprattutto dalla considerazione del fattore culturale e dall’età media dei pazienti. Parlare di ipnosi in soggetti che hanno mediamente 70 anni, con un livello di scolarità medio-bassa, avrebbe prodotto un ulteriore stato di agitazione.

Tale procedura “contraria”, poiché, solitamente si asserisce che già parlare dell’ipnosi e dei fenomeni ipnotici produrrebbe già dei cambiamenti o favorirebbe una certa predisposizione, palesa nuovamente che la pratica ipnotica non è solo suggestione.

 

Campione di riferimento e caratteristiche.

 

I pazienti scelti per la procedura ipnotica e per l’intervento con anestesia ipnotica sono stati selezionati attraverso alcune risposte ipnotiche palesate che hanno evidenziato un livello sufficiente di suscettibilità ipnotica (fissazione dello sguardo, catalessia, automatismi, ritardo nelle risposte) o di assorbimento.

Il gruppo sottoposto a procedura di anestesia ipnotica è composto da 17 pazienti: 12 maschi e 5 femmine. Media età maschi: 72 anni. Media età femmine: 71 anni. Il 50% del campione di riferimento ha avuto già precedente esperienza operatoria dello stesso tipo all’altro occhio (cataratta). In soli 3 pazienti si è ridotto la quantità di anestetico. Nel restante campione non è stato assolutamente utilizzato.

 

Descrizione della procedura.

 

Fase di selezione durante le operazioni di vestizione, preparazione e attesa. Nella stanza il gruppo di persone in fase pre-operatoria è mediamente composto da 5 persone. Osservazione, primo contatto e prime procedure di induzione ipnotica attraverso comunicazione verbale e coerenza comunicativa non verbale. Utilizzo di rapport, calibrazione e guida. Utilizzo di un linguaggio abilmente vago o Milton Model e utilizzo di comandi nascosti e suggestioni ipnotiche di tipo “ecologico”. Utilizzo dei truismi e delle metafore. In tal senso, pur partendo da una procedura standard definita «analgesia a guanto ( Del Castello e Casilli, 2007) si è proceduto sempre tenendo conto della soggettività e della singolare esperienza. Durata delle prime induzioni: circa 15 minuti.

In una fase successiva, i pazienti, transitano in un altro ambiente nel quale sostano circa 10 minuti ulteriori prima dell’intervento. Accompagnati a sedersi attendono in silenzio. In tale fase “delicata” si “rinforzano” le suggestioni ipnotiche anche e soprattutto attraverso comunicazione non verbale o “ancore”.

Ultima fase: passaggio nella sala operatoria e assunzione della posizione per l’intervento. In tale fase la presenza dell’ipnotista è solo da “spettatore”. La presenza dello stesso è però palesata e percepita dal paziente.

A fine intervento (durata media 10 minuti), i pazienti vengono riaccompagnati in sala di attesa per ricevere istruzioni sulla cura e ultime informazioni. In tale fase si registra una significativa fenomenologia ipnotica.

Risultati.

 

In primis, il 100% del campione sperimenta analgesia/anestesia ipnotica. Nessuno ha percepito il dolore durante l’intervento. Il 50% sperimenta una contrazione temporale. Il tempo medio percepito dell’intervento è cioè ridotto. Ritardo temporale ed economia nei movimenti sono le altre risposte più frequenti registrate.

 

 

Riflessioni conclusive.

 

L’ipnosi è uno stato naturale, uno strumento utile nella pratica clinica psicologica e medica, una forma elettiva di comunicazione e al contempo, una strategia pragmatica e poliedrica.

Le applicazioni dell’ipnosi in ambito medico trascendono, inoltre, la mera applicazione clinica. La presenza di un professionista in campo psicologico, infatti, di un esperto di comunicazione e ipnosi, ha permesso di constatare, un netto miglioramento del “clima ospedaliero” attraverso un approccio di de-medicalizzazione del rapporto con gli utenti/pazienti. Anche questa non sembra una scoperta eccezionale per quanti si occupano di psicologia ma è sorprendente come gli specialisti oculisti coinvolti nella sperimentazione abbiano colto in modo inequivocabile tale miglioramento.

Contrariamente alle aspettative e ad alcune riflessioni, l’ipnosi è applicabile anche con persone anziane, soprattutto se consideriamo, nel caso specifico, l’età media dei 70 anni. Anzi, in un certo senso, le induzioni ipnotiche sono state facilitate e dunque “ancorate” tenendo conto proprio del vissuto degli utenti stessi, ricco di esperienze, sensazioni, ricordi, vissuti.

Oltre ad ovvi ed opportuni approfondimenti, in un immediato futuro, la pratica ipnotica dovrebbe trovare senza dubbio una maggiore applicazione, poiché procedura preziosa per il benessere psicofisico, poiché forma elettiva e strategica di comunicazione e soprattutto perché “stato naturale” che non comporta in alcun modo effetti nocivi o collaterali.

 

dimmi come cammini e ti dirò chi sei mirco turco

Self Talk e Prestazioni Sportive

“Parliamo, parliamo e non ci intendiamo mai” diceva Luigi Pirandello. La comunicazione è un’arte sicuramente complessa ed articolata. Ma cosa accade quando “parliamo con noi stessi”? Cosa ci raccontiamo? Utilizziamo termini positivi, potenzianti o etichette negative e sprezzanti?

Una delle caratteristiche umane universali è quella di “parlare con se stessi” ed è un’attività che effettuiamo, più volte al giorno, in modo più o meno consapevole. Se dovessimo indagare, ad esempio, sul tono di questa vocina interna, avremmo già alcune difficoltà e comunque, dovremmo concentrarci meglio per scoprirlo. In effetti, la vocina interna che contraddistingue questo nostro dialogo non è sempre la stessa e soprattutto, non dice sempre cose positive!

In generale, una parte dei nostri pensieri si traduce in linguaggio ed è altrettanto vero che lo stesso modo di comunicare e il contenuto di tale comunicazione possono influenzare il nostro pensiero. In molti contesti, da quello privato a quello lavorativo, sino a quello sportivo dovremmo essere consapevoli che esiste un’intelligenza diversa dalle altre e che ha un peso fondamentale nella nostra esistenza: l’intelligenza linguistica. In ambio sportivo, l’intelligenza linguistica può essere considerata anche come l’abilità dell’atleta di utilizzare un dialogo positivo con se stesso. Cosa significa?

Esistono svariate esperienze, anche personali, che dimostrano che il dialogo che rivolgiamo a noi stessi spesso si traduce in prestazioni disfunzionali o scarsi risultati. Esempi: “ … sarà impossibile raggiungerlo …”; “ … non riuscirò mai …”; “… mi sento troppo ansioso …”; … Questo primo esempio di comunicazione negativa con noi stessi determina un inevitabile insuccesso. E’ come se dicessimo che la profezia si auto-avvera. In un certo senso, la mente è letterale.

Un tipo di self-talk negativo, oltre a determinare un risultato negativo, compromette il raggiungimento degli obiettivi, decrementa l’attenzione e fa implementare la focalizzazione su stimoli irrilevanti o distraenti che, di conseguenza, generano anche preoccupazioni eccessive, stress, alterazioni dell’umore, confusione, panico. Un corretto self-talk è essenziale, dunque, nella preparazione di un qualsiasi atleta.

Ripetere a se stessi frasi positive, incoraggiamenti, brevi istruzioni, parole stimolo, ancoraggi, costituisce il nucleo centrale della tecnica del self-talk. Apparentemente semplice, la tecnica richiede un certo allenamento, costante e istruzioni precise. Il supporto di uno psicologo esperto diventa così fondamentale.

Occorre fare attenzione al tipo di comunicazione con noi stessi soprattutto quanto utilizziamo alcune frasi. Dire “non devo distrarmi” è differente dal dire “devo concentrarmi”. Il non dovrebbe essere, infatti, evitato. Il cervello lo elabora lentamente e prima di poter negare un pensiero, la mente stesse deve priva visualizzare tale pensiero. Provare per credere: “non immaginare un grosso elefante grigio con un canarino giallo sulla proboscide” …

dimmi come cammini e ti dirò chi sei mirco turco

La tecnica del self-talk è utile per l’acquisizione di nuove abilità e per il miglioramento delle performance già sperimentate. Istruzioni semplici darebbero maggiori benefici per compiti sportivi caratterizzati da precisione e tecnica, mentre incoraggiamenti e frasi motivanti porterebbero miglioramenti se applicati su compiti che richiedono forza o resistenza.

Alcuni studi evidenziano che il self-talk è efficace sulla prestazione sportiva perché implementa la capacità attentiva dell’atleta. Egli, cioè, si concentrerebbe maggiormente verso stimoli positivi orientandosi maggiormente su parti essenziali dell’allenamento e della gara. Di conseguenza, vengono attivate le risorse giuste e indicate per condurre una ottimale prestazione sportiva.

Banalmente o meno banalmente, il dialogo interno positivo influenza anche l’autostima, la sicurezza e la self-efficacy (auto-efficacia). A parità di condizioni e caratteristiche, l’atleta che dialoga internamente con se stesso in modo positivo sarà più efficace. Questo, in realtà, accade anche in altri contesti. Il self-talk risulterebbe utile, di conseguenza, per ridurre l’ansia e per implementare reazioni emotive positive.

Che tipo di frasi strutturare? Alcune evidenze suggeriscono di utilizzare un linguaggio in seconda persona soprattutto per frasi brevi e concise. Suggerimenti più lunghi e affermazioni più articolate dovrebbero essere pronunciate in prima persona. Il linguaggio in seconda persona verrebbe maggiormente percepito con un senso di maggiore autorità e importanza.

Il self-talk svolge, dunque, due funzioni fondamentali: quella cognitiva e quella motivazionale. Da alcune ricerche, emerge che gli atleti utilizzano maggiormente un self-talk motivazionale, soprattutto per focalizzare meglio il compito e l’obiettivo, per aumentare l’autostima, per implementare la prontezza mentale e per gestire situazioni di maggior stress, difficoltose o dolorose.

In un interessante schema si evidenzia come il self-talk cognitivo venga usato soprattutto per sviluppare nuove abilità. Quello motivazionale, invece, soprattutto, per implementare la focalizzazione.

 

La tecnica del self-talk, quì illustrata brevemente, è solo una delle tante possibili applicazioni concernenti la psicologia applicata allo sport. Ad oggi, esiste un bagaglio ricco e articolato di conoscenze e competenze in materia che diventano essenziali e strategiche nel mondo sportivo odierno e utili ad ogni età.

 

 

Riferimenti:

 Hardy, K. Gammage, C. Hall. (2001). A descriptive study of athlete Self-Talk. The Sport Psychology, 2001.

Hatzigeorgiadis, Y. Theodorakis. (2009). Mechanisms underlying the self talk – performance relationship. Psy of Sport & Exercise, 2009.

Mirco Turco. (2013). Che cos’è la psicologia dello sport. Unione Italiana Sport per Tutti, Lecce.

Mirco Turco (2016). Che cos’è il Self Talk. Unione Italiana Sport per Tutti, Lecce.

Quando hai smesso di danzare?

Quando hai smesso di danzare?

La vita quotidiana offre infinite opportunità per fermarsi! Mai come in questo periodo tale affermazione risuona in ognuno di noi e lo fa, paradossalmente, anche in modo saggio …

Nonostante tutto, non provo ansia, non ho disturbi del sonno, né sintomi fisici inspiegabili. Non avverto fatica, irritabilità, né mancanza di gioia, né tantomeno avverto disperazione. Insomma, non mi sento affatto esaurito! Poi, con alcune letture e riflessioni, ripassando anche metodi e tecniche antistress e pratiche di consapevolezza, scopro che, in fondo … non può che essere così! Ma scopriamolo insieme.

Il modello del “gorgo” di M. Asberg di Stoccolma, che ha studiato molto bene il Burnout, potrebbe spiegarci bene ciò che viviamo e rappresentare un’occasione, insieme a questa “pausa forzata”, di riorientare la nostra vita.

Partiamo dall’osservazione attenta del seguente disegno.

Il cerchio in alto rappresenta come stanno le cose quando viviamo una vita piena ed equilibrata. Quando le cose da fare aumentano, tuttavia, molti di noi tendono a lasciar cadere alcune di queste per concentrarsi su quello che considerano “importante”. I cerchi così si restringono, riducendo progressivamente la nostra vita. Se lo stress aumenta, infatti, aumentano le rinunce e i cerchi si restringono sempre di più. Le prime cose che lasciamo perdere, solitamente, sono in verità quelle che ci nutrono di più, ma che consideriamo “facoltative”. Il risultato è che ci rimangono il lavoro e altri fattori di stress. Ciò comporta uno svuotamento progressivo delle nostre risorse e la fine di ciò che ci nutre realmente.

Ma chi “finisce” più spesso verso il basso? A “scivolare” progressivamente sono paradossalmente le persone più coscienziose, nelle quali il livello di fiducia in se stesse dipende soprattutto dai risultati che hanno dal lavoro.

Il gorgo si crea, allora, man mano che il cerchio della vita si restringe, per concentrarsi solo sulla risoluzione dei problemi immediati. Si sprofonda giù, via via che si rinuncia a un numero di cose piacevoli e divertenti, a quelle cose che consideriamo cioè “facoltative”. Ciò seve per fare spazio solo a quelle “importanti” (es. il lavoro).

Qual’ è però il risultato finale? Affondiamo sempre più, proprio rinunciando a quelle cose che ci danno, invece, il principale nutrimento. Ciò ci lascia sempre più esausti, incapaci e infelici. Ci troveremo a toccare il fondo, ridotti ad un surrogato di noi stessi.

E allora, non rinunciate. Non smettete di alimentare le vostre passioni, i vostri interessi, il vostro hobby preferito o a una parte della vita sociale e relazionale. Non rinunciate a divertirvi, a fare attività fisica, a farvi una chiacchierata leggera e spensierata con qualcuno. Non procrastinate, non rinunciate … oggi, più che mai, riprendete a danzare!

La vita quotidiana offre infinite opportunità per fermarsi! Oggi, è una di queste opportunità …

 

 

Rif.to: M. Williams, D. Penman (2016). Metodo Mindfulness. Oscar Mondadori.

Un topolino con il complesso della civetta

Un topolino con il complesso della civetta.

In un esperimento condotto da alcuni psicologi, qualche anno fa, si chiese a degli studenti di fare un semplicissimo gioco con un labirinto. Bisognava tracciare una riga con una matita dal centro del labirinto fino all’uscita, senza staccare la matita dal foglio (molti di voi lo conoscono sicuramente). Si chiedeva ai partecipanti, divisi in due gruppi, di risolvere l’enigma e l’obiettivo era quello di aiutare un topolino disegnato a raggiungere sano e salvo la sua tana. C’era una variante però: un gruppo si impegnava su una versione del labirinto che aveva anche un pezzo di formaggio dall’aspetto invitante e delizioso davanti alla tana, subito dopo l’uscita dal labirinto stesso. In linguaggio tecnico questo è noto come “enigma positivo” o “orientato all’avvicinamento”. Nella versione dell’altro gruppo non c’era il formaggio, c’era invece la figura di una civetta che si librava, pronta a piombare sul topo in ogni istante e a catturarlo con gli artigli. Questo è noto come “enigma negativo” o “orientato all’evitamento”.

I due labirinti era facili da percorrere e infatti, tutti li completarono nel giro di un paio di minuto. Gli effetti successivi del gioco sugli studenti, invece, furono ben diversi. Dopo averlo completato, i ragazzi erano stati invitati a fare un altro test, in apparenza scollegato che misurava la creatività. Quelli che avevano evitato la civetta diedero risultati peggiori del 50% rispetto a quelli che avevano aiutato il topolino a trovare il formaggio!

Venne fuori che nella mente degli studenti, l’evitamento aveva spento la capacità di accedere alle diverse opzioni, aveva attivato in loro il circuito di avversione lasciandoli con un persistente sensazione di paura e aumentando in loro la vigilanza e la cautela. Quello stato mentale aveva il duplice effetto di indebolire la creatività e ridurre la flessibilità della mente stessa.

Per gli studenti che avevano aiutato il topolino a trovare il formaggio, invece, la prospettiva non avrebbe potuto essere più differente: si erano aperti a nuove esperienze, erano più giocosi e spensierati, meno cauti, ben contenti di sperimentare. L’esperienza aveva aperto loro la mente.

Questo interessantissimo esperimento si presta a diverse interpretazioni, anche in merito ai nostri giorni. Potremmo dire, in primis, che lo spirito con cui fai una cosa, spesso, ha la stessa importanza dell’azione in sé.

Se fai una cosa in modo negativo o critico, se ci rimugini sopra o ti preoccupi eccessivamente, se porti a termine un compito a denti stretti, attivi il sistema di avversione della mente … Ciò ti fa diventare un topolino con il complesso della civetta: più ansioso, meno flessibile e meno creativo. Se invece fai la cosa a cuore aperto e volentieri, attivi il sistema mentale di avvicinamento: la tua vita ha la possibilità di diventare più ricca, calda, flessibile e creativa. Non c’è niente che attivi il sistema di evitamento quanto l’impressione di essere in trappola!

Pensare con il corpo

PENSARE CON IL CORPO

 

Gli indiani Pueblo mi dissero che tutti gli americani sono pazzi. Naturalmente ne fui stupito e chiesi perché. Risposero. “ … dicono che pensano con la testa. Nessun uomo sano di mente pensa con la testa” (C.G. Jung)

 

Hai mai notato come il cattivo umore influenzi il tuo corpo? Per esempio nel modo di muoverti …

Lo psicologo J. Mickalak e i suoi colleghi dell’Università della Ruhr hanno utilizzato un sistema di registrazione ottica del movimento per vedere le differenze di andatura fra le persone depresse e quelle non depresse.

Hanno così invitato nel loro laboratorio alcuni volontari nelle due diverse condizioni e hanno chiesto loro di camminare liberamente. Mentre camminavano i loro movimenti venivano registrati da alcuni marcatori posizionati al loro corpo.

I ricercatori hanno scoperto che le persone depresse camminavano più lentamente e dondolavano meno le braccia; la parte superiore del corpo non oscillava molto durante la camminata e tendeva a oscillare più lateralmente. Hanno inoltre scoperto una posizione tendenzialmente ingobbita o pendente in avanti.

Ora prova tu. Siediti su una sedia e poni le tue spalle in avanti e la testa bassa. Fallo per qualche minuto. Poi, nota come ti senti. Se il tuo umore è peggiorato, alzati in piedi, poniti con una postura eretta e il capo dritto.

Quando ti senti depresso, allora, la prima cosa che puoi fare è cambiare postura e movimenti. Cerca di prediligere movimenti verso l’alto e metti in equilibrio il tuo corpo, con la testa, il collo e le spalle. Prova a oscillare progressivamente le braccia, sollevandole sempre più su. Se vuoi fare le cose complete, prova anche ad abbozzare un sorriso …

Questa non è sicuramente una cura, ma un buon inizio e ricordiamo che, sovente, ci capita di passare così tanto tempo nella “testa” che dimentichiamo di avere un corpo!

Psychology & Survival

La chiave per ogni situazione di sopravvivenza è l’attitudine mentale dell’individuo!

Molti manuali di sopravvivenza militare fanno riferimento alle capacità mentali dell’individuo che si trova in particolari situazioni disagiate o ambienti ostili. D’altra parte, questo spiega perché persone addestrate che non fanno leva sulle proprie attitudini mentali, hanno meno successo rispetto a individui, che pur non avendo un addestramento specifico alla sopravvivenza, mettono in campo tale fattore.

Lo chiameremo, pertanto, SSE, Survival Self-Efficacy, la convinzione di essere efficaci in un determinato ambiente sconosciuto o ostile al fine della sopravvivenza.

La psicologia della sopravvivenza cerca di evidenziare come i diversi fattori di stress in una determinata situazione ad alto rischio incidono sulle capacità mentali dell’individuo.

Analogamente, si occupa di specificare come alcune strategie mentali particolari in situazioni ostili, possono essere determinanti al fine della sopravvivenza.

Lo stress, come specificato anche in altre trattazioni, non va considerato una malattia. E’ un naturale adattamento a situazioni nuove. E’ al contempo, un’esperienza psichica, emozionale, fisiologica in risposta alle diverse tensioni della vita.

Lo stress, di fatto, per alcuni livelli, è necessario (eustress) poiché fa funzionare meglio i meccanismi mentali e comportamentali dell’individuo. Attenzione, concentrazione, orientamento, memoria, apprendimento, funzionano meglio quando sperimentiamo un livello di stress. Superata la fatidica soglia dello stress (soglia soggettiva) però, qualsiasi tipo di performance subisce un decremento e mentalmente, cominciamo a vivere sensazioni e ad avere comportamenti “alterati” che, progressivamente, possono farci sperimentare stati di panico, angoscia, …

Livelli elevati di stress, in generale, producono:

  • Difficoltà nel prendere decisioni.
  • Scoppi d’ira e maggiore irascibilità.
  • Dimenticanze e sbadataggini.
  • Livello d’energia basso e riduzione arousal.
  • Continue preoccupazioni e pensiero negativo.
  • Inclinazione a sbagliare con maggiore percentuale di errori e disattenzione.
  • Pensieri autolesionisti (es. pensare con maggiore frequenza alla morte o al suicidio).
  • Atteggiamento aggressivo con altri individui.
  • Isolarsi dagli altri e tendenze autistiche.
  • Nascondersi dalle responsabilità e assunzione di comportamento passivo.
  • ….

Si parla di tolleranza allo stress o alla frustrazione e di addestramento sotto stress. Le nostre reazioni, infatti, o i nostri meccanismi difensivi devono (dovrebbero) essere maturi e congrui anche in situazioni ostili.

I fattori di stress nella sopravvivenza.

Una reazione che ci accomuna agli altri esseri animali è quella “attacco o fuga”, ovvero, quando percepiamo un pericolo o un fattore stressante, il nostro cervello si attiva per difendersi da esso. Di conseguenza, il nostro organismo, si prepara per lottare e fuggire. Il corpo rilascia una maggiore quantità di zuccheri e grassi per garantirci una maggiore spinta energetica; il respiro aumenta per l’aumento della richiesta di ossigeno nel sangue; la tensione muscolare aumenta per entrare in azione prontamente; aumenta la coagulazione del sangue per ridurre il sanguinamento delle ferite; le pupille si dilatano e l’udito si attiva meglio; si possono avere anche fenomeni di sinestesia particolari (es. gli odori prendono forma); mentre il ritmo cardiaco e la pressione sanguigna aumentano per portare maggiore quantità di sangue ai muscoli.

In questo modo diventiamo progressivamente più consapevoli dell’ambiente circostante e quindi anche più reattivi.

Come già visto in precedenza, però, non possiamo rimanere in tale fase di allarme per troppo tempo.

In situazioni ostili, gli stress si sommano e si moltiplicano mentre, al contempo, la nostra resistenza decresce e possiamo arrivare all’esasperazione e all’esaurimento. La fase successiva è l’angoscia che mista al panico porteranno l’individuo in una situazione di imminente pericolo di vita.

Anticipare lo stress o la situazione frustrante è un ottimo metodo per imparare a gestire situazioni ad alto rischio. Sembrerà banale, ma sapere cosa ci aspetta può ridurre il vissuto dello stress. Conoscere un territorio ostile, prima di addentrarsi, quindi, informarsi strategicamente, è altamente consigliato.

 

Lesioni, malattia, morte critical
Incertezza, Mancanza di controllo critical
Ambiente critical
Fame e sete critical
Fatica critical
Isolamento critical
  • In situazioni ostili e critiche, le lesioni (personali o di persone che sono con noi), eventuali malattie e la morte, sono da considerarsi reali e anche altamente probabili. Il fatto di non pensarci non è sufficiente per evitare che ciò possa accadere.
  • Tali situazioni possono, inoltre, impedirci di procurarci cibo, acqua ed altre risorse per difenderci e sopravvivere. Allo stress, sopraggiunge la paura e lo sconforto.
  • Il territorio ostile è poco conosciuto e gli aspetti di esso appaiono imprevedibili, con poche informazioni e certezze. Ciò può determinare una perdita di controllo o la percezione che non si possa avere il controllo della situazione.
  • In generale, l’ambiente fisico (clima, terreno, varietà animali e vegetazione) è potenzialmente stressante. Volgere lo stesso a proprio favore risulta di strategica rilevanza per la sopravvivenza, anche quando dobbiamo procurarci cibo e acqua. Non avere provviste, ad esempio, o non sapere come procurarsele, è una sicura fonte di stress.
  • Un altro fattore stressante è la stanchezza che sopraggiunge non solo per esaurimento delle energie fisiche, ma anche come conseguenza dello sconforto in cui possiamo trovarci a causa delle diverse condizioni avverse.
  • In condizioni ostili di sopravvivenza dobbiamo anche affrontare un altro aspetto: la solitudine. Contare solo sulle proprie risorse è un’attitudine mentale ma è anche un tratto personologico. La sopravvivenza è più semplice, a volte, proprio perché si ha qualcuno al proprio fianco, unito nel destino e nello scopo (interdipendenza).

 I meccanismi di sopravvivenza e le reazioni naturali.

 Situazioni di rischio, pericolo e in generale condizioni ostili possono, in modo abbastanza naturale, esporci a reazioni particolari che solo se conosciute e gestite possono essere volte a nostro favore. Sapere che un fenomeno, una reazione, una qualsiasi cosa esiste, riduce la percezione dello stress, il senso di disorientamento, la frustrazione.

La paura è una naturale reazione a situazioni pericolose o rischiose per la nostra vita e/o quella degli altri. La paura è un’emozione che può durare un certo lasso di tempo, ovvero, possiamo essere in uno stato di paura anche se cessa lo stimolo pauroso. L’intensità della paura è variabile (da lieve apprensione al terrore), inoltre, può essere vissuta anche in commistione ad altre emozioni.

La paura può essere sperimentata anche in base a situazioni non reali e dunque immaginate o anticipate.

E’ positiva quando ci spinge ad essere cauti nel prendere decisioni azzardate, destinate cioè al fallimento. Provare paura, in determinate situazioni, è provvidenziale.

In altre occasioni, però, la paura può diventare invalidante e inibire ogni attività utile alla sopravvivenza. Per tali ragioni, occorre esplorare e conoscere le nostre paure e implementare progressivamente il senso di fiducia e di fronteggiamento. Tale processo è però graduale e richiede tempo e azioni sistematiche.

In situazioni ostili è naturale anche provare un certo stato di ansia. L’ansia è uno stato di agitazione psicomotoria che se ben canalizzata, ci spinge a raggiungere il nostro obiettivo ma se gestita male può complicare la sopravvivenza. L’ansia deriva, pertanto, soprattutto da un’anticipazione mentale delle conseguenze di alcune azioni e situazioni. Pensare ripetutamente alle lesioni che possiamo procurarci prima di fare una determinata azione, determina una reazione d’ansia che può inficiare sulla nostra performance.

L’allenamento e l’addestramento strutturato, anche nell’esecuzione di alcuni compiti e operazioni riduce, in modo sistematico, l’ansia.

Quando, invece, sperimentiamo una situazione di ansia persistente, cominciamo parallelamente a sperimentare confusione, senso di svuotamento mentale, difficoltà di pensiero e ragionamento.

Rabbia e frustrazione possono, invece, sopraggiungere quando non raggiungiamo in un certo lasso di tempo l’obiettivo prefissato. La differenza e la distonia tra quello che voglio e quello che sto ottenendo può determinare la frustrazione e di conseguenza, un meccanismo vorticoso di pensiero negativo di non farcela.

Livelli elevati di frustrazione possono, inoltre, attivare la rabbia che complica ancor di più la nostra situazione di sopravvivenza.

Subire danni all’attrezzatura, vivere un clima sfavorevole, muoversi in un terreno inospitale, essere in una zona con numerosi nemici o predatori, sono tutti elementi che possono aumentare la frustrazione vissuta.

Tali condizioni sfavorevoli, specie se la persona non è sufficientemente addestrata e non utilizza bene il classico fattore mentale, spingono verso comportamenti irrazionali e impulsivi, decisioni errate e incontrollate. La frustrazione e la rabbia, infine, consumano le nostre energie che, invece, dovrebbero essere impiegate diversamente e produttivamente.

Occorre considerare le reazioni alla frustrazione e distinguere, di conseguenza, quelle adeguate da quelle inadeguate in situazioni di sopravvivenza in territorio ostile.Certificare il Fattore Umano Mirco Turco

  • Reazioni adeguate: intensificazione dello sforzo, riorganizzazione dei dati; sostituzione dei fini.
  • Reazioni inadeguate: rabbia, chiusura autistica, regressione.

Una situazione protratta di frustrazione potrebbe farci sperimentare uno stato depressivo. Finché conserviamo una certa dose di aggressività costruttiva (voglia e desiderio di sopravvivere) siamo immuni dalla depressione. Quando però sopraggiunge la sconfitta, in primis mentale, possiamo cadere in un profondo stato depressivo.

La persona comincia a mutare tipologia e contenuto di dialogo interno (parlare con se stessi). Sopraggiungono frasi del tipo “non posso fare nulla … ormai è finita …”. La speranza cede e con essa intervengono profonda tristezza e senso di sfinimento.

In condizioni depressive è molto difficile ritrovare una motivazione per continuare ad andare avanti e non abbandonare la speranza di sopravvivere.

Proprio in tali momenti occorre riagganciarci ad una qualsiasi ancora emotiva, spinta motivazionale, che non ci lasci sprofondare nella depressione.

 In situazioni rischiose e in zone ostili la probabilità di rimanere soli è alta. Fare i conti con la solitudine è obbligatorio, soprattutto perché per l’essere umano è difficile pensare a situazioni di solitudine assoluta protratta, anche in virtù della natura apparentemente sociale dell’essere umano.

In situazioni di solitudine occorre considerare che possono emergere anche aspetti positivi del nostro carattere, anche risolutivi. La solitudine non è quindi da considerare necessariamente fattore con accezione negativa.

Se però la persona si lascia sopraffare dal vuoto della solitudine e da un senso di scarsa autoefficacia, la performance viene inficiata e si ha un progressivo aggravamento dello stato emotivo e cognitivo del soggetto stesso.

In fase di addestramento va considerato che non tutti possiedono in modo innato tale abilità di “camminare da soli”.

 

 

Tratta da: Mirco Turco (2014). PSSS, Psychology, Security, Self Defense, Survival. Gruppo Ed. L’Espresso.

Emotion & Antistress

EMOTION & ANTISTRESS

 

Le emozioni sono una componente fondamentale nella nostra vita e non solo. In realtà, noi decidiamo anche tramite l’emozione, poiché non esiste nessun processo decisionale razionale che non venga “processato” anche dal nostro emisfero emotivo. Ragione ed emozione sono fisiologicamente connesse.

L’emozione è una reazione affettiva intensa determinata da uno stimolo. La sua comparsa comporta una modificazione a livello somatico, vegetativo e psichico.

L’emozione ha in sé, quindi, un evento attivante, nonché una valutazione cognitiva e un’attivazione fisiologica. Abbiamo, inoltre, un’espressione emotiva, che ad esempio si delinea dal linguaggio del corpo o meglio dalle espressioni del viso e quindi una specifica azione consequenziale.

È importante non reprimere le emozioni, sin da piccoli. Concentrarsi su di esse, farle defluire, aumenta la consapevolezza e anche l’eventuale controllo e gestione.

Me-Te-Ora-Senza-Fine
Me te ora senza fine

La linea segreta di ogni psicologia è la disperata attenzione a cogliere i significati che non si vedono nelle realtà umane, a intravedere le lacrime che a volte riempiono di sé un sorriso ma che danno al sorriso la sua profondità e il suo timbro più autentico e anche doloroso … quel sorriso che aggiunge un filo alla tela della vita.

Le emozioni si distinguono essenzialmente in emozioni innate, riscontrabili in qualsiasi popolazione e per questo definite anche universali ed emozioni secondarie, che mutano e si differenziano anche a seconda dei fattori sociali.

Sono emozioni universali: Rabbia, Paura, Tristezza, Gioia, Sorpresa, Disprezzo, Disgusto.

Sono emozioni secondarie, ad esempio: allegria, vergogna, ansia, rassegnazione, gelosia, speranza, perdono, offesa, nostalgia, rimorso, delusione.

  • Prova a pensare a quale emozione provi e vivi durante le giornate.

Scegli un’emozione che ti sta facendo male.

Qual è l’evento scatenante?

Cosa ti comporta fisicamente e fisiologicamente?

Come controlli o gestisci l’emozione?

Quanto dura l’emozione?

A cosa servono le emozioni?

 

  • Permettono di ripensare, rivalutare, sistemare oggi, esperienze del passato.
  • Suggeriscono cosa fare in tempo reale, nell’immediato.
  • Segnalano la presenza di pericoli e ci attivano prontamente.
  • Orientano le nostre decisioni, i nostri comportamenti.
  • Contribuiscono a instaurare e gestire legami affettivi.
  • Costituiscono una forma di adattamento alla vita.
  • Ci aiutano a crescere.

 

PROVATE: Il colore delle emozioni.

lavaggio-dei-pensieri
lavaggio dell’anima
  • Procurati una tela e dei colori (anche acrilici).

Disponi in evidenza i vari colori, senza un ordine specifico, meglio se li mischi. Istintivamente scegli il primo colore e depositalo sulla tela. Prendi un pennello, una spatola o un qualsiasi oggetto. Va bene anche utilizzare le mani! Spalma liberamente il colore e poi, progressivamente, scegline altri e utilizzali nello stesso modo. Non badare alle forme, agisci istintivamente. Lavora in questo modo per almeno 10 minuti. Concentrati sul colore, senza darne razionalmente forma. “Se la forma scompare la sua radice è eterna”!

Lo scopo non è diventare un famoso artista, ma lasciare sfogo alle emozioni, permettere alle emozioni di defluire naturalmente, far emergere la creatività poiché essa è una forma compensatoria di un disagio psichico.

Ogni colore ha un suo rilevante significato, ma lascia che sia il tuo inconscio a scegliere e decidere.

Questo approccio artistico lo definisco “Time Action Painting” e rappresenta una forma utilissima di pratica antistress ed è uno strumento regolatore delle emozioni.

 

Colore Sensazione positiva Sensazione negativa
Rosso Passione, energia, amore, forza, azione Sangue, guerra, pericolo, aggressività
Verde Natura, fertilità, tenacia, prontezza Inesperienza, invidia
Giallo Ottimismo, disponibilità, altruismo Malattia, azzardo, vigliaccheria
Blu Stabilità, calma, armonia, fedeltà Depressione, conservatorismo
Bianco Purezza, pace, innocenza Freddo, sterile
Grigio Intelligenza, dignità, maturità Ombra, noia, depressione
Nero Formalità, potenza, profondità Cattiveria, timore, anonimato, morte

 

Un’altra importante classificazione è tra colori caldi e colori freddi.

Colori caldi: rosso, giallo, arancione. Suscitano eccitazione, serenità, gioia di vivere, impulsività.

Colori freddi: verde, blu, violetto. Suscitano passività, calma, inerzia, tristezza, malinconia e inducono alla riflessione.

  • Dopo aver dipinto la vostra tela delle emozioni, potete anche dare un’interpretazione in base alla tabella e rendervi conto di quanta utilità ha avuto tale esercizio sulle vostre emozioni.

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TRATTO DA:

MIRCO TURCO (2017). UNIQUE ANTISTRESS EXPERIENCE, IL METODO INTERNAZIONALE PER LIBERARSI DALLO STRESS E VIVERE SERENI. PRIMICERI EDITORE, PADOVA.

 

6 mosse per smontare lo STRESS

6 MOSSE per smontare lo STRESS.

 

Una volta, durante una lezione di inglese ho fatto una lettura molto interessante. Qualcuno sosteneva che nella parola stress vi è la formula per gestirlo e affrontarlo strategicamente. Analizzando lettera, per lettera, infatti, avrete un vero e proprio programma per il vostro benessere. Ovviamente, anche in questo caso, oltre che arricchire il vostro bagaglio cognitivo, vi consiglio di applicare il metodo.

  • SCHEDULING: significa che il vostro comportamento deve essere orientato, verso una meta, un obiettivo, verso una direzione precisa. È come dire che occorre un programma o una programmazione del successo. Attenzione, anche i nostri fallimenti richiedono impegno!
  • TREAT YOUR BODY WELL: il corpo è molto importante, al pari della mente. Siamo anche e soprattutto fisico e corporeità. Non è un caso che quando entrate in un ambiente, entreranno prima i vostri ormoni! Occorre trattare bene il nostro corpo, non soltanto con l’attività fisica ma anche con l’alimentazione equilibrata e piani alimentari che ci rispettino. Significa anche dedicarsi, saltuariamente, all’armonia corporea anche con i massaggi e le arti orientali, così come la meditazione e lo yoga. Direi che occorre anche saper pensare con il corpo, perché quando esploriamo percettivamente le zone più profonde del nostro corpo esploriamo al tempo stesso le zone più profonde di noi stessi. Non basta allora la conoscenza cognitiva del corpo ma occorre un radicamento propriocettivo, ovvero una vera raccolta delle nostre sensazioni interne.
  • RELAX: significa dedicarsi ogni giorno, se pur per qualche minuto, ad attività che abbassino la nostra tensione quotidiana. Relax significa ugualmente praticare con costanza attività che fanno parte della nostra vita, senza necessariamente iscriversi ad un corso in una palestra dell’ultimo grido. Relax è anche passeggiare in mezzo alla natura e prestare attenzione consapevole agli odori, profumi, suoni, percezioni e sensazioni che investono il nostro corpo e la nostra mente. Relax può, al tempo stesso, significare molto altro: suonare uno strumento musicale, dipingere, disegnare, … Relax nel lavoro, nei rapporti interpersonali e in quelli privati, sapersi allontanare strategicamente da luoghi, situazioni e persone “nocive” che si nutrono della nostra energia. Relax è una scelta di coraggio.
  • EXPECTATIONS: smettetela di pretendere troppo da voi stessi e dagli altri. Il perfezionismo crea persone infelici. Accettate le sfumature, i colori indefiniti, le incertezze, i dubbi, le mille risonanze di voi stessi e degli altri. Evitate di aspettarvi troppo, investendo eccessivamente speranze, illusioni, aspirazioni inutili o improbabili.
  • SLEEP: il sonno è fondamentale per la nostra sopravvivenza. Il sonno ristora e riequilibra il nostro organismo ed è un indicatore importante per la nostra salute mentale. Diffidate da coloro che dicono di riposare bene e di rendere meglio se dormono 2,3 ore al giorno. È un’affermazione non suffragata dalla scienza che al contrario ci dice che occorre riposare bene per almeno 7,8 ore. Preservate la qualità del sonno, anche perché, contrariamente a quanto si afferma, il sonno perso non si recupera! La deprivazione del sonno causa disturbi comportamentali e può determinare anche la morte. Il sonno e il sogno sono elementi imprescindibili per una vita serena e sana. È stato dimostrato, inoltre, che la carenza di sonno altera il metabolismo degli zuccheri e stimolo la produzione di cortisolo, l’ormone dello stress. Si determina anche un rallentamento del metabolismo basale e una riduzione della massa magra, facilitando il sovrappeso. Dormire solo 4,5 ore a notte aumenta la probabilità di sviluppare, nel tempo, il diabete di tipo 2.
  • SMILE: sorridete, fatelo spesso, sempre. Sorridere è un toccasana per il corpo e la mente. Sorridere crea una tempesta neurochimica e inoltre, contagia gli altri e influenza l’ambiente in cui viviamo o lavoriamo. Chi sorride irradia una forza ed una energia differente dalle persone cupe. Siate maggiormente ironici, anzi, umoristici. Per corrugare la fronte si mettono in movimento ben sessantacinque muscoli. Per sorridere solo diciannove. Quindi, fatelo, almeno per economia muscolare! Una persona che sa ridere di un problema, può anche affrontarlo e superarlo. Sembra quasi strano che oggi vi siano anche corsi di yoga della risata e che si facciano anche nelle aziende. Sorridere è un bisogno, una necessità ma rischiamo, sovente, di scordare questa arma strategica per la nostra salute e per l’armonia del nostro ambiente.

Questo è un classico esempio di combinazione tra un approccio MIND ed ACTION che vi porterà un cambiamento non solo cognitivo ma anche emotivo e motivazionale. Provate ad applicare questo metodo e perseverate per almeno 21 giorni. Otterrete grossi vantaggi e benefici.

 

TRATTO DA:

MIRCO TURCO (2017). UNIQUE ANTISTRESS EXPERIENCE, IL METODO INTERNAZIONALE PER LIBERARSI DALLO STRESS E VIVERE SERENI. PRIMICERI EDITORE, PADOVA.

Conoscere e gestire lo STRESS. Consigli per Genitori e Bambini

Lo stress non è una malattia, ma una condizione necessaria nella vita ed è una forma di adattamento. Ogni volta che dobbiamo “affrontare” qualcosa di nuovo, proviamo stress. Lo stress potrebbe addirittura essere considerato “vitale” e serve per far crescere l’individuo. In fase di crescita e sviluppo è molto importante sperimentare situazioni di stress ed è sconsigliato al genitore, fare “piazza pulita”, eleminare gli ostacoli, “spalare la neve” …

L’aragosta, ad esempio, cresce grazie alle sfide dell’oceano. Esce dal suo guscio, infatti, affronta i predatori e le varie difficoltà e solo dopo edifica il suo guscio protettivo. Per crescere, nuovamente dovrà uscire dal suo guscio e affrontare i vari stress. Successivamente edificherà il nuovo guscio e così via, pian, piano …

Le cose cambiano, ovviamente, se siamo eccessivamente esposti ad uno stimolo stressante, ad una situazione pesante, ad una realtà opprimente. Lo stress, di fatto, non è questione di peso, ma di tempo. Per quanto tempo dobbiamo tollerare il peso? Quanto durerà la situazione stressante?

Occorre considerare che lo stress ha le sue fasi e in generale, ne possiamo distinguere essenzialmente 3:

  1. Una fase di allarme, in cui l’organismo attiva le sue risorse.
  2. Una fase di spinta, in cui l’organismo si mobilita.
  3. Una fase di esaurimento, in cui l’organismo abbassa le sue difese.

Conoscere lo stress significa anche e soprattutto sapere come “agisce” su di noi, sui nostri bambini, sugli altri e il mondo circostante. La domanda fondamentale, oggi, è: come ci comportiamo sotto stress?

Le situazioni di stress implicano un sovraccarico di conflittualità e tale sovraccarico determina una serie di emozioni nell’uomo. Sarà più probabile, ad esempio, vivere ansia, rabbia, tristezza, dolore, colpa, imbarazzo, noia. Si aggiungono i sentimenti di insufficienza, inferiorità, insicurezza con un incremento della dipendenza verso gli altri. Aumentano, inoltre, fastidio, frustrazione e malessere in generale.

Le situazioni di stress aumentano l’aggressività, ovvero l’esigenza di atteggiamenti e comportamenti distruttivi e punitivi. Aumenta, in generale, anche l’esigenza di movimento corporeo e di irrequietezza.

Aumenta in modo sensibile anche il bisogno di congruenza e la necessità di evitare ulteriori conflitti, così come l’intolleranza verso tutto ciò che è ambiguo, irregolare, indeterminato, complicato. La persona comincia ad avere maggiori esigenze di ordine, coerenza, chiarezza, regolarità.

Lo stress causa l’intolleranza all’incongruità e con essa si registra un innalzamento delle attribuzioni di causalità, con la tendenza a dare e accettare spiegazioni.

Sotto stress si registra un’inibizione degli aspetti creativi e immaginativi e gli stati emotivi negativi e di sofferenza che ne derivano causano comportamenti stereotipati.

Lo stress determina anche reazioni difensive poco adeguate, come ad esempio la regressione. Inoltre, la persona tende maggiormente a lamentarsi del proprio stato di salute con chiare manifestazione: palpitazioni, tachicardia, nausee, difficoltà di respiro, sudore freddo, malessere diffuso …

Nel bambino, possiamo evidenziare alcuni segnali specifici di stress, sebbene occorra sempre considerare la quantità dei sintomi e la durata:

  • Fisici: mal di testa, dolore allo stomaco, battito cardiaco accelerato, senso di stanchezza.
  • Cognitivi: difficoltà di concentrazione, preoccupazioni eccessive, pensieri irrazionali.
  • Emotivi: ansia, nervosismo al mattino, sbalzi di umore, demotivazione, scoppi di rabbia.
  • Comportamentali: minore livello di attività, difficoltà di addormentamento, comportamenti fobici o aggressivi, bulimia, scoppi di pianto.
  • Relazionali: senso di esclusione, ritiro sociale, difficoltà con compagni, insegnanti e istruttori, litigiosità familiare.

 

Cosa fare per ridurre lo stress?

  1. Impegniamoci e impegniamo i bambini in attività (commitment) bandendo ogni tipo di alienazione. Fate un programma dettagliato, cercando ovviamente, di rispettare i vari punti senza procrastinare troppo. In fondo, il lavoro può continuare, così come lo studio programmato, i compiti e gli esercizi, così come cucinare, fare bricolage in casa, dedicarsi al giardinaggio, dedicarsi al proprio sport, …
  2. Esercitate un controllo su ciò che fate, sentendovi responsabili e i principali artefici, combattendo così il senso di impotenza. Fate le cose con volontà, impegno, determinazione e costanza e non “tanto per …”. Fate comprendere ai vostri bambini il perché delle cose e non solo l’obbligo, l’imposizione, la regola.
  3. Orientatevi alla sfida, contrapponendovi alla minaccia, ponendovi degli obiettivi, se pur piccoli o simbolici. Fate in egual modo con i bambini: ponete una ricompensa, un premio, un vantaggio a breve termine.
  4. Humor: non andate sempre alla ricerca di informazioni e notizie che “confermano” il periodo di stress che state vivendo insieme ai vostri bambini. Distraetevi, “staccate la spina” magari guardando un film divertente o facendo qualcosa che vi fa sorridere o ridere. Evitate il sovraccarico di informazioni. Potete decidere deliberatamente di non guardare, ad esempio, il telegiornale 1, 2 volte a settimana!
  5. Ottimismo: sebbene possa essere considerato una caratteristica personologica, guardate diversamente il mondo, il periodo, ciò che accade, sentendo pienamente e immaginando che le cose procederanno progressivamente meglio, bene. Fatelo con slancio, ma esercitatevi. Potete “rendere” i vostri bambini più ottimisti. Fateli raccontare storie a lieto fine, fate loro scrivere un bel racconto, una filastrocca, una poesia che allontani timori ed ansie. Potete procedere anche con un disegno libero o guidato, … Ricordiamo anche che l’ottimismo incide positivamente sull’autostima. Attraverso l’ottimismo le situazioni appaiono più controllabili e anche quando si vive un periodo “pesante”, si trasforma la rappresentazione che abbiamo di una situazione irrisolvibile, attenuando il senso di impotenza che possiamo provare.

Dicono di noi Unique Antistress Quality

ESERCIZIO PRATICO PER I BAMBINI E NON SOLO …

Ricordiamoci che il Gioco è una cosa Seria!

Una persona calma respira in modo calmo! Non è una banalità, ma lo stress si riduce anche attraverso delle “buone pratiche”. Rallentare il ritmo respiratorio è la prima cosa da fare, ma occorre esercizio!

“Immagina di essere un super artista di un famosissimo circo. Sei vestito con dei colori sgargianti e appena entri in scena scoppia un super applauso fragoroso.

Allarga le braccia perché stai per effettuare una camminata su una fune sospesa sopra la testa degli spettatori. (Potete, ad esempio, disporre a terra una corda, una fune, una striscia lunga qualche metro)

Comincia a rallentare il respiro. Inspira ed espira con calma, approfondendo progressivamente la respirazione.

Poni un piede dopo l’altro, con calma, piano, piano … porta in avanti il piede appoggiando delicatamente il tallone, poi la pianta, poi la punta. Continua a respirare lentamente e profondamente.

Senti il peso che si sposta progressivamente verso il piede che si trova in avanti. Fai un bel respiro, più lento e profondo.

Procedi con l’altro piede.

Ruota il busto verso la tua destra e saluta il pubblico che ti guarda. Ruota verso la parte opposta e fai lo stesso.

Senti le sensazioni che provengono dai fianchi mentre ti muovi. Concentrati sull’equilibrio e sul tuo respiro calmo e profondo.

Procedi con calma e armonia …

Sei quasi alla fine del percorso e ti accorgi che il tuo respiro è calmo e profondo, il corpo perfettamente in equilibrio. Sei attento e concentrato.

Sei alla fine. Fai un bel respiro ed esci con un bel saltello, piegando le ginocchia per atterrare con morbidezza sulla pedana.

Fai un inchino di ringraziamento e goditi gli applausi del pubblico …”

(usate l’immaginazione per modificare ed arricchire l’esercizio)

Antistress

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