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Antistress

Sulla Libertà …

Sulla Libertà …

Antistress

In questi giorni particolari, che spero costituiscano memoria per tutti, mi sono fermato, spesso, sulla nostra tanto amata libertà e sul senso –eventuale – di essa.

Ho sempre pensato, indipendentemente dalla mia professione, che parlare di libertà fosse cosa assai difficile e che, di primo impatto, ogni volta che ne discutiamo, alimentiamo solo una mera illusione, indipendentemente dagli illustri inganni di parole.

Sicuramente, la libertà non consiste solo nel non avere un padrone, ma decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costruzioni, ricorrendo alla nostra cara volontà, mediante una scelta.

Al contempo, però, mi balza il pensiero kantiano che la libertà è sempre e comunque condizionata: dal mondo reale, dalle leggi, dalle varie situazioni. E basterebbe riflettere superficialmente sulla situazione odierna … Ma non solo.

La libertà si ha senza che un sistema ci inghiotta (I. Berlin), cosa utopica direi e sarebbe quindi quanto mai opportuno parlare solo di percezione di libertà.

Kierkegaard affermava che la libertà non può non risentire della finezza della nostra esistenza che rende contraddittoria e drammatica ogni nostra scelta individuale, mentre K. Jaspers sosteneva  che ognuno di noi è, solo quando sceglie. Appunto, quale scelta? Poiché anche il non scegliere, a volte, diventa una scelta.

Psicologicamente, ritengo che il focus centrale e risonante sia non solo la nostra percezione della libertà, ma anche il nostro vissuto. Infatti, è ognuno di noi a crearsi  la sua prigione. Parallelamente, potrebbe evadere da essa.

Se da un lato, libertà significa anche capacità di determinarsi secondo un’autonoma scelta, è mio parere che non si tratta mai di libertà in senso assoluto, ma comunque e nuovamente di libertà condizionata da limiti esterni, ambientali e da limiti interni, ovvero pulsionali. La libertà appare dunque più una vera conquista che un mero dato.

Se non siete liberi interiormente, che altra libertà sperate di ottenere, diceva A. Graf, mentre M.L. King affermava  che la mia libertà finisce dove comincia la vostra!

Certo è che, in certe situazioni, vogliamo, ma non possiamo essere liberi. Proprio come oggi. Ma solo come oggi? O in fondo, è stato sempre così? Un uomo è libero nel momento in cui desidera esserlo,  diceva Voltaire.

Forse, in fondo, è sempre e comunque questione di consapevolezza. La libertà deriva, infatti, dalla consapevolezza e la consapevolezza dalla conoscenza. E quindi? Quanto conosciamo del mondo esterno, oltre che di quello interno? Oltre i paradossi della conoscenza, della stessa informazione e quindi della disinformazione, E. Fromm affermava che, di fatto, la libertà non la vogliamo. Perché la libertà ci obbliga a prendere decisioni e le decisioni comportano rischi.

Oggi, più che mai, occorre chiedersi quali possano essere questi rischi o se l’unico rischio è proprio quello della libertà!

Non posso, poi, non citare  S. Freud che, al solito, potrebbe avere una certa sensata ragione: la libertà non è un beneficio della cultura: era più grande prima di qualsiasi cultura, e ha subito restrizioni con l’evolversi della civiltà.

Ogni discorso sulla libertà è allora promosso dall’ignoranza delle cause che determinano il comportamento. E allora, forse, non ci rimane altro che essere liberi nell’anima …

Droni e Scena del Crimine

DRONI E SCENA DEL CRIMINE

Introduzione.

 

L’utilizzo e l’impiego del drone in ambito forense e più nello specifico nel settore criminologico è quanto mai attuale.

I modelli e le applicazioni di tali piccole macchine volanti sono davvero fenomenali e, negli ultimi tempi, si stanno moltiplicano esponenzialmente. Ciò sta creando, indubbiamente, un vorticoso susseguirsi tra tecnologi innovatori e garanti o “giustizieri” della privacy. In tale prospettiva, non dimentichiamo neanche tutti coloro che, probabilmente frustrati nel gioco in età precoce, presumono di acquistare e utilizzare tali giocattolini per finalità banali o poco nobili, incorrendo in realtà, in abusi e violazioni di legge.

Insomma, il famoso drone o meglio APR, sistemi di aeromobili a pilotaggio remoto, sta creando nuovi scenari e impensabili dinamiche.

Sorvolando sugli aspetti squisitamente normativi, tra l’altro, in piena evoluzione e su quelli meramente tecnici, il drone può, di fatto, essere pragmaticamente impiegato per differenti finalità in ambito criminologico e soprattutto in fase di investigazione sulla scena del crimine:

  • rilevare e fotografare la scena del crimine secondo una prospettiva privilegiata, ovvero, dall’alto;
  • evitare contaminazione e inquinamento della crime scene;
  • raggiungere alcune zone ritenute inaccessibili o comunque impervie;
  • proteggere e sorvegliare la crime scene.

Per comprendere meglio come l’impiego professionale di droni può contribuire alle scienze forensi, andiamo per gradi, ripercorrendo proprio cos’è una scena del crimine, cosa sono i rilievi e gli accertamenti, come si può condurre una modalità di ricerca e cos’è il repertamento delle tracce.

 

La scena del crimine.

Un crimine può celare innumerevoli dubbi, problematiche da risolvere e quesiti a cui dare almeno una risposta. Questo, non solo sul versante investigativo o forense, ma anche per amore verso la verità!

Di notevole rilevanza è il luogo in cui un crimine viene commesso, o spazio in cui “comincia” l’azione criminale. Si parla, a tal proposito, di crime scene o scena del crimine.

La scena del crimine può essere considerata uno spazio preciso, contenitore della maggior parte delle informazioni e dei dettagli necessari all’investigazione. Una scena del crimine è un luogo in cui è avvenuto almeno un fatto criminoso e dove in spazi e tempi specifici e definiti, più attori si trovano coinvolti in determinate dinamiche mosse da almeno una motivazione. Essa comprende l’area nella quale possono essere recuperate alcune prove da parte della polizia scientifica e dagli scienziati forensi (Turco et al. 2016).

Partendo da tale definizione, una crime scene può essere, di fatto, un qualsiasi posto, sia al chiuso che all’aperto. Le scene del crimine all’aperto (esterne) sono quelle più problematiche da analizzare e gestire, poiché potenzialmente contaminate dagli agenti naturali come pioggia, vento o calore, così come all’attività degli animali. Inoltre, sovente, una scena del crimine all’aperto potrebbe presentare degli ostacoli (naturali o artificiali) per essere raggiunta, analizzata e studiata.

Ogni scena del crimine ha, comunque, un carattere di unicità, pur risultando opportuna una distinzione tra scena del crimine primaria e secondaria.

La scena del crimine primaria è quella relativa al luogo o ai luoghi in cui ha avuto origine l’attività criminale. La scena secondaria è, invece, semplicemente collegata in qualche modo al crimine o agli atti criminosi compiuti.

Continuando nelle definizioni e precisazioni, esistono, inoltre, anche le zone di interesse investigativo, ossia quelle aree in cui l’autore del reato è sicuramente transitato e dove quindi potrebbe aver lasciato delle tracce.

Rilievi e accertamenti sulla crime scene.

L’importanza e il ruolo che nell’ambito del processo penale italiano assumono le indagini tecniche, si evincono dalla lettura degli artt. 348, 349 e 354. Tali norme disciplinano l’attività che deve essere svolta per garantire l’assicurazione delle fonti di prova, per effettuare l’identificazione delle persone e per eseguire gli accertamenti urgenti e i rilievi sullo stato dei luoghi e delle cose. Pertanto, un qualsiasi rilevamento sulla scena del crimine necessita, obbligatoriamente, di alcune precise fasi:

  1. La delimitazione: l’area viene generalmente delimitata con un nastro segnaletico posto lungo i confini del perimetro, per limitare l’accesso ai soli addetti sul luogo del crimine e al fine di preservare le prove del crimine o delitto. In tale fase, risulta evidente anche l’eventuale impiego pratico di un drone.
  2. La preparazione: vengono scattate alcune foto di quanto trovato, prima che avvenga la vera e propria analisi. Generalmente, dei marcatori numerati vengono posizionati vicino ad ogni prova per permettere l’organizzazione degli indizi. Fare uno schizzo della scena del crimine è anche una forma di documentazione. Gli investigatori accerteranno la posizione delle prove e di tutti gli altri oggetti nella stanza. L’utilizzo del drone, proprio in tale fase, faciliterebbe molto l’analisi e la raccolta di dati e informazioni prodromiche per il resto delle attività.
  3. La raccolta delle prove: le prove vengono raccolte con l’analisi degli elementi rinvenuti sul posto e con l’interrogatorio delle persone. Le prove possono essere degli oggetti e delle tracce lasciate dal colpevole e/o complici. Tutte le prove forensi vengono imbustate separatamente per evitare ogni tipo di contaminazione.

La polizia scientifica usa diversi strumenti e tecniche: si raccolgono le impronte digitali per mezzo della polvere magnetica, vengono raccolti DNA, altri fluidi corporei e capelli per analizzarli scientificamente in laboratorio; le impronte di scarpe e di pneumatici possono essere raccolte con il cemento dentale; le apparecchiature elettroniche vengono sequestrate per essere esaminate da un tecnico esperto. Anche i documenti presenti vengono raccolti per essere esaminati. Munizioni e armi vengono raccolte per fare confronti con le ferite e per gli opportuni esami balistici. Vengono scattate foto delle ferite da corpo contundente per fare confronti con eventuali armi usate. Ogni altro indizio viene sempre raccolto poiché potrebbe costituire un utile indizio o una prova al fine di ricostruire la scena del crimine.

Il drone potrebbe essere una costante in tali attività investigative e risulta strategico in fase di ricostruzione della scena del crimine e nello specifico, durante la fase del rilevamento.

La ricostruzione della scena del crimine può essere definita come l’uso di metodi scientifici per ottenere una conoscenza degli eventi che hanno portato ad un certo tipo di crimine. Le indagini tecniche prevedono, pertanto, due fasi distinte: la fase del rilevamento e quella dell’accertamento.

La fase del rilevamento è quella in cui sostanzialmente si effettua la “ricerca degli indizi”, quella cioè in cui gli operatori di polizia scientifica si “limitano” all’acquisizione dei dati e degli elementi materiali, senza alcuna elaborazione o valutazione critica degli stessi. Attraverso la fase dell’accertamento, invece, successiva ed eventuale, gli indizi si trasformano in prove mediante procedimenti analitici e metodiche di laboratorio.

Da quanto appena accennato si evince come quasi tutta l’attività dell’operatore di polizia scientifica trovi un momento centrale nell’attività svolta sulla scena del crimine e come quest’ultima ruoti attorno all’indizio. L’utilizzo intelligente e professionale di un drone ne migliora sicuramente l’efficacia.

È opportuno sottolineare che sulla scena del crimine, gli indizi, spesso numerosi, si presentano come collegati in una fitta rete di relazioni funzionali e di significati, spesso all’apparenza anche disomogenei. La loro natura non appare sempre immediatamente evidente e la loro presenza acquista un senso solo se inserita e interpretata in un giusto contesto.

Anche l’assenza di un oggetto, che ci saremmo aspettati di trovare sulla scena, è in grado di assumere un notevole valore investigativo. È importante, quindi, elaborare sempre una visione di insieme, chiara, pragmatica e comprovata scientificamente. Non dimentichiamo, infatti, che è proprio la relazione tra i vari indizi e prove a creare quel tessuto, a volte sottile ma spesso più resistente, in grado di collegare vittima, traccia e autore all’interno di una scena del crimine.

Modalità di ricerca sulla crime scene.

Gli indizi sono solitamente classificati in determinabili e indeterminabili. Per indizi determinabili vengono intesi quelli che, per la loro evidente natura fisica e struttura, possono essere identificati grazie a un “semplice”, per quanto sempre attento esame a “occhio nudo”, o con l’ausilio di lenti d’ingrandimento. Essi, in genere, esprimono una relazione con l’oggetto o la persona che li hanno prodotti e il loro rilevamento permette di determinarne immediatamente la natura (si pensi alle impronte digitali, ai bossoli, alle scritture, …).

Gli indizi cosiddetti indeterminabili, invece, sono quelli la cui natura o struttura può essere rivelata solo da analisi complete di laboratorio (si pensi a materiale sconosciuto, a sostanze depositate sul fondo di bicchieri o a macchie di sostanze organiche o inorganiche).

La scena di un crimine deve essere evacuata, protetta e controllata fin dai primi istanti. Proprio per tal motivo, la pattuglia mandata sul luogo dovrà aver premura di non toccare nulla e dovrà, al contempo, evacuare i luoghi, impedendone l’accesso a chiunque si trovi in zona.

Le forze di polizia intervenute dovranno, quindi, delimitare la zona: la prima recinzione dovrà essere la più ampia possibile, lasciando un’unica via d’accesso alla scena del crimine; la seconda recinzione costituirà il cosiddetto “epicentro del crimine”, nella quale potranno accedere solo gli operatori della scientifica e il magistrato, sempre con opportune precauzioni e indossando specifiche dotazioni. Anche in tali fasi, l’utilizzo di un drone risulta strategico e rilevante al fine di preservare la scena del crimine e attuare una vera e propria vigilanza.

Le modalità di ricerca sulla scena del crimine possono essere diverse. Possiamo avere, pertanto:

  • una ricerca a spirale o verso l’interno, in cui l’operatore inizia il perimetro della scena e lavora verso il centro;
  • una ricerca a spirale o verso l’esterno. Quì l’operatore inizia al centro della scena, o dal corpo, e ruota seguendo l’aspirale verso l’esterno della stanza o della scena del crimine delineata. Lo Spiral Method, o metodo a spirale, viene utilizzato preferibilmente per la ricerca delle tracce negli spazi privi di barriere fisiche e viene solitamente utilizzato quando vi è un solo operatore che analizza la scena del crimine;
  • una ricerca in parallelo in cui tutti i membri del team formano una linea partendo da un lato della stanza o della zona delineata e comminano in linea retta, alla stessa velocità, proseguendo verso l’estremità opposta;
  • una ricerca a griglia: si tratta di due ricerche parallele, eseguite una dopo l’altra che sembrano dividere la zona in una griglia virtuale. Gli Strip e i Rid Methods (metodi a bande o griglie) sono molto usati anche per la ricerca in vasti spazi, o in zone esterne;
  • una ricerca a zona: il cosiddetto Zone Method, o metodo a zone prevede che l’area sia suddivisa in quadranti o settori numerati per facilitare l’individuazione della provenienza dei reperti, ognuna di queste zone è presidiata da un operatore. Questo metodo è particolarmente indicato per la ricerca all’interno di garage, interni, palazzi ecc..

Risulta intuibile che l’impiego di droni nella fase di ricerca, indipendentemente dal metodo, può facilitare sicuramente qualsiasi operatore, sia che esso operi all’esterno, sia che operi all’interno o in ambienti stretti e angusti.

 

Sopralluogo e repertamento delle tracce.

Inizia, quindi, uno dei momenti fondamentali di un’intera indagine: il sopralluogo tecnico di polizia scientifica. Per sopralluogo intendiamo quel complesso di operazioni, eseguite con metodo scientifico, il cui scopo è quello di individuare, raccogliere e fissare tutti quegli elementi utili alla ricostruzione dell’evento e alla possibile identificazione del reo. La finalità del sopralluogo è, in sintesi, quella di assicurare le fonti di prova e fare luce sulla dinamica dell’accaduto per identificarne l’autore.

L’intervento dell’operatore di polizia scientifica sulla scena del crimine rappresenta forse il momento più delicato delle indagini, il cui buon esito dipende sempre più spesso dalla accuratezza con cui le tracce reperite sul luogo o i luoghi in cui si è svolto il fatto reato sono state rilevate, conservate e trasmesse. In tal senso, appare evidente l’ importanza che riveste la cosiddetta “fissazione del quadro materiale”, cioè la coscienziosa fissazione dello stato dei luoghi in cui si è sviluppata la dinamica dell’evento. Ogni errore, in questa fase, anche il più piccolo, potrebbe compromettere il successo finale dell’indagine. Non dimentichiamo che il sopralluogo non è solo una fase tecnica dell’indagine, ma rappresenta anche il primo momento di imprescindibile contatto, comunicazione e collaborazione tra autorità giudiziaria, polizia giudiziaria, medicina legale e gli operatori di polizia scientifica intervenuti per primi sulla scena del delitto. L’utilizzo intelligente dei droni aumenta proprio l’efficacia di tali fasi investigative.

Oltre a ciò, vi sono due fasi importanti e delicate del sopralluogo: l’osservazione e la descrizione, fasi che serviranno poi per la stesura dettagliata del verbale di sopralluogo.

Durante l’osservazione si descrivono alcune rilevanze per l’operatore intervenuto, mentre la descrizione riguarda gli oggetti rilevati sulla scena del crimine.

Importante, a tal proposito, sono i rilievi fotografici e i rilievi planimetrici. Questi ultimi, costituiscono la prima forma di documentazione della scena del crimine e sono rappresentati da disegni in scala, eseguiti sulla base delle regole della planimetria, riportando l’esatta scala e l’indicazione del luogo, della data, dell’ora, dell’esecuzione e il nome dell’operatore.

Ovviamente, lo stesso operatore non potrà far tutto direttamente sulla scena del crimine. Sarà importante, quindi, procedere con un primo schizzo parametrico con tutte le misure necessarie e poi, si procederà con la planimetria vera e propria. La fotografia giudiziaria, invece, costituisce un importante mezzo di rilevazione e di ricostruzione della scena del crimine, procedendo dal generale fino al dettaglio, da sopra a sotto, da destra a sinistra. Nelle foto, si utilizza la striscetta metrica per avere delle misure ancora più dettagliate degli indizi oggetto di rilevazione. Si consideri qui, quanto supporto può fornire proprio l’impiego di un drone.

La ricerca delle tracce è principalmente volta all’individuazione, alla documentazione e asportazione dei frammenti di impronte papillari. Queste possono essere di due tipi: impronte visibili e impronte latenti.

Le impronte visibili sono quelle che si producono per contatto delle superfici digitali imbrattate di sostanze di varia natura (sangue, inchiostro, vernici ecc.). In genere, questi tipi di impronte riguardano superfici che possono essere asportate con l’intero substrato su cui sono impresse e devono perciò essere fotografate con gli opportuni accorgimenti tecnici, quali filtri, luce polarizzata, luce radente, al fine di esaltare il contrasto con la superficie stessa su cui si trovano.

Le impronte papillari latenti, invece, sono quelle che non si vedono a occhio nudo. La selezione dei reperti da sottoporre a successiva analisi di laboratorio dovrà ricadere su oggetti trasportabili fatti di plastica, vetro metallo e carta. La cosa più importante è che il materiale sia conservato in singole buste di carta o di plastica trasparente e catalogato, in relazione al luogo di rinvenimento, con un numero progressivo che trovi riscontro puntuale nel verbale dei rilievi descrittivi e fotografici.

Particolari accorgimenti necessita il repertamento di tracce biologiche, quali sangue, sperma ed altro. E’ opportuno repertare il sangue fotografando le macchie ematiche, numerando il singolo reperto e apponendo un riferimento metrico.

L’individuazione delle impronte digitali, invece, costituisce un altro dei metodi più importanti da applicare sulla scena del crimine. Le impronte digitali si suddividono in: visibili, modellate e latenti. Le visibili sono dovute al contatto di mani sporche su superfici pulite, o di mani pulite su superfici sporche o solo impolverate; le impronte modellate sono dovute al contatto delle mani con sostanze malleabili, come cera, colla, pece; le impronte latenti invece sono quelle che non sono visibili, quindi nascoste.

Se, invece, ci troviamo a dover repertare tracce di scarpe o di pneumatici, occorre fotografare ed eventualmente, qualora si tratti di tracce di pneumatici rialzate, riprodurre l’impronta mediante calchi in gesso.

Il disegno del battistrada viene, quindi, analizzato e messo in evidenza mediante elaborazione grafica, attraverso la quale viene effettuata una sovrapposizione della immagini per mettere in corrispondenza le caratteristiche generali del pneumatico individuato. In taluni casi, se presenti, vengono evidenziate ulteriori analogie che possono restringere ulteriormente il campo di ricerca.

Attraverso il rilevamento delle impronte di scarpe, inoltre, possiamo ottenere diverse informazioni utili alle indagini: la corporatura dell’autore del crimine, il numero di persone presenti sulla scena del crimine, i loro eventuali tragitti e spostamenti, ecc.

Così come per la comparazione delle impronte digitali, anche per le tracce da impressione si procede con la comparazione di una serie di punti caratteristici, attraverso cui confrontare la traccia rilevata sulla scena del crimine e un dato oggetto che risulta apparentemente compatibile con la traccia. Non esiste, di fatto, un numero definito di punti su cui basare un’identificazione certa.

Riflessioni e note conclusive.

I droni sono sempre più macchine strategiche ai fini investigativi, ma anche per la Sicurezza in generale. Da qualche tempo, infatti, le Forze di Polizia si stanno sempre più equipaggiando con tali supporti.

In un immediato futuro, tali macchine saranno sempre più dotate di tecnologie video altamente performanti ed è plausibile che l’utilizzo in ambito forense aumenti esponenzialmente, parallelamente all’impiego di innovativa strumentazione per l’indagine scientifico-forense.

Il valore del dato, del reperto, della prova e dell’informazione in generale, sarà ancora più strategico e importante, ma solo attraverso un utilizzo sensato del mezzo tecnologico e una costante formazione professionale.

A quanto pare, la nuova generazione di droni resterà invisibile, ma renderà visibile tutto il resto (Bauman Z., Lyon D., 2015). Tale affermazione, se positiva in senso innovativo, desta sicuramente non poche preoccupazioni e allarmismi in seno alla fatidica privacy.

Occorrerà, inoltre, nell’immediato, un approfondimento sulla storica interazione uomo-macchina, che comporta risvolti psicologici di un certo spessore e al contempo, un’analisi approfondita della percezione sociale e dell’impatto che proprio tali piccole macchine volanti stanno avendo nella vita comune di ognuno di noi.

In merito alle fasi di investigazione sulla scena del crimine e ad altre attività meramente criminologiche o forensi, l’impiego professionale dei droni non può che essere di notevole supporto.

 

 

capitolo in DRONES, URBAN SECURITY. di S. Coluccia. 2018

Bibliografia essenziale.

Bauman Z.- Lyon D. (2015). Sesto potere: La sorveglianza nella modernità liquida. Laterza edizioni.

Turco M., Lodeserto G., Bruscella M.r. (2016). Crime Analyst. Aspetti psico-criminologici e investigativi. Primiceri editore.

 

Chi è il Criminalista

Chi è il Criminalista?

La Criminalistica è l’insieme complesso di tecniche e tecnologie utilizzate per l’investigazione criminale. Può essere anche definita come una metodologia di polizia scientifica che ha come obiettivo la risoluzione di problemi di ordine investigativo. Inoltre, essa è anche definibile come l’insieme di strumenti e procedure per la qualificazione del reato, per la caratterizzazione delle circostanze e per l’identificazione del reo o della vittima.

Le origini della criminalistica sono tanto vecchie quanto lo è il primo crimine, ma occorre riferirsi al XII e XIII secolo, nella civiltà comunale, per avere delle prime “tracce”, con una serie di testi e pubblicazioni. Possiamo riferirci sicuramente al Tractatus Criminum di autore ignoro (1155-1164) e poi al Tractatus de maleficis di Alberto Gandino (1286). Successivamente, seguirono diversi testi di taglio pratico destinati ad avvocati, magistrati, consulenti. Sarà, comunque, il XIX secolo a segnare la criminalistica come scienza di individuazione delle tracce e del colpevole.

Altre curiosità:

il termine criminalistica è associato al giudice austriaco professore Hans Gross, fondatore dell’Istituto di Criminalistica di Graz nel 1912.

Alfons Bertillon è considerato il fondatore e padre della antropometria segnaletica.

Francis Galton è il creatore del nuovo sistema di identificazione dattiloscopica, autore della fondamentale opera «Finger Prints» del 1893 a Vienna.

A differenza della criminologia, la criminalistica non è rappresentata da un’unica disciplina, ma abbraccia un insieme di tecniche investigative. Balistica, antropometria, dattiloscopia, chimica, biologia, genetica, antropologia, patologia, tanatologia, tossicologia, entomologia, grafologia, informatica, fonica, esplosivistica, gelologia, … sono solo alcuni esempi.

Il Criminalista è un esperto di Scienza delle Tracce, poiché si occupa anche di raccogliere, identificare e analizzare con procedure scientifiche elementi che possono essere utili per la risoluzione di un caso.

Oltre a frequentare un corso di preparazione di base, è consigliabile, se non obbligatorio, specializzarsi in uno o più settori. Di seguito, elenco sufficientemente esaustivo per far comprendere la vastità del settore.

  • Analisi forense immagini e video
  • Analisi forense tracce audio
  • Analisi chimica, fisica e biologica dei reperti
  • Armi e munizioni
  • Antropologia forense
  • Archeologia forense
  • Balistica forense
  • Botanica forense
  • Dattiloscopia forense
  • Entomologia forense
  • Fotografia forense
  • Grafologia forense
  • Informatica forense
  • Intelligence forense
  • Investigazione incendi ed esplosioni
  • Linguistica forense
  • Optometria forense
  • Ricostruzione e analisi incidenti
  • Rilievi tecnici e sopralluogo Scena del Crimine
  • Subacquea forense
  • Trascrizioni forensi

PER ALTRE INFORMAZIONI WWW.FORENSICSGROUP.IT

L’Ottimismo del Diavolo: dagli archetipi di Jung al daimon

rif.to: INTERVISTA di L. Cacciatori

www.nerocronaca.com

Dall’uscita del romanzo di Mirco Turco, L’Ottimismo del Diavolo, Primiceri editore, non è passato neanche un anno e continua a ricevere molti feedback positivi e recensioni entusiasmanti. “È un romanzo che ho divorato tutto d’un fiato; è un romanzo imperdibile e sorprendente; …” sostiene qualcuno. Ma lo stesso autore continua a definirlo sempre e comunque un “thriller terapeutico”. Se la nota Criminologa Roberta Bruzzone, parlò sin da subito di un “imperdibile viaggio nella parte più oscura e profonda dell’animo umano che è presente in ognuno di noi magistralmente descritta da Mirco Turco …”, oggi, a distanza di qualche mese, lo stesso autore si sbilancia un po’, spiegando alcuni retroscena ulteriormente affascinanti.

Le storie descritte e narrate ne L’Ottimismo del Diavolo sono abitate da svariati personaggi e figure che, di fatto, richiamano le immagini archetipiche individuate da Jung. Ciò avviene, a volte, anche in altre storie, nel cinema quanto nella letteratura.

Gli archetipi sono presenti con la stessa simbologia nell’inconscio di ogni uomo ed è anche abbastanza facile per sceneggiatori e scrittori, a volte in modo del tutto inconsapevole, utilizzare tali “figure”, calandole proprio nella narrazione. Anche nel cinema e in diversi film, i personaggi emblematici si rifanno alle stesse immagini archetipiche elaborate da Jung.

Lo stesso “processo” è accaduto nel romanzo L’Ottimismo del Diavolo, dove vi è una vera e propria escalation tra personaggi, dinamiche, storie, misfatti, soluzioni e quindi immagini archetipiche. Si giunge, infatti, anche alla tappa finale che rappresenta non solo la “soluzione” del thriller, ma anche e soprattutto una vera e propria evoluzione della personalità dell’apparente protagonista. Nel romanzo troviamo quindi tutti gli archetipi, che man mano, si mostrano al lettore, ora camuffandosi, ora confondendosi, destando sospetti, dubbi, sino a rivelarsi completamente.

L’Ombra è un archetipo costituito dagli istinti animali, è la parte inferiore della personalità ed è la somma di tutte le componenti psichiche personali e collettive che non sono integrate e determinano, inconsciamente, tendenze contrarie. L’Ombra impersona tutto ciò che il soggetto rifiuta di conoscere, ma che si ripresenta costantemente in alcuni tratti del carattere o disposizioni. L’Ombra proiettata all’esterno rappresenta il nemico da combattere. Può essere rappresentato da un antagonista privo di scrupoli, o da qualcuno che si oppone con perfidia e brutalità o ancora può essere un personaggio che provoca repulsione e ribrezzo, sino ad assumere sembianze mostruose. L’archetipo Ombra può però essere rintracciato anche in personaggi dotati di alter ego. La dualità convivente all’interno di uno stesso soggetto, in una commistione tra tratti bonari, accettabili, “normali” e tratti malefici, simil demoniaci.

Persona.

L’individuo indossa una maschera che serve a coprire e a nascondere l’attore che vi è dietro. La persona è il sistema di adattamento o le modalità con cui ci interfacciamo con il mondo. In realtà, la persona è ciò che in realtà uno non è, ma ciò che gli altri credono che egli sia, come direbbe lo stesso Jung. Se l’Io si identifica con la Persona, l’individuo diventa consapevole di quella parte che sta recitando, ma non dei suoi reali sentimenti. Egli diverrà estraneo a se stesso.

Anima e Animus.

L’uomo e la donna possiedono caratteristiche del sesso opposto. Jung attribuì alla psiche femminile un archetipo maschile (Animus) e alla psiche maschile un archetipo femminile (Anima). L’uomo può capire la natura della donna grazie alla sua Anima e la donna potrà comprendere la natura dell’uomo grazie al suo Animus.

Il Vecchio Saggio e la Grande Madre.

Il Vecchio Saggio rappresenta la figura dello sciamano nella società primitiva. È un demone immortale che da’ significato al caos della vita. È colui che illumina e guida, un vero maestro. Spesso, appare come un personaggio autorevole, un sacerdote, un maestro. Nel Vecchio Saggio sono rinchiuse le potenzialità dell’individuo e rappresenta ciò che lo stesso individuo può diventare. È un consigliere interno, un filosofo. A questo archetipo è affiancato quello della Grande Madre che possiede le stesse caratteristiche, ma al femminile.

Il Sé.

Il punto di equilibrio della personalità è il Sé. Raggiungere il Sé è lo scopo della vita, ma occorre un processo di maturazione di tutti gli altri elementi della personalità. Ciò non significa perfezione, ma totalità, ovvero raggiungere il vero senso della vita. Quando l’individuo incontra il Sé, significa che l’Io è allineato ad esso. Per Jung il Sé è rappresentato dal Mandala (cerchio magico). Tutto ciò, sovente, prende le sembianze del percorso del personaggio e dal raggiungimento della “salvezza”. Qui tutti i nodi si sciolgono e si raggiunge un livello superiore.

Ombra, Persona, Anima, Animus, Vecchio Saggio, Grande Madre, Sé li ritroviamo nell’Ottimismo del Diavolo. A voi la lettura …

Perché Daimon?

Un personaggio chiave del romanzo è il dottor Daimon, psicologo e consulente delle forze di polizia. Neanche questo nome però è casuale.

Daimon è un “demone”, un “essere divino” presente tanto nella cultura religiosa, quanto nella filosofia greca. Nel linguaggio letterario è usato talvolta con il significato di diavolo, demonio. Lo ritroviamo da Platone a Hillman e rappresenta, al contempo, uno dei compiti principali a cui assolvere: decifrare il codice della nostra anima, affinché si possa compiere il senso della nostra vita.

“Prima di nascere, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo sulla terra e riceve un compagno che ci guida, un daimon, che è unico ed è tipico nostro. Tuttavia, dopo che nasciamo e quando cresciamo, dimentichiamo progressivamente tutto questo. Il daimon ci ricorda il contenuto della nostra immagine ed è lui che rappresenta il portatore del nostro destino”. Il daimon è quel qualcosa che ci rende unici e irripetibili. È, al contempo, la vocazione che ci contraddistingue e che va ricercata e alimentata. Solo in questo modo renderemo la nostra esistenza unica. Ognuno di noi deve, quindi, decifrare il codice dell’anima, ricongiungendosi al proprio compagno segreto …

Alla luce di questo, L’Ottimismo del Diavolo di Mirco Turco, diventa quasi una tappa obbligata per quanti sono appassionati di thriller, ma anche per tutti coloro che vogliono avvicinarsi maggiormente a decifrare la propria anima. Per coloro che lo hanno già letto, è un invito alla rilettura, perché come già ha sostenuto qualcuno, L’Ottimismo del Diavolo è il romanzo che dopo averlo finito, ti manca subito e che rappresenta il tuo miglior amico” …

 

L’Ottimismo del Diavolo, Primiceri Editore è disponibile direttamente dal sito dell’editore www.primicerieditore.it o facilmente tramite AMAZON

Certificare il Fattore Umano Mirco Turco

Enneatipi: evoluzione vs involuzione

Enneatipi e Livelli Evolutivi/Involutivi.

Continua il nostro viaggio nell’Enneagramma. Questa volta, vediamo cosa può portare l’evoluzione della nostra tipologia di appartenenza o, al contrario, una involuzione. Nella tabella seguente, vengono schematizzati i vari sottotipi per ogni Enneatipo a seconda del grado di “evoluzione” personale. Una persona evoluta si “ritroverà” quindi tra i sottotipi 1,2,3. Una persona mediamente evoluta tra i 4,5,6. Una persona che si è involuta, nei sottotipi 7,8,9. È ovvio che il nostro comportamento non è qualcosa di rigido. Dunque, sarà possibile oscillare, di tanto, in tanto, tra i diversi sottotipi. A titolo di esempio, se sono un enneatipo 2 e ho raggiunto un buon livello di evoluzione personale, mi comporterò come una persona altruista, premurosa e attenta. Se, invece, non mi sono evoluto sufficientemente o magari ho dei momenti di involuzione, sarò un manipolatore, oppure un dominatore che costringe gli altri, o ancora assumerò il comportamento di una vittima designata.

La tabella si presta a molte letture affascinanti e interessanti non soltanto sul piano personale, ma anche lavorativo, clinico e criminologico.

 

ENNEATIPO 1
Evoluzione

1: persona saggia e realista

2: persona ragionevole

3: persona di buoni principi

Evoluzione media

4: riformatore idealista

5: ordinato puntiglioso

6: perfezionista giudicante

Involuzione

7. l’intollerante

8. l’ipocrita esasperante

9. il vendicatore sentenzioso

ENNEATIPO 2
Evoluzione

1: altruista puro

2: premuroso

3: persona protettrice

Evoluzione media

4: confidente espansivo

5: persona possessiva

6: persona indaffarata

Involuzione

7. il manipolatore

8. il dominatore che costringe

9. il vittimista

ENNEATIPO 3
Evoluzione

1: persona autentica, vera

2: persona sicura di sé

3: persona illustre

Evoluzione media

4: scalatore sociale

5: cultore dell’immagine

6: vanitoso, narcisista

Involuzione

7. lo sfruttatore opportunista

8. il traditore perfido

9. il vendicativo psicopatico

ENNEATIPO 4
Evoluzione

1: creatore ispirato

2: persona intuitiva

3: tipo autorivelatore

Evoluzione media

4: immaginativo

5: introverso egoista

6: ammiratore vizioso

Involuzione

7. Il depresso che si aliena

8. Il tormentato

9. L’autodistruttivo

ENNEATIPO 5
Evoluzione

1: pioniere del sapere

2: persona percettiva

3: esperto competente

Evoluzione media

4: specialista analitico

5: teorico pensieroso

6: scettico esasperato

Involuzione

7. l’annullatore isolato

8. il paranoico

9. lo schizzato inconcludente

ENNEATIPO 6
Evoluzione

1: persona sicura di sé

2: persona leale

3: persona devota

Evoluzione media

4: fedele tradizionalista

5: persona contraddittoria

6: reattivo esasperato

Involuzione

7. l’insicuro

8. lo schizzato iperattivo

9. il pauroso autodifensivo

ENNEATIPO 7
Evoluzione

1: apprezzatore ammirato

2: persona entusiasta

3: iperattivo consumato

Evoluzione media

4: uomo di mondo

5: estroverso tuttofare

6: materialista senza moderazione

Involuzione

7. il fuggitivo impulsivo

8. il maniaco impostore

9. l’isterico terrorizzato

ENNEATIPO 8
Evoluzione

1: eroe dal grande animo

2: persona fiduciosa di sé

3: leader disponibile

Evoluzione media

4: avventuriero coraggioso

5: dominatore

6: avversario bellicoso

Involuzione

7. il tiranno spietato

8. il megalomane

9. il distruttore

ENNEATIPO 9
Evoluzione

1: persona padrona di sé

2: tipo ricettivo

3: pacificatore convinto

Evoluzione media

4: accomodante

5: osservatore passivo

6: fatalista arreso ai fatti

Involuzione

7. il tipo trascurato

8. il tipo dissociativo

9. il tipo abbandonato

 

Chi è il Profiler

Chi è il PROFILER.

 

Il Profiler è un professionista speciale, come direbbe Picozzi, ed è immerso in un mondo sostanzialmente articolato, ricco di sfumature e risonanti risvolti. Naviga in un mare complesso, poiché si occupa di comportamento umano e di comportamento criminale.

Oggi, più che mai, è necessario fare chiarezza, soprattutto considerando il proliferare di corsi e pseudoformazione nel settore criminologico ed investigativo.

Studiare criminologia applicata e diventare dei professionisti del settore non è “questione di seminari formativi”, ma è “questione di una vita” … Studiare e conoscere le dinamiche criminali, gli aspetti psicopatologici, le sfaccettature dei reati non può essere solo una passione. È questione di studio e applicazione costante!

Per diventare profiler occorre, in primis, una laurea specifica (discipline psicologiche e medico-psichiatriche). Successivamente, un perfezionamento e/o specializzazione in alcuni settori. Il profiler deve avere una conoscenza vasta ed “enciclopedica”.

L’Edipo re di Sofocle appare, senza dubbio, la narrazione di uno dei più perfetti dei delitti … e rappresenta, al contempo, un esempio calzante della “sorte di un investigatore moderno” e anche di un profiler. L’investigatore, infatti, ignora di stare cercando se stesso e la sua missione di ridare ordine ad un mondo sconvolto da crimini, si scontra con il sacrificio di farsi carico di alcune colpe (parricidio e incesto), sopportando la dolorosa esperienza dell’esilio. Il profiler ha dunque una “vocazione tragica”.

Senza dubbio, oltre a tali sfumature suggestive di una professione affascinante, il profiler deve essere anzitutto un conoscitore appassionato di “storia del crimine” e delle vere basi criminologiche, che vanno dalla fisiognomica, alla frenologia, all’antropologia di Lombroso, sino alle prime classificazioni di Kretshmer. Ma è nel Giulio Cesare di Shakespeare che troviamo già un primo riferimento al profiling: “Quel Cassio ha un aspetto magro e famelico; pensa troppo; di rado sorride: tali uomini sono pericolosi, non hanno mai l’animo tranquillo …”

In verità, attività di profiling, probabilmente, sono insite nella natura umana. Molte persone e noi stessi processiamo informazioni ed elaboriamo profili. “ … Papà, tu sei molto fisico e deciso … ogni tanto fai quegli occhi così … fai paura …”. Così, si esprimeva mia figlia Greta, quando aveva 7 anni!

Il primo grande successo di profiling è senza dubbio quello che vedrà la cattura di George Meteski, il 20 gennaio 1957, grazie proprio al profilo redatto da Brussel.

“L’attentatore è un maschio. Storicamente i dinamitardi sono maschi. Egli ha motivi di rivendicazione nei confronti dell’azienda Con Edison. Egli crede di essere stato danneggiato dalla compagnia ed è in cerca di vendetta (lettere minatorie); l’attentatore è un classico esempio di paranoide; ha circa 50 anni (la paranoia ha un esordio intorno ai 35 ed egli è attivo da 16 anni); l’attentatore è ben curato, meticoloso; è ipersensibile alla critica; è sufficientemente istruito; ha un irrisolto complesso edipico (forma fallica degli ordigni; forma lettera W curata evoca i seni femminili) … quando lo catturerete vestirà elegante, probabilmente in doppio petto!!!”

Dal 1970 in poi, il profiling diviene oggetto di osservazione e studio, tanto che L’FBI crea il programma di profilo criminale e nasce il Centro di Psicologia Criminale Applicata: 1972: Behavioral Science Unit (BSU); 1976: Ressler e Douglas (studiano i Serial killer); 1992: Crime Classification Manual.

PROFILING significa profilo, ovvero chiara e breve biografia che descrive le caratteristiche più salienti di un soggetto. Nel gergo, spesso, si usano: Criminal Profiling, Behavior Profiling, Criminal Personality Profiling, Criminal Investigative Analysis, Forensic Profiling, Psychological Profili.

Assunto principale del profiling:

  1. L’offender durante l’esecuzione di un crimine esibisce un determinato modello di comportamento.
  2. Il modello di comportamento lascia delle tracce.
  3. L’individuazione e lo studio di quel modello permette di inferire alcune caratteristiche bio-psicologiche dell’autore del crimine.
  4. Nella suspect-list alcuni soggetti presenteranno tali caratteristiche e saranno oggetto di ulteriore attenzione.

 

Un profiler deve “studiare bene” le azioni criminali, ma soprattutto ciò che c’è dietro. Non è un caso che si parli anche di Analisi Comportamentale.

Un profiler deve conoscere anche tutto ciò che riguarda una scena del crimine. Una scena del crimine è un luogo in cui è avvenuto almeno un fatto criminoso e dove in spazi e tempi specifici e definiti, più attori si trovano coinvolti in determinate dinamiche mosse da almeno una motivazione. Essa comprende l’area nella quale possono essere recuperate alcune prove da parte della polizia scientifica e dagli scienziati forensi. (Turco, Lodeserto, Bruscella, 2016).

Deve essere necessariamente anche un esperto di comunicazione ed interrogatorio. Tecniche, procedure, metodi e tecnologie possono essere di supporto in tale aspetto. Deve, quindi, possedere una certa flessibilità cognitiva e apertura mentale. L’intelligenza relazionale ed emotiva diventano prerequisiti strategici.

Un profiler è anche un esperto di vittimologia.

La vittimologia riguarda lo studio completo e la ricostruzione della storia della vittima, che include lo stile di vita, i tratti di personalità, l’occupazione, … Domande essenziali sono: Perché la vittima è divenuta bersaglio dell’offender? Come è stata scelta la vittima? In quale mondo l’offender si è avvicinato alla vittima? Quale è stata la reazione della vittima? Ricordiamo che la vittimologia è una disciplina specifica. In tale ambito, occorre anche molta preparazione in caso di morte sospetta, Equivocal Death.

Il profiler è anche un esperto di sicurezza, poiché il suo scopo è anche far vivere la gente senza preoccupazioni, attenta e senza che la paura condizioni …

 

LO STUDIO DEL CRIMINE COMINCIA CON LA CONOSCENZA DI SE STESSI …

(H. Miller)

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Chi è il Profiler

Criminologia, Investigazione, Profiling

I 9 Enneatipi al Lavoro

I 9 ENNEATIPI AL LAVORO

L’Enneagramma è anche un ottimo strumento per la Conoscenza e lo Sviluppo delle Risorse Umane. Può essere anche utilizzato in ambito selezione e valutazione, orientamento professionale ed è un sistema pragmatico per il Team Building.

 

1.       Gli uno esigono che l’autorità indichi linee di comportamento, in modo da sapere esattamente cosa si vuole e si sentono più sicuri con indicazioni chiare di responsabilità. Se il superiore è ritenuto capace e giusto, gli 1 si assumono volentieri la responsabilità, se non lo è, hanno la tendenza a starsene fuori. Per un 1 è essenziale che le regole non vengano cambiate arbitrariamente e agiscono, infatti, in base al regolamento, si ritraggono se temono di compromettersi o se devono prendere per primi una decisione rischiosa. Mettono in atto una capacità lavorativa straordinaria se vedono che anche gli altri si impegnano a fondo o se si stanno battendo per una giusta causa. Se un buon lavoro non viene riconosciuto dai superiori, gli uno tendono ad impuntarsi su errori irrilevanti per sfogare la loro rabbia. La tendenza al perfezionismo gli spinge finché non fanno le cose che andavano fatte.

L’ ambiente favorevole include un lavoro che richiede pianificazione e meticolosità dei particolari: insegnamento, contabilità, compiti organizzativi, pianificazione. Gli 1 amano il cerimoniale, il protocollo, le procedure formali. Possono essere ricercatori, filologi, predicatori.   Sono attratti dalle religioni e dalle fedi che esigono una stretta adesione alle regole.

2.       I 2 sono attratti dal potere e cercano amore da persone importanti. Riconoscono immediatamente i potenziali vincitori ed hanno una naturale sensibilità per la condizione sociale delle persone. Hanno necessità di una presenza e di consigli autorevoli. I 2 spesso assimilano la propria identità con quella dell’autorità, condividendone le vedute. I 2 preferiscono agire dietro le quinte, appoggiando l’autorità ed è molto raro che un 2 appoggi una posizione impopolare. Sanno riconoscere le potenzialità delle persone e sono disposti a lavorare anche per piccoli compensi materiali se la qualità del contatto umano è alta. Capaci di rivolgersi agli altri, di metterli a loro agio, di farli parlare. Adattabili.

Potrebbero lavorare in ambienti caratterizzati da   qualunque forma di collaborazione o associazione con una persona di potere, devoti di guru, braccio destro del capo, segretaria del presidente, … Professioni che implicano aiuto agli altri.

Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere.

3.       I 3 vogliono essere l’autorità. Sanno stabilire le priorità, portare a termine i progetti e godersi il riconoscimento che deriva dal successo. In generale la loro competitività è rivolta alla vittoria personale, ma se si identificano in un lavoro di gruppo, sono molto abili nel tenere insieme i vari membri. La presenza di un 3 è una garanzia di successo. Rappresenta un punto di riferimento per gli altri e sono abili nel cavarsela in situazioni difficili.

Ambiente favorevole: attività imprenditoriali, direttori, venditori, esperti comunicazione e costruttori di immagine, promozione, marketing. Gravitano attorno a situazioni in cui possono eccellere, o avanzare di carriera.

4.       I 4 ignorano le piccole autorità, ma hanno un grande rispetto verso le “grandi”. In questo possono essere o meno ribelli. Se l’autorità è punitiva o costrittiva il 4 cercherà di rompere le regole, cercando comunque di cavarsela. La grande autorità, invece, ha grande ammirazione, soprattutto se riconosce nel 4 una persona unica e speciale. Vi è un bisogno di essere riconosciuti da persone in vista. Il 4 sa riconoscere i talenti e smaschera gli eventuali “impostori”. Conoscono bene la differenza tra il migliore e il noto.

I 4 spesso hanno due lavori: quello che dà da mangiare e il lavoro da artista. Sono attratti da lavori in cui vi è una certa “bellezza”. Possono essere metafisici e profondi psicologi. Sono attratti dalla religione, dai rituali e dall’arte.

5.       I 5 non amano mettere tempo ed energie a disposizione degli altri. Sentono di avere una fonte limitata di energia e le interazioni personali li stancano facilmente. Fanno resistenza al controllo esercitato dall’autorità ritirandosi e accettano solo un minimo di supervisione. Il contatto con gli sconosciuti è considerato invasivo e considerano le ricompense o gli aumenti di stipendio come trappole usate dall’autorità. Un 5 può rinunciare a tali benefit a patto di poter stabilire da sé le proprie condizioni di lavoro. Sono disposti a lavorare molto se l’autorità gli concede di decidere orario e rapporti con gli altri. Sanno essere aperti e alla mano, ma solo se informati in anticipo delle loro mansioni. Hanno predisposizione per i progetti e la programmazione a lungo termine che richiedono una visione teorica. Rendono bene se sono considerati il “cervello” della situazione, senza però doversi occupare dell’esecuzione o della raccolta dei dettagli. I 5 sono i classici studiosi di “materie oscure”; gli organizzatori di vocabolari di una sconosciuta lingua tribale; programmatori che prediligono i turni di notte; i responsabili di un settore che però non hanno alcun contatto con la clientela.

6.       Il 6 ricerca un leader forte da seguire. Dubbioso sulla propria capacità di agire, proietta la propria forza sull’altro, soprattutto se esercita un ruolo autorevole. Assume un atteggiamento di idealizzazione e sottomissione all’autorità e sovente, aderisce con convinzione al gruppo, soprattutto per gestire la sua naturale paranoia. I 6 agiscono solo quando sono costretti a farlo e sono attratti da attività pericolose o competitive che richiedono una risposta veloce. Sono leali ad un gruppo e possono sacrificarsi per una giusta causa. È difficile rivolgere a un 6 un elogio, poiché un’attenzione particolare può destare sospetto (è una manovra? Cos’altro vorranno?). Un 6 tende alla procrastinazione e può lavorare in ambienti in cui la competizione è minima o esistono vincoli gerarchici stabiliti. Forze di polizia o professioni che richiedono un certo rischio. Possono prediligere professioni indipendenti.

7.       I 7 preferiscono l’egualitarismo, senza nessuno al di sopra e nessuno a di sotto. Se la loro libertà viene limitata, diventano feroci antiautoritari. Mantengono “alto” l’umore di un gruppo, con il loro modo di fare gradevole, con la piacevolezza nell’esprimersi, la simpatia e il fatto di “saperne un po’ di tutto”. Nel lavoro tendono a stimolare gli altri e le nuove idee e mostrano abilità spicca soprattutto nella programmazione. Mantengono un sano ottimismo di fronte agli ostacoli, ma possono soffrire per la routine. Preferiscono incarichi di ricerca, di collegamento tra progetti e persone e rapporti di consulenza. Sovente i 7 sono scrittori, narratori, editori, teorici di nuovi paradigmi, idealisti, futurologi e viaggiatori internazionali. Alla ricerca del meglio, preferiscono la interdisciplinarietà. Abili nella progettazione, nella sintesi e nel coordinamento.

8.       Gli 8 credono sempre di conoscere l’approccio giusto e di detenere il comando. Vogliono la leaderhip e la supervisione di tutti i particolari. Hanno la spinta a proteggere gli altri più “deboli”. Sono sempre in competizione con chi detiene una posizione di potere. Hanno necessità di dati affidabili e, a volte, ignorano la diplomazia. Odiano essere mantenuti all’oscuro e amano avere posizioni dominanti. Sanno essere ottimi condottieri, soprattutto in prima linea. Il loro ambiente ideale è la politica, il sindacato, le organizzazioni ambientaliste. Possono essere dirigenti d’azienda, con una parte che controlla e l’altra che esercita giustizia o costruttori, che da un lato accumulano fortune fabbricando condomini e nello stesso tempo, capeggiano con cuore una campagna per dare ricovero ai senzatetto.

9.       Un 9 lavora con un’azione chiara da seguire. Può sperimentare disagio se la posizione richiede continue scelte e decisioni. Preferiscono procedure collaudata e risultati prevedibili e il rapporto con l’autorità è buono se gli avanzamenti e i premi sono chiaramente stabiliti. In gruppo, il 9 assume posizioni e punti di vista dei colleghi e tende ad essere un armonizzatore dello stesso. Può essere un ottimo mediatore, ma non ha fame di riconoscimenti. Se immaturo non è in grado di dare soluzione alternative al gruppo e tende ad astenersi dalla responsabilità o dai doveri. Ambiente favorevole può essere quello di un lavoro di routine e procedure precise e determinate. Potrebbe prediligere lavori burocratici.

Food Fight Chefs

 

Motivazione e SPORT

Motivazione e Sport.

 

Esistono diverse definizioni di motivazione. Potremmo definirla, però, in senso pragmatico e chiaro, riprendendo una definizione di Antonelli come “la causa di un determinato comportamento”.

Il tema della motivazione è di strategica rilevanza nello sport così come, in genere, riveste un aspetto chiave in altri contesti della nostra vita.

La motivazione è una vera “spinta” a compiere una determinata azione allo scopo di raggiungere un obiettivo fissato. Motivazione, quindi, come azione a raggiungere un qualcosa.

Oggi, le richieste più frequenti degli atleti e degli stessi allenatori sono proprio legate agli aspetti motivazionali: come mai un atleta è più motivato rispetto ad un altro? Come mai esistono i cali motivazionali? Come faccio a motivare maggiormente l’atleta? Come faccio a motivarmi? Quesiti normalissimi che celano dinamiche e processi complessi.

Parallelamente, è interessante indagare gli aspetti che spingono le persone, indipendentemente dall’età e dal genere, a praticare sport. In genere, le persone fanno sport per svariate ragioni, dalle più semplici ed ovvie alle più articolate. I diversi programmi di allenamento nello sport che non tengono conto del complesso motivazionale sono, in realtà, destinati a fallire.

Uno dei primi modelli analizzati per cercare di comprendere le motivazioni sportive è quello di Birch e Veroff (1966) che precisava sette motivi che dirigono il comportamento umano:

  • AFFILIAZIONE
  • POTERE
  • INDIPENDENZA
  • STRESS
  • ECCELLENZA
  • SUCCESSO
  •  AGGRESSIVITA’
  • Tali motivazioni fondamentali furono prese in considerazione nelle prime ricerche descrittive degli anni ’70. Emerse, pertanto, che le persone fanno sport soprattutto per fare amicizia e per esprimere le proprie potenzialità. Altre ricerche in tal senso, sottolinearono, invece, il ruolo strategico del diverstimento nello sport e l’acquisizione di abilità sportive.

Alla stregua, gli stessi studi esplorativi evidenziarono che l’abbandono sportivo era soprattutto dovuto a incomprensioni tra allenatore e atleti, alla noia e ripetitività degli allenamenti, agli infortuni, all’eccessiva importanza data agli aspetti competitivi.

Uno studio molto interessante, allargato in molti Paesi europei fu anche quello di Gill, Gross e Huddleston del 1983. Le indagini effettuate attraverso questionari costruiti appositamente per lo studio delle motivazioni, permisero di raggruppare otto fattori che spiegano la motivazione nello sport:

  1. Risucita/status.
  2. Squadra.
  3. Forma fisica.
  4. Spendere energia.
  5. Rinforzi estrinseci.
  6. Miglioramento delle abilità sportive.
  7. Amicizia.
  8. Divertimento.

Acquisizione di competenza sportiva, divertimento, competizione, stare in squadra, risulterebbero le motivazioni principali nelle attività sportive giovanili.

Successive ricerche descrittive misero in evidenza che le ragazze attribuiscono maggiore rilevanza all’amicizia e alla forma fisica, mentre i ragazzi maggiormente all’acquisizione di uno status, al vincere e ai premi. Indipendentemente dall’età, altre ricerche correlate sugli aspetti motivazionali, rilevarono come lo sport è importante soprattutto perché viene associato al miglioramento della propria salute e a un senso generale di benessere.

Altre ricerche, condotte anche in Italia, si sono poi soffermate sulle differenze motivazionali nello sport a seconda dello status socio-culturale, in una prospettiva, quindi, interculturale.

 

Principali teorie sulla motivazione.

 Seguendo uno dei primi lavori in materia di psicologia dello sport, Antonelli e Savini ripercorrono le teorie principali sulla motivazione: l’interpretazione istintiva, l’interpretazione biologica, l’interpretazione etologica, l’interpretazione organismica, la riflessologia, l’interpretazione di Lewin, quella di Allport, l’interpretazione di Miller e Dollard, l’interpretazione psicodinamica con i contributi di Freud, Jung, Adler, Fromm, Sullivan e Murray e l’interpetazione antropo-sociologica.

Diversi studiosi, con le loro diverse teorie di riferimento e anche convinzioni hanno dato il loro apporto allo studio della motivazione umana. Quali sono le motivazioni legate maggiormente allo sport?

Un fattore motivazionale, primario, molto rilevante legato allo sport è senza dubbio il gioco. Il gioco ricopre un ruolo chiave e strategico nell’uomo, indipendentemente dall’età, dal genere, dallo status di appartenenza. Direi che il gioco, è un lavoro serio! Il gioco assolve, inoltre a differenti funzioni, da quella cognitiva e formativa, a quella affettiva ed emotiva sino a quella psicologica, pedagogica o andragogica e psicoterapica. Non è certo un caso che oggi, molte attività in-formative effettuate con gli adulti vengono organizzate e gestite proprio attraverso modalità ludiche (es. giochi di ruolo, giochi di squadra, team bulding).

Un’altra motivazione che spinge alla pratica sportiva è senza dubbio l’agonismo. Esso è legato all’esigenza naturale da parte dell’uomo di sfidare e sfidarsi ed è connesso, per certi aspetti, all’aggressività. Lo sport assumerebbe, di conseguenza, anche una valenza catartica, di sfogo, appunto dell’aggressività umana.

Tra i fattori della motivazione sportiva occorre anche considerare: i fattori psico-biologici, i fattori psicologici, i fattori socio-culturali, i fattori psicopatologi.

Si riporta, di seguito, uno schema riassuntivo adattato che parte dal lavoro di Antonelli e Salvini.

FATTORI MOTIVAZIONALI

  • Psico-biologici: omeostatici, autoplastici.
  • Psico-patologici: inferiorità, desiderio di potenza, narcisismo, virilità.
  • Socio-culturali: affiliazione, approvazione sociale, achievement, economico, mobilità sociale.
  • Psicologici: affettivo, comunicativo, emulativo, individualizzante, proiettivo, catartico, etico ed estetico.

La motivazione sportiva secondo Bouet sarebbe legata ad alcune motivazioni di base:

  1. Il bisogno di movimento, come esigenza di spendere energie in senso biologico.
  2. L’affermazione di sé, intesa in senso personale e sociale.
  3. La compensazione, concetto per certi versi simile a quello di sublimazione attraverso il quale l’individuo sostituirebbe con lo sport altre attività negate per svariate ragioni.
  4. L’aggressività, intesa in senso costruttivo e al contempo negativo.
  5. L’affiliazione sociale, come contatto umano e intenzione di far parte di un gruppo.

Vanek e Cratty mettono a punto una teoria definibile “multifattoriale” che spiegherebbe la strutura motivazionale nell’atleta superiore. In tale concezione toerica, i diversi fattori motivazionali sarebbero poi messi in relazione con le perofrmances sportive, gli obiettivi raggiungibili e raggiunti e la relativa interpretazione del successo o dell’insuccesso.

Occorre giungere agli studi ipotetico-deduttivi di Murray, McClelland e Atkinson per parlare di motivazione in termidi di raggiungimento del successo o evitamento dell’insuccesso. La motivazione al successo sarebbe legata alla formza dell’orientamento al successo, alla probabilità percepita di avere successo e al valore incentivante del successo. La motivazione ad evitare l’insuccesso sarebbe connessa ai medesi fattori prima analizzati ma in senso opposto. Inoltre, i sentimenti conseguenti di orgoglio o vergogna derivanti dal successo o dall’insuccesso giocherebbero un ruolo determinante nei successivi comportamenti di nuovo approccio o di evitamento.

L’approccio di McClelland e Atkinson ha evidenziato che gli atleti che possiedono un elevato desiderio di successo hanno prestazioni migliori rispetto a chi mostra una bassa attesa di successo. Tali affermazioni trovano conferma in altre ricerche e nel concetto moderno di Self-efficacy (autoefficacia).

La motivazione, in realtà, non può essere legata solo a fattori soggettivi e personologici e tale constatazione era già stata intuita tempo fa con i primi studi pioneristici. La motivazione, infatti, è influenzata anche dai così detti fattori situazionali. L’uomo, come essere bio-psico-sociale è inserito in un contesto e tale contesto ne influenza il comportamento e non solo.

Nicholls identifica due principali orientamenti motivazionali: l’orientamento al compito e l’orientamento al Sé. Gli sportivi orientati al Sé praticano sport strettamente per esigenza di competere, per motivi di status sociale, per ricevere riconoscimenti. Gli sportivi orientati al compito avrebbero maggiore bisogno di sviluppare abilità fisiche in rapporto anche al mantenimento della forma fisica.

Altri studi interessanti condotti intorno agli anni ’90 sulla motivazione e sulla prestazione sportiva evidenziano come i giovani preferiscano ricevere rinforzi positivi da parte degli allenatori, ma anche indicazioni e tecniche su come migliorare la performance. Ciò aumenterebbe la percezione di competenza. È emerso, inoltre, che i giovani con maggior autopercezione di competenza attribuiscono il successo a componenti interne, più stabili e con elevato controllo personale. Tali studi coincidono con il concetto moderno di “locus of control interno” vs “locus of contro esterno”, ovvero sull’attribuzione dei successi.

Tali ricerche e studi in tema di motivazione dovrebbero essere ben conosciute dagli allenatori o dai preparatori atletici che spesso, motivano l’atleta in modo distorto e attraverso meccanismi paradossalmente poco motivanti o stimolanti ai fini della prestazione ottimale. La percezione di competenza e l’attivazione derivante dall’effettuare una sfida sono elementi che fanno parte della motivazione intrinseca. In ambito sportivo, l’orientamento al compito fa aumentare la motivazione intrinseca, mentre l’orientamento al Sé può causare una riduzione dell’interesse. Inoltre, chi è orientato al Sé mostra anche meno piacere dal gioco, indipendemente dal risultato.

Semplificando le correnti di pensiero, gli studi e le diverse teorie, si può pragmaticamente definire la motivazione come un processo che governa le scelte e al contempo un fenomeno che ha una direzione, un’intensità, aspettative e bisogni.

Un’interessante classificazione proviene da Kanfer (1990) che raggruppa gli approcci moderni alla motivazione principalmente in tre filoni principali: le ricerche sui bisogni-motivi-valori, quelle sulla scelta cognitiva o dinamica dell’azione e quelle sull’autoregolazione.

Nel paradigma bisogni-motivi-valori il ruolo fondamentale è la motivazione intrinseca e le determinanti personali del comportamento, ovvero la soddisfazione dei bisogni. I bisongi, i motivi e i valori sono considerati obiettivi o mete personali che possono mutare in accordo alle caratteristiche stabili degli individui e/o con la rappresentazione dell’ambiente circostante.

Il paradigma della scelta cognitiva enfatizza in primis l’agito comportamentale e la prestazione in sé. L’attenzione è dunque sulle aspettative.

Gli approcci dell’autoregolazione ricalcano la mente e le sue intrinseche proprietà di autoregolazione in risposta all’ambiente allo scopo di esercitare un certo livello di controllo.

Le teorie dei bisogni fanno riferimento dunque a bisogni fisici-psicologici e ai concetti di sopravvivenza e benessere. Le teorie del valore sottolineano ciò che l’individuo desidera e i valori assumono, in questo, anche connotati morali. Nelle teorie dell’obiettivo, il raggiungimento di esso diventa strategico e appare come qualcosa di specifico.

Altri orientamenti teorici si concentrano sull’aspettativa di successo e studiano le convinzioni personali sulle proprie capacità e sul controllo dei risultati. Altre teorie riguardano, invece, il valore attribuito al compito e approfondiscono le ragioni della scelta e sono quelle che fanno la distinzione tra motivazione intrinseca ed estrinseca. La teoria del self-worth del 1998 che affronta il bisogno di mantenere un alto valore di sé e infine, le teorie che cercano di integrare motivazione e congizione (2003) che studiano il ruolo delle strategie cognitive nei processi motivazionali.

Cosa sapere in più sulla motivazione.

 

Personalmente ritengo che per raggiungere un obiettivo non basti solo la motivazione. È anche questione di personalità, di grinta, di carattere, … Inoltre, in alcuni casi, viene “sopravvalutata” la motivazione come aspetto fondamentale di una qualsiasi pratica sportiva.

Anche un topolino è capace di lottare a lungo contro le difficoltà presenti in un labirinto per raggiungere un enorme pezzo di formaggio di difficile accesso, ma prima o poi, se l’obiettivo non viene raggiunto, quell’impegno svanisce e il topolino si arrende.

Per potersi focalizzare su di un obiettivo gli animali hanno bisogno della prospettiva di una gratificazione a breve termine. Questo vale spesso anche per l’uomo.

Di fatto, nessun animale è in grado di impegnarsi e perseverare per realizzare un obiettivo incerto, immateriale e molto sfidante. Nessun animale, eccetto l’uomo! Ed è proprio questa, a mio avviso, la chiave aurea della motivazione.

Sovente, spingere, convincere, motivare appunto gli altri, nello sport come in altre situazioni della vita, è importante, ma non è sufficiente.

Occorre fare i conti con altre “questioni”.

In generale, le persone potrebbero avere paura di fronte alla scoperta delle proprie possibilità e in alcuni casi fingono di non avere del potenziale. Lo stile di vita, la frammentazione dell’attenzione e un atteggiamento di passivizzazione e distruzione dell’intenzionalità, esasperato sicuramente anche dai tempi moderni (es. utilizzo spasmodico della tecnologica e dei social media) incidono, non solo sull’attenzione e la motivazione, ma anche sui “cali motivazionali.”

La motivazione estrinseca, allora, ha le sue falle!

Se la motivazione non dipende da me, ma dal mondo esterno, cosa posso farci?

Tutto ciò potrebbe paradossalmente essere rassicurante, perché permette di incolpare il mondo quando non abbiamo voglia di fare. Ci risparmia la fatica di impegnarci. Ma niente per l’uomo è insopportabile come l’essere in pieno riposo, senza passioni, senza affari da sbrigare, senza svaghi, senza un’occupazione. (Pascal)

Le persone, in realtà, e a maggior ragione anche i bambini, per stare bene, hanno bisogno di stimoli, di interessi e di cose che li impegnino.

Come allenatori e come genitori dovremmo sapere che il «bastone», cioè l’uso di uno stile autoritario, della costrizione o di punizioni non è molto efficace per motivale le persone. Sul breve funziona, ma sul lungo termine è fallimentare. La direttività, infatti, deresponsabilizza e plasma persone inette o meri esecutori in attesa di ordini.

Anche l’incentivo va soppesato strategicamente. Esso, infatti, funziona, ma a breve termine. Una ricompensa che sarà resa disponibile dopo anni non ha nessun effetto sul livello di impegno del soggetto. In questo è molto importante fissare alcuni sotto-obiettivi.

Ma occorre anche sapere che l’incentivo e l’impegno sono correlati solo in fase iniziale: se aumentano i premi, l’impegno aumenta in maniera proporzionale, ma solo fino ad un certo punto. Infatti, potremmo schematizzare nel seguente modo:

  • L’incentivo stimola il soggetto a conseguire una meta solo se il raggiungimento della stessa non implica troppo rischio, sofferenza o troppa fatica.
  • L’incentivo aumenta leggermente la produttività in compiti di tipo algoritmico (es. procedura ben definita) ma non in quelli creativi.
  • Gli incentivi funzionano moderatamente: quando gli obiettivi sono chiari, routinari, poco sfidanti e raggiungibili in tempi brevi.

La chiave aurea diventa la motivazione intrinseca, Motivare, infatti, è più vicino al termine Educare (tirare fuori, far uscire). La motivazione intrinseca è la capacità di attivarsi sulla base di un’intenzione interna e non ha bisogno di ricompense esterne. La rinuncia avviene allora quando la persona, pur spronata, motivata dall’esterno (un buon allenatore, una ricompensa, un obiettivo, …) non trova, durante la strada, quella personale spinta interiore, insieme al piacere di farcela, di sentirsi capaci, di essere all’altezza.

Ogni pratica sportiva, per “durare” nel tempo, dovrebbe anche portare la persona verso una sorta di esplorazione personale. Ritengo che lo sport sia, infatti, un vero percorso …

 

 

 

 

 

 

 

Quanta grinta hai?

Quanta grinta hai?

Un conto è il nostro potenziale, un’altra cosa è ciò che ne facciamo! In verità gli esseri umani non differiscono molto nell’intelletto, ma solo nello zelo e nel duro lavoro.

Nella vita, nel lavoro, a scuola, in palestra, ovunque, ciò che conta è una buona dose di grinta, una risonante passione e una diabolica perseveranza. Tutto il resto è rumore di fondo!

Comincia a scoprire quanta grinta hai …

  Per nulla Non molto Un pò Molto Moltissimo
1.       A volte, nuovi progetti ed idee mi distraggono da ciò che sto facendo 5 4 3 2 1
2.       Sono un tipo che non si arrende facilmente 1 2 3 4 5
3.       Spesso seguo un obiettivo, ma poi decido di perseguirne un altro 5 4 3 2 1
4.       Sono un tipo che lavora sodo 1 2 3 4 5
5.       Ho difficoltà a rimanere concentrato su progetti a lungo termine 5 4 3 2 1
6.       Porto a termine tutto ciò che comincio 1 2 3 4 5
7.       I miei interessi sono molto mutevoli 5 4 3 2 1
8.       Sono un tipo poco arrendevole 1 2 3 4 5
9.       Sono spesso preso da un progetto o da un’idea, ma poi perdo l’interesse 5 4 3 2 1
10.    Sono disposto a superare grossi ostacoli per raggiungere un mio scopo 1 2 3 4 5

 

Punteggio totale = somma i punti nelle caselle che hai selezionato e dividi per 10. Il punteggio massimo in questa scala è 5 (grinta eccezionale) e il minimo è 1 (nessuna grinta). Il punteggio si riferisce a quanto vi sentite perseveranti e determinati in questo periodo. Il livello di grinta può cambiare facilmente a seconda dello stato e della condizione che vivete.

 

La grinta ha due componenti: la passione e la perseveranza.

Per la componente passione, sommate i punti delle voci dispari e dividete per 5.

Per la componente perseveranza, sommate i punti delle voci pari e dividete per 5.

 

 

Tratto e adattato da Duckworth A. (2017). Grinta. Giunti.

Le caratteristiche dell’ENNEATIPO

Caratteristiche principale ENNEATIPI.

 

ENNEATIPO

UNO
Conosciuto come Riformatore, Organizzatore, Perfezionista
Centro Viscerale
Evita Ira/Umiliazioni
Passione Ira
Virtù Serenità
Sei un tipo saldo, sicuro di te, onesto e sincero. La caratteristica principale, forse, è quella di essere critico sempre e comunque, puntiglioso e insofferente verso ogni tipo di imperfezione. Il tuo sogno è un mondo di onestà, verità e giustizia, oltre a moralità e perfezione. In ogni situazione valuti sempre il rapporto tra giusto/sbagliato e sei giudicante. A volte, ti lasci sopraffare dalla pignoleria. Ami l’ordine, la pulizia. Sei un grande lavoratore ed hai un forte senso del dovere. Tendi ad adirarti di fronte alle cose sbagliate, ma mostri poco la tua collera e la rabbia la dirigi verso te stesso. Ami le persone forti, decise e competenti. Sotto stress diventi intollerante, reattivo compulsivo e vendicativo punitivo. La tua modalità comunicativa prevalente è di tipo accusatorio, indicatorio (ad asta) e utilizzi nel linguaggio spesso verbalizzazioni del tipo “bisogna”, “si deve” …

Infanzia: hai vissuto un’infanzia troppo “breve”, con il divertimento sostituito spesso dal dovere.

Salute: acne,d ermatiti, vitiligine, miopia, presbiopia, maculopatie, miocardiopatie, nevralgia del trigemio, ipersudorazione, cervicalgie, riniti allergiche, costellazione ossessiva.

 

Paura di base: di essere cattivo, difettoso, impreciso

Personalità ossessiva

Carattere rigido

 

ENNEATIPO DUE
Conosciuto come Aiutante, Seduttore, Donatore
Centro Emotivo
Evita Bisogno/Abbandono
Passione Superbia
Virtù Umiltà
Sei altruista, uno che si da’ molto agli altri. Riconosci i bisogni degli altri piuttosto che i tuoi e lo scopo delle tue attenzioni è ottenere amore. Socialmente inserito, aperto e solare. Tendi a compiacere il prossimo, addattando la tua personalità a quela degli altri. La tua modalità operativa è dedicarsi al prossimo e appari come un “salvatore”. Appari, in alcuni casi, iperprotettivo ed invadente. Non tollera le persone indipendenti e quando non ottieni gratificazioni diventi aggressivo e ti trasformi in vittima. Emozionalmente sei dolce e premuroso, ma nelle relazioni potresti correre il rischio di annullarti completamente per l’altro. Sotto stress, diventi dispotico e aggressivo. Sei avvolgente e romantico e anche un po’ sognatore. La tua modalità comunicativa è quella propiziatrice (triangolo).

Infanzia: spesso hai dovuto occuparti degli altri familiari o hai dovuto imparare a renderti utile per essere amato o apprezzato.

Salute: problemi sfera genito-sessuale, dermatiti, problemi ano-rettali, ritenzione idrica, obesità.

 

Paura di base: di essere indegno dell’amore degli altri

Personalità istrionica

Carattere insofferente e impulsivo

 

ENNEATIPO TRE
Conosciuto come Realizzatore, Manager, Realizzatore
Centro Emotivo
Evita Insuccesso/Disprezzo
Passione Vanità
Virtù Sincerità
Sei un tipo gioviale, magnetico e iperproduttivo. Vuoi primeggiare e la cosa più importante è fare. Ti senti realizzato solo attraverso il successo. Sei stimolato dalla competizione e la tua parola chiave è “efficienza”. Sei un ottimo combattente, ma quando le cose non vanno per il verso giusto, tendi a non riconoscere la sconfitta, addossando la colpa agli altri. Tendi a sopravvalutare molto te stesso, cadendo nella vanità. Sai essere un ottimo capo, efficiente e con ottime capacità progettuali. Sei un bravo comunicatore, ma attento alla manipolazione. Sei critico verso chi non è efficiente o si dimostra fragile emotivamente. Tendi ad identificarti con il tuo lavoro e le pause forzate possono mandarti in crisi esistenziale. sotto stress diventi indolente. la tua modalità comunicativa è indicatoria (asta).

Infanzia: ti sei sentito amato solo quando ottenevi successi (scuola, sport, casa)

Salute: problemi alle tiroide, problemi laringei, problemi surrenalici, problemi visivi, problemi ano-rettali.

 

Paura di base: di non avere valori interiori

Personalità isterica

Carattere controllato e felice

 

ENNEATIPO QUATTRO
Conosciuto come Tragico-romantico, Artista, Creatore
Centro Emotivo
Evita Ordinarietà
Passione Invidia
Virtù Armonia
Sei sensibile, emotivo e con temperamento artistico. Tendi all’autoconformismo e alla ricerca dell’autonomia. Ti senti diverso dagli altri, con un senso latente di piacere e invidia. Tendi a sognare a occhi aperti e a rimpiangere il passato e le “cose perdute”. Alterni una modalità tragico-romantica e sei assillato da una sorta di senso di invisibilità. Tendi a sentirti incompreso. Amore, amicizia, affetto, sincerità sono le tue parole chiave e sei convinto che per arrivare alla felicità occorra necessariamente passare dalla sofferenza. Hai paura di essere rifiutato e anche per questo tendi, alcune volte, ad aiutare completamente gli altri. Sei empatico e la tua modalità comunicativa è propiziatrice. Quella iperlogica ti annoia e quella indicatoria ti spaventa.

Infanzia: hai vissuto alcune perdite affettive o ripetuti sradicamenti, che ti hanno portato a percepirti invisibile.

Salute: glicemia, costellazione maniaco-depressiva, obesità, ritenzione liquidi, problemi psico-sensoriali.

 

Paura di base: di essere senza identità, di non essere originale, unico

Personalità masochista

Carattere triste, emotivo

 

ENNEATIPO CINQUE
Conosciuto come Osservatore, Indagatore, Distaccato
Centro Razionale
Evita Vuoto/Ricatto
Passione Avarizia
Virtù Generosità
Hai un carattere prevalentemente amabile e cortese, di grande forza interiore. Hai una grande sete di sapere e sei sempre pronto ad osservare e analizzare. Tendi a chiuderti in te stesso, perdendo la capacità di interagire con gli altri. Spesso la tua vita, infatti, è a compartimenti stagni, senza integrazione. Se ami osservare, odi essere osservato e puoi apparire freddo e distaccato. Le attività ricreative e sociali possono essere una perdita di tempo per te e dedichi molto tempo allo studio e alla conoscenza. Sei infastidito dai limiti intellettuali altrui. Sei un abile ascoltatore e tendi a non chiedere mai. Il tuo meccanismo principale è l’isolamento e sotto stress tendi a fuggire e ad allontanarti. Puoi essere un ottimo capo e un collaboratore, ma difficilmente lavori in squadra.

Infanzia: spesso ti sei sentito non desiderato.

Salute: problemi urinari, anemia, problemi visivi, uditivi e polmonari.

 

Paura di base: di essere incompetente

Personalità schizoide (isolamento)

Carattere razionale, distaccato

 

ENNEATIPO SEI
Conosciuto come Scettico-leale, Collaboratore, Responsabile
Centro Razionale
Evita Trasgressione/Ambiguità
Passione Paura
Virtù Coraggio
Sei un tipo leale e sincero, ma estremamente timoroso e indeciso. Sei rispettoso delle regole e delle tradizioni, ma non ti fidi molto degli altri e soprattutto appari diffidente e sospettoso degli sconosciuti. Quando “sposi” un’idea, qualcosa o qualcuno, diventi un servitore acritico con tendenza al fanatismo. Sei tendenzialmente un “pauroso” e potresti avere una modalità fobica (che rifugge il rischio) o controfobica (ti lanci in tutte le situazioni rischiose cercando di esorcizzare la paura). Sei un procrastinatore e “eviti”, ove possibile, il possibile successo. Privilegi occupazioni dove vi è una chiara linea gerarchica e potresti essere un ottimo gregario. Sotto stress diventi iperattivo e/o servile. Quando ti senti a tuo agio, potresti essere un ottimo diplomatico e sei stimolato da persone forti e decise con modalità di tipo indicatorio.

Infanzia: hai vissuto con figure genitoriali o di riferimento probabilmente fredde e/o imprevedibili. Spesso eri punito senza giustificazione.

Salute: problemi ano-rettali, bronco polmonari, problemi ipertensivi, problemi di sanguinamento.

 

Paura di base: di essere senza guida, di rimanere da solo

Personalità fobica/controfobica; evitante/paranoide

Carattere pauroso, conformista, vendicativo

 

 

ENNEATIPO SETTE
Conosciuto come Entusiasta, Esploratore, Intrattenitore
Centro Razionale
Evita Dolore/Limitazione
Passione Gola
Virtù Sobrietà
Sei entusiasta, allegro e divertente. Sei portato a goderti la vita e spesso sei al centro dell’attenzione. Coinvolgente e simpatico e modalità iperlogiche. Ti piace coinvolgerti in tante cose contemporaneamente e ami molto il bello. Sei in continua ricerca del piacere, soprattutto quando ti senti ingabbiato e ami avere sempre una via di fuga. Puoi sembrare superficiale. Sotto stress tendi a chiuderti e non permetti a nessuno un reale avvicinamento, diventando anche aggressivo. Sei un ottimo ricercatore e studioso, brillante e ottimista e paradossalmente, soprattutto sul lavoro, puoi anche apparire molto serio e disciplinato.

Infanzia: hai subito esperienze emozionali dolorose.

Salute: disturbi ansiosi e del miocardio, problemi venosi, problemi motori, vertigini

Paura di base: di soffrire

Personalità narcisista

Carattere anticonformista, vendicativo

 

ENNEATIPO OTTO
Conosciuto come Lottatore, Boss, Guerriero
Centro Viscerale
Evita Debolezza
Passione Lussuria
Virtù Semplicità
Sei portato al controllo degli altri e di te stesso, ritendendo sempre di essere nel giusto. Rifuggi la codardia e sei dotato di grande forza. Hai un profondo senso della giustizia e della verità. Tendi a controllare anche in campo affettivo e familiare e soffri quando sei in posizioni subalterne. Spesso ti schieri con il più debole e quando le cose non vanno per il verso giusto, reagisci con rabbia. Non ammetti quasi mai i tuoi errori, difendendoti con la negazione. Sei un grande oratore e affabulatore e puoi apparire rissoso e irascibile. Sotto stress ti chiudi in te stesso e mediti, spesso, vendetta. Puoi essere un ottimo amico e consigliere e sul lavoro dai il meglio di te in posti di responsabilità. La modalità comunicativa prevalente è indicatoria e tendi ad essere, in alcuni casi, logorroico.

Infanzia: hai subito probabilmente o pensato di subire ingiustizie.

Salute: problemi coronarici, problemi mnemonici, costellazione aggressiva, problemi sensoriali.

 

Paura di base: di essere ferito, tradito

Personalità antisociale e sadica

Carattere impulsivo, pigro, ribelle

 

ENNEATIPO NOVE
Conosciuto come Mediatore, Pacificatore, Armonizzatore
Centro Viscerale
Evita Conflitto
Passione Accidia
Virtù Diligenza
Sei tipicamente calmo, diplomatico e passivo. Rifuggi il conflitto e ami l’armonia. Tendi a mantenere la “pace” in ogni posto e hai un atteggiamento molto accomodante, senza mai prendere una personale posizione netta e decisa. Puoi risultare ambiguo infatti. Tendi ad abbondare in passatempi e attività, a volte, improduttive. Ami la buona compagnia e sei un armonizzatore. Sotto stress diventi timoroso e ansioso e tendi ad appoggiarti ad una persona autoritaria. Puoi essere un ottimo amico e consigliere, ricercato e amato. Sul lavoro non ami essere oppresso, criticato e controllato. Ricerchi attenzioni e complimenti.

Infanzia: ti sei sentito spesso ignorato, trascurato o rifiutato quando esprimevi la tua opinione.

Salute: problemi cutanei, problemi glicemici, problemi miocardici, sovrappeso e obesità.

 

Paura di base: frammentazione

Personalità dipendente

Carattere pigro

 

La presente descrizione non costituisce una Diagnosi, né può essere considerata completa ed esaustiva. Si invita ad un eventuale approfondimento con lo specialista.

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