Categoria: <span>Stress da Lavoro</span>

Stress e Salute

In generale, lo stress, non viene considerato una malattia, ma può far insorgere disturbi psicofisici molto rilevanti. Inoltre, scoperte recenti, indicano che livelli elevati di stress possono causare anche la modificazione del DNA.

Possiamo distinguere le seguenti manifestazioni dello stress:

1. MANIFESTAZIONI FISIOLOGICHE: le reazioni di stress sono una preparazione alla lotta o alla fuga. Le reazioni fisiologiche tipiche diventano allora: aumento della pressione arteriosa, accelerazione della coagulazione sanguigna, tachicardia o aritmia, tensione muscolare con conseguenti algie a carico del collo, del capo e delle spalle, produzione eccessiva di succhi gastrici. Vengono interessati conseguentemente tutti gli organi e gli apparati.
2. MANIFESTAZIONI EMOTIVE: reazioni di ansia e depressione, senso di disperazione e impotenza. Lo stato temporaneo può diventare più profondo e prolungato e superare i limiti della norma, sfociando nella patologia.
3. MANIFESTAZIONI COGNITIVE: in condizioni di stress, molti lavoratori hanno difficoltà a concentrarsi, a ricordare e memorizzare, ad apprendere nuove cose, a essere creativi e a prendere decisioni. Anche in questo caso, superate certe soglie, le suddette reazioni possono comportare uno stato disfunzionale.


4. MANIFESTAZIONI COMPORTAMENTALI: l’esposizione allo stress porta il lavoratore a comportamenti di “automedicamento” quali l’abuso di alcool e fumo. Altri lavoratori cercano conforto nel cibo, aumentando così il rischio di obesità e di conseguenti patologie cardiovascolari e diabete. Un’altra valvola di sfogo è l’abuso di sostanze psicoattive e il conseguente aumento del comportamento antisociale. Fra gli esiti clinici connessi allo stress sul lavoro, figurano (Unione Europea): le malattie cardiovascolari, il cancro, le affezioni respiratorie e le “cause esterne” (infortuni e suicidi). Esse determinano circa il 75% di tutti i decessi.

In Europa oltre il 34% delle donne e il 41% degli uomini di età compresa tra i 15 e i 34 anni sono fumatori abituali. Uno dei motivi che inducono a iniziare a fumare o che impediscono di smettere di fumare è lo stress legato all’attività lavorativa.             L’elevata assunzione di alcol aumenta il rischio di carcinoma epatico primario e di tumori a carico del tratto digestivo superiore, oltre che di infortuni e comportamenti suicidari e antisociali. Anche in questo caso, lo stress sul lavoro è uno dei fattori che determinano il consumo elevato di alcolici. Circa il 63% dei giovani dell’Unione Europea ammette di essersi ubriacato almeno due volte. E’ lecito temere che essi ricorrano agli alcolici se e quando, nella loro vita, non riusciranno a trovare lavoro, oppure dovranno far fronte a situazioni di stress lavorativo.

Cardiopatia e Ictus.

Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte nei Paesi dell’Unione Europea. La combinazione di elevati livelli di impegno psicologico, la scarsa autonomia decisionale e il controllo, si traducono in uno stato di tensione che aumenta il rischio di morbilità o mortalità cardiovascolare.

La percentuale di malattie cardiovascolari dovute allo stress lavorativo e pari al 20% circa. Se il lavoro è particolarmente sedentario, la percentuale sale vertiginosamente sino al 50% circa. Riguardo all’ictus, le evidenze sperimentali sono meno univoche ma i fattori di rischio sono simili a quelli segnalati per la cardiopatia ischemica, il fumo, l’ipertensione, l’alimentazione inadeguata e il diabete.

Cancro.

Un terzo di tutti gli uomini e un quarto di tute le donne nell’UE si ammalano di cancro prima dei 75 anni. Un uomo su cinque e una donna su dieci muore di cancro prima di aver raggiunto tale età.

Lo stress lavorativo, in sé, non provoca probabilmente il cancro ma, può sostanzialmente contribuire a una serie di comportamenti da stress che aumentano il rischio di essere colpiti da tale malattia. I più importanti sono il fumo, la sovralimentazione e l’eccessivo consumo di grassi, la promiscuità.

Patologie osteomuscolari.

La combinazione di tensione muscolare e traumi multipli a carico di alcune parti dell’apparato locomotore possono determinare sintomi dolorosi ricorrenti che comportano una limitazione della funzionalità a carico degli arti superiori, del collo e del tratto lombale. Grande attenzione va data, quindi, all’ergonomia sul posto di lavoro.

Patologie gastroenteriche.

Lo stress lavorativo può comportare dispepsie non accompagnate da ulcere e sindromi del colon irritabile.

Disturbi d’ansia.

L’ansia è un comune segnale dello stress lavorativo. Tra i disturbi d’ansia figurano maggiormente il disturbo da stress acuto, caratterizzato da ansia e dissociazione e il disturbo post-traumatico che deriva da particolari eventi traumatici. Nel campo lavorativo basti pensare ad eventi quali incendi, rapine, infortuni gravi.

Disturbi depressivi.

Particolari condizioni e situazioni della vita lavorativa, in correlazione con eventi della sfera privata, che provocano una particolare lesione dell’autostima nel soggetto, possono generare una depressione clinica. I disturbi depressivi, diversamente intesi e classificati a seconda di specifici criteri, possono comportare, in associazione, altri disturbi cognitivi ed emotivi.

 

 

 

non_aspettare_mirco_turco

MINDFULNESS IN AZIENDA

Essere consapevoli, anzi, essere attenti con consapevolezza, rappresenta un vero potere per l’individuo, ma anche per le organizzazioni. Questo era già ben noto 2500 anni fa, tempo in cui la mindfulness era una pratica ed un insegnamento centrale della tradizione psicologica buddhista.

non_aspettare_mirco_turco

Oggi, la mindfulness viene considerata uno stile di pensiero, una formamentis in cui pensieri, emozioni e azioni vengono “liberati” dai classici automatismi comportamentali. Proprio attraverso un processo di progressiva consapevolezza, si disinnesca il famoso pilota automatico!

Le pratiche di mindfulness si concentrano strategicamente sulla dimensione temporale. È sufficiente sottolineare che oltre il 70% del tempo che viviamo, lo dedichiamo ad esplorazioni del passato o del futuro, praticamente a dimensioni che in realtà, non esistono! D’altra parte, è ben noto che lo stress che a volte sovrasta le nostre vite private e lavorative, è legato al 30% da ciò che accade, ma al 70% a ciò che pensiamo possa accadere!

La mindfulness, attraverso opportuni esercizi di respirazione e di consapevolezza, diventa una pratica essenziale anche nei moderni scenari lavorativi ed organizzativi e non è un caso che grandi Aziende abbiano sviluppato dei programmi per dipendenti e manager. Apple consente ai manager di meditare 30 minuti al giorno, mentre Nike ha una sala relax con percorsi indicati per tutti i dipendenti. Google sviluppa programmi di mindfulness personalizzati e in Yahoo, i lavoratori possono usufruire di sale meditative. Procter e & Bamble, Deutsche Bank sono altri esempi di aziende che ben comprendono la strategica rilevanza del benessere.

Quando si parla di “focus sulla Persona”, quindi, occorre considerare anche delle pratiche virtuose centrate proprio sul benessere e su una sempre più necessaria “wellbeing culture”. In sintesi, come dimostrano ormai numerosi studi, questi gli effetti più immediati della mindfulness in azienda:

  • Integrazione mente-corpo.
  • Focalizzazione del Quì e Ora.
  • Chiarezza nel lavoro e aumento della performance.
  • Coesione e condivisione di gruppo.
  • Self efficacy e creatività davanti ai problemi.
  • Intelligenza emotiva.
  • Potenziamento del team e della collaborazione.
  • Flessibilità e apertura al cambiamento.
  • Miglioramento delle dinamiche interpersonali e migliore comunicazione interna.
  • Miglioramento benessere psicofisico.
  • Prevenzione della ruminazione mentale.
  • Miglioramento del clima aziendale.

Lavorare fa male … e la Felicità salverà le Organizzazioni

 

Vi sembrerà strano, ma nelle Organizzazioni moderne e in quelle future, ciò che conta e conterà sarà la Felicità!
Sembra un’affermazione romantica o lontana dal concetto di Business, ma vi assicuro che non è affatto così …
Per lavorare bene, per prosperare, per raggiungere risultati, le organizzazioni e le persone che ne fanno parte devono, banalmente, sentirsi bene, soddisfatte, protette e valorizzate. Al bando, quindi, ogni forma di stress!
Un po’ di numeri e percentuali daranno un primo quadro di ciò che sto illustrando:
– L’87% dei lavoratori è demotivato
– 500 miliardi di euro sono sprecati per mancanza di produttività
– Il 33% del calo di fatturato è dovuto al basso livello di engagement
– Si registra un aumento del 37% di assenteismo a causa dello stress
– Si registra una percentuale in aumento di incidenti sul lavoro (+49%) e il 60% è dovuto a errore umano


Questi dati europei potrebbero essere già sufficientemente allarmanti, ma forse non basta … Sembra che nei Paesi dove si lavora meno, ci sia meno disoccupazione e maggior ricchezza individuale e felicità (es. Francia e Germania). Si direbbe, quindi, che, spesso, si lavora troppo e male!
E ancora … in Europa, 40 milioni di lavoratori soffrono di stress lavorativo e 84 milioni hanno almeno un disagio psicologico. Nel 2020 la depressione sarà la patologia più diffusa!

Dall’altro lato, c’è il concetto di Benessere o la politica antistress che molte organizzazioni cercano di applicare. Io parlerei meglio di  wellbeing culture.
Già negli anni 20, lo studio Happy Productive Worker aveva dimostrato che il benessere dei dipendenti porta ad un aumento della produttività e dei profitti e gli studi di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni da allora, si sono moltiplicati e ad oggi sono numerosissimi. La produttività aumenterebbe del 30% e l’innovazione del 300%, inoltre si registra una riduzione del turnover del 55% e una diminuzione del burnout pari al 125%, con un’ulteriore riduzione del 66% dell’assenteismo per malattia!

Questi dati sono ovviamente incoraggianti, ma non sufficienti ancora per un cambiamento repentino di rotta, per un reale change management e per un effettivo mutamento della cultura del lavoro.
Insomma, non ci stancheremo mai di dire che lo stress lavorativo determina danni ingenti e se ancora non è sufficiente, il costo totale per disagi mentali collegati allo stress lavorativo è pari a 240 miliardi l’anno, con un 43% di costi diretti per spese sanitarie e 57% di perdita di produttività.

In Italia trascorriamo in media 1725 ore l’anno al lavoro. Circa il 30% della nostra vita attiva! A livello individuale, lavoriamo 243 ore più dei francesi e 354 ore più dei tedeschi! In aziende ad alto livello di stress, le spese di assistenza sanitaria sono quasi il 50% maggiori rispetto ad altre organizzazioni …
Il Center for American Progress stima che rimpiazzare un singolo collaboratore costa circa il 20% del suo salario, mentre in Italia, 11 milioni di persone usano psicofarmaci a causa dello stress lavoro correlato.

Dopo questa overdose di numeri e percentuali che spero rimbombino ossessivamente nella mente dei dirigenti o di chi si occupa di cultura organizzativa, ritorniamo al principio: qual è il ruolo della Felicità?
Il World Happiness Report è un’indagine storica sullo stato della felicità globale, che raggruppa 156 Paesi per il mondo in cui i loro cittadini si sentono felici. Il Paese più felice non è l’Italia ovviamente. Quest’anno risulterebbe essere quel tratto di terra che va da Helsinki alla Lapponia.
Gli indicatori principali sembrano quasi banali: sauna all’aria aperta; amore verso gli altri e l’ambiente circostante, uso appropriato di internet. Nella top ten rimangono nazioni come la Finlandia, la Danimarca, la Norvegia, l’Islanda, l’Olanda, la Svizzera, la Svezia, la Nuova Zelanda, il Canada e l’Austria. L’Italia è al 36° posto! Negli Stati Uniti, invece, aumenta l’infelicità a causa di un’epidemia di dipendenze (sostanze, gioco d’azzardo, media digitali).


Un’altra considerazione che sorprenderà: utilizzo della tecnologia, ma con moderazione! In Italia e in altri Paesi, invero, si parla già di “telepressione del luogo di lavoro” (wokplace telepressure) che aumenterebbe il livello di esaurimento fisico e mentale nel lavoratore. Insomma, non sappiamo usare saggiamente neanche il progresso tecnologico …
Ancora alcuni numeri a tal proposito:
– Un’interruzione di 2.8 secondi (tempo necessario per leggere un breve messaggio su watsapp) può raddoppiare il tasso di errore anche su compiti semplici.
– Un’interruzione di 4,4 secondi (tempo necessario per inviare un messaggio) può triplicare il rischio di commettere errori.
– Un impiegato d’ufficio controlla mediamente le email 30 volte l’ora.
– Ogni volta che un lavoratore si distrae, impiega una media di 25 minuti per ritornare a concentrarsi su ciò che stava facendo.
– Il 67% dei proprietari di uno smartphone controlla il suo dispositivo anche quando non riceva alcuna notifica.
– Il 44% dorme con il cellulare accanto al letto.
– Il 29% non riesce ad immaginare una vita senza uno smartphone.
– Il 55% dei lavoratori dichiara di controllare le email dopo le 23.

Sarà sufficiente? Bhè, la felicità richiede anche, talune volte, di fermarsi a riflettere e se pensate di non avere tempo poiché lavorate troppo, questo articolo è proprio per voi …

Il Domani è Oggi

Il Domani è Oggi. 

Introduzione

Vi sembrerà strano, ma tutti, siamo puntualmente in ritardo!
Il nostro cervello, infatti, elabora le informazioni dopo qualche frazione di secondo dalla percezione degli stimoli che provengono dal mondo circostante. Quindi, che lo vogliate o meno, il rapporto con il tempo è comunque vincolato oltre ad essere squisitamente capriccioso e soggettivo.
Lo studio sul tempo e sulla tendenza a rimandare parte qualche anno fa, quando dovevo “inventare” una tematica nuova e affascinante per discutere la mia tesi di laurea in psicologia. Ironia della sorte, trovai però un docente universitario che per quanto entusiasta e interessato rimandava sempre i miei appuntamenti e il grosso rischio, per me ovviamente, era quello di procrastinare anche la mia data di laurea.
Fortunatamente o sfortunatamente, ancora oggi non sono in grado di dirlo, avevo la sensazione che il tempo trascorreva velocemente e il mio animo forse inquieto mi diceva, invece, – lo fa imperterrito ancora – che mi dovevo sbrigare!

procastinazione_mirco_turco
È assodato dirvi che cambiai tematica e quindi anche docente universitario! La mia priorità, il mio focus era laurearmi in una data precisa e non ammettevo procrastinazione alcuna.
L’anno dopo alla mia laurea, decisi di mettere nero su bianco il materiale che avevo ricercato con tanta sensata parsimonia e pubblicai il mio primo libro da un titolo alquanto improbabile: Procrastinazione Universitaria e Disorientamento Personale. Avrei voluto dedicarlo a quel professore ma fui diplomatico e lasciati perdere.
Sicuramente, se avessi studiato al tempo meglio strategie di marketing, avrei trovato un titolo differente!
Di fatto, in meno di un centinaio di pagine illustravo le ricerche internazionali sul tema della procrastinazione, ovvero della tendenza a rimandare, sottolineando, con velata enfasi che ognuno di noi, almeno una volta nella vita ha rimandato qualcosa: una decisione, un compito, un comportamento.
Chiaramente, l’impegno di tradurre e adattare le ricerche avvenute in altri Paesi non fu semplice ma la volontà si trasformò in spietata ostinazione, poiché mi accorgevo, progressivamente, che la tematica riguardava ognuno di noi, a trecentosessanta gradi e in ogni ambito; dallo studio, alla vita privata, a quella relazione, sino a quella lavorativa.

Antistress
Da quei primi studi ho ricavato anche altre due “leggi” importantissime e strategiche per le umane esistenze e per la mia:
1. Per ottenere dei risultati differenti occorre fare cose diverse ma soprattutto cambiare, in un certo modo, la nostra forma mentis.
2. Le persone, in generale, hanno una grande difficoltà nel cambiare e soprattutto devono sapere in che modo farlo. Tale difficoltà è così radicata che spesso non vogliamo mutare abitudini difettose o comportamenti che portano da nessuna parte, quasi fossimo orientati naturalmente al masochismo.

Qualcuno, sicuramente, potrebbe inneggiare a una o più solite originali leggi della motivazione, cioè che occorre, per forza, essere sufficientemente motivati ma ho scoperto, nuovamente, tra teorie e pratiche, che in talune occasioni non è solo questione di motivazione e che non possiamo sempre aspettare la vena giusta, l’ispirazione, la spinta proficua. Occorre essenzialmente iniziare!

Procrastinazione universitaria e disorientamento personale
Qualche anno più tardi, trasformai il mio primo saggio sulla tematica, in verità unica opera in Italia scritta sino a quel momento, in un secondo libro dal testo sicuramente più originale e ammagliante: Il Domani è mai: 29 modi per smettere di rimandare.
Ebbe, sin da subito, un discreto successo, poiché era un condensato di spiegazioni e argomentazioni sull’identità del procrastinatore, delineando un vero profilo o identikit ma soprattutto suggeriva in modo velatamente sottile e persuasivo come fare a smettere di rimandare.
Il destino o fato avverso o le stelle pigre, vollero che il testo si trasformò, per qualche insensata ed oscura legge del mercato, in un oggetto introvabile! E ancora oggi lo è, tanto che mi capita di ricevere alcune email o telefonate di persone che mi chiedono disperatamente il libro e mi ritrovo, mio malgrado, a rimandare ad altri tempi la spedizione!


Nel libro, suggerivo, inoltre, in modo ludico ma professionale, almeno 29 modi per combattere la problematica. La gente è attratta dai numeri o dalle statistiche, danno un senso di maggiore efficacia e stabilità!
Quando la gente mi chiedeva perché 29 modi? Bhè, perché ne avevo trovati 29 sino a quel momento e se avessi perfezionato meglio sempre il fatidico marketing, lo avrei sottolineato diversamente, magari con 69 sfumature per smettere di rimandare!
Sono giunto quindi alla conclusione di dover scrivere un nuovo libro, partendo proprio da quelli precedenti, ampliandone in modo pragmatico le argomentazioni e le soluzioni.

Il Domani è Oggi presume arricchire il versante cognitivo, emotivo e motivazionale del lettore che si trova, suo malgrado, a identificarsi proprio con il procrastinatore.
È un libro ugualmente utile agli altri, a tutti, poiché enfatizza una costante della vita, ovvero il tempo, nella sua percezione oggettiva e soggettiva, nel suo vissuto e nel suo scorrere creativo, indeciso o convinto.
Per quanto la fisica, da Einstein in poi, consideri il tempo un’illusione ostinata, la ricerca neuroscientifica ci dice che tutti gli esseri viventi possiedono un “senso” del tempo ed è proprio questo che conta ed ha, indiscutibilmente, un immenso valore magico.

In fondo, il tempo è proprio una cosa buffa! Oggi c’è e domani pure ma, a volte, non c’è né oggi né ci sarà domani.
Dove andrà mai? Cosa mai avrà da fare? Strana sorte quella del tempo. A volte, è poco, altre volte troppo; è mutevole… cambia e cambia ancora, gioca, si ferma, corre, si eclissa, riparte.
Forse, un giorno, ce ne sarà abbastanza per comprendere che era con noi e per noi ma che, ormai… si è perso!

Il tempo

PSICOLOGIA

Il Vostro TERMOMETRO DELLO STRESS

 

Il vostro Termometro dello Stress

Gli antichi Greci credevano che l’agitazione, le palpitazioni, l’affanno tipici di una condizione di stress dipendessero dagli dei, che li invitavano agli uomini per vendicarsi di essere stati trascurati! Sarebbe alquanto affascinante ma, purtroppo, non è così …

Lo stress è una forma di adattamento ed è anche strategico per la vita degli esseri umani come per gli altri animali. Non è sicuramente una malattia ma può causare serie problematiche psicofisiche se non riconosciuto o se “supera” alcuni livelli. Oggi, sappiamo che elevati livelli di stress protratto possono addirittura modificare il DNA!

Di seguito trovi un piccolo e pratico “termometro dello stress”. È composto da 12 sintomi psicofisici. Rispondi con quale frequenza si sono manifestati negli ultimi 3 mesi.
Molto frequentemente: 6 punti
Frequentemente: 5 punti
Talvolta: 4 punti
Raramente: 3 punti
Molto raramente : 2 punti
Mai: 1 punto


1. Impossibilità di addormentarsi o di dormire senza interruzioni
2. Mal di testa o dolori alla testa
3. Indigestione o nausea
4. Sentirsi stanco, esausto senza apparente motivo
5. Tendenza a mangiare, bere, fumare più del solito
6. Diminuzione del desiderio sessuale
7. Mancanza di respiro o senso di vertigine
8. Diminuzione o aumento dell’appetito
9. Tremori muscolari
10. Sensazione di avere punture, fitte sul corpo
11. Sensazione di non avere voglia di alzarsi dal letto la mattina
12. Tendenza a sudare o sensazione che il cuore batta forte

Dopo aver fatto la somma, se avete ottenuto un punteggio superiorere a 36, forse è il caso di fermarsi e di approfondire!

A seconda del livello di stress, esistono strategie o piccoli esercizi che possiamo fare per ridurre la nostra “soglia”. Tra questi, imparare e applicare la “Formula 6+2=8” potrebbe già essere risolutivo. Rallentate la vostra respirazione e cercate, con l’allenamento, di Inspirare per 6 secondi, Bloccate il respiro per 2 secondi ed Espirate per 8 secondi. È sufficiente ripetere questo esercizio per soli 10 minuti, magari la mattina e prima di andare a dormire. Ma per credere, dovete e potete provare! Allenatevi prima in un posto tranquillo, assicurandovi di non essere disturbati. Vi garantisco che dopo un po’ riuscirete a rilassarvi anche nel traffico!

Intelligenza corporea e Benessere

INTELLIGENZA CORPOREA E BENESSERE

C’è un’intelligenza diversa in noi esseri umani, che va oltre il saper ragionare o risolvere i problemi. È qualcosa che non dipende dallo studio né da un particolare talento ma è banalmente un nostro patrimonio che deriva da svariati e risonanti secoli di evoluzione.

Mi riferisco all‘intelligenza corporea! L’intelligenza corporea  ci dice che se per 8 ore al giorno siamo curvi sul nostro pc e non alziamo mai il capo, il nostro umore sarà depresso e i pensieri negativi aumenteranno; intelligenza corporea è quando con in mano una tazza calda, diventiamo normalmente più cordiali; intelligenza corporea è considerare una relazione interpersonale più “instabile” quando, parlandone,  stiamo magari seduti su una sedia traballante!

Il corpo ha le sue ragioni quindi ed occorre, in chiave benessere, ripensare al corpo! Vi è forse una sopravvalutazione del pensiero e noi non siamo solo i nostri pensieri, per fortuna! Alcune problematiche, infatti, sussistono quando ci identifichiamo troppo con taluni pensieri, tralasciando, di fatto, qualcosa di strategica rilevanza: le sensazioni corporee e l’intelligenza corporea!

Quando vi sentite depressi l’unica cosa da fare è muoversi! Fate una passeggiata, percorrete strade nuove e l’umore ne gioverà, inoltre, diventerete più creativi! Un’altra cosa che sapientemente potete fare è saltare!  I movimenti verso l’alto fanno bene all’umore …

Ricordatevi di sorridere! Se la prima volta può essere uno sforzo, riprovate due, tre, cinque volte. Il corpo reagirà presto con una scarica neurochimica che vi farà cambiare umore poiché, di fatto, state cambiando stato fisiologico. Ridere è poi contagioso e lo sanno bene anche i nostri cari illuminanti neuroni specchio! Anche questa è intelligenza corporea.

Coltivate l’ottimismo, poiché avrete migliori risposte immunitarie. Camminate nella natura poiché questo faciliterà l’interruzione dei pensieri ossessivi; ascoltate musica poiché contribuisce a ridurre la pressione sanguigna; cantate e scioglierete i noduli alla gola … Di tanto, in tanto, stringete un pugno, poiché questo semplice gesto potrebbe accrescere in voi costanza e determinazione!

Pratichiamo allora l’intelligenza corporea!

Il corpo manda sempre dei messaggi ed esiste un vero e proprio “linguaggio segreto”. La frustrazione e la rabbia logorano il fegato e lo stesso organo, in caso di malfunzionamento, può provocare difficoltà cognitive, insonnia e irrequietezza.

La ruminazione ossessiva causa, alla lunga, sofferenza cardiaca; l’eccesso di impulsività determina una maggior propensione a sviluppare ulcera peptica; ansia e apprensione hanno ripercussione sui globuli bianchi; nutrire sentimenti negativi causa ipertensione … Se siete fatalisti, la vostra risposta alle infezioni sarà meno efficiente; il colesterolo hdl aumenta se siete particolarmente animosi nelle discussioni; l’insoddisfazione personale potrebbe aumentare il reflusso esofageo e se soffrite spesso di emicrania muscolotensiva, liberatevi di rabbia, ansia e senso di abbandono! La collera e la paura vi porteranno a maggiori problemi muscolo-scheletrici.

Insomma, assumere una nuova formamentis centrata sull’intelligenza corporea è tappa obbligata per riconoscere e gestire strategicamente lo stress e le altre problematiche conseguenti. Riconsideriamo il nostro corpo, affidiamoci ad esso e … fidiamoci!

 

Certificare il Fattore Umano Mirco Turco

Antistress CARDS

antistress cards

Alcune cards per te in ottica ANTISTRESS e per il tuo Benessere! Ogni card ha una sua immagine evocativa con lo scopo di creare una vera e propria mappa mentale ANTISTRESS … Vi consiglio un utilizzo quotidiano. Potete portare con voi, ovunque, una o più card! Ovviamente, per scoprirne il “senso”, leggete Unique Antistress Experience!

 

Unique Antistress Experience. Rassegna Stampa

Vi spiego perchè Emotional Suite funziona

Vi spiego perché Emotional Suite funziona …

In appena due mesi di attività, per 2 volte a settimana, negli incantevoli spazi del Vivosa Resort, sede della prestigiosa Antistress Academy, quasi 100 persone provenienti da più parti d’Italia e d’Europa, hanno “provato” Emotional Suite, un connubio perfettamente armonico tra natura, suoni, colori, arte.
Il 100% delle persone si è espresso positivamente in merito a questa esperienza antistress, sovente definita “inconsueta ed affascinante”, ad alto impatto emotivo. Inoltre, nel 100% dei casi si è registrato una diminuzione della pressione e della frequenza cardiaca.

Emotional Suite funziona perché:
– Le persone (quasi tutte) amano la musica e sono “affascinati” dai colori. Il colore ha un elevato impatto emotivo, inoltre, viene percepito ed elaborato dal cervello prima della forma.
– Non è importante che la persona parli o esponga i suoi problemi. L’inconscio lavora automaticamente “senza alcuno sforzo”!
– L’esperienza emozionale ed antistress dura poco: solo 16 minuti. Questo è in armonia con la convinzione diffusa delle persone di avere poco tempo per rilassarsi o dedicarsi al proprio benessere o con la percezione di non avere tempo in generale!
– È un’esperienza immediata. La persona riceve subito un feedback oggettivo (parametri fisiologici) e ciò piace alla nostra parte razionale. Inoltre, la stessa si esprime liberamente lasciando sfogo a ciò che è emerso, alle emozioni e sensazioni, sino all’interpretazione del quadro e della musica (parte emotiva e narcisistica).
– Emotional Suite funziona come pratica antistress ma anche come “spinta motivazionale”. Alcune persone hanno riferito di sentirsi “più cariche” …

Altre considerazioni importanti possono essere fatte sulla base dell’analisi dei risultati:
– Le persone con livelli di pressione più alta, tendono a preferire il quadro blu (di fatto, l’unico antistress).
– Le persone con livelli di pressione bassa, tendono a preferire il quadro rosso o quello viola.
– Chi mostra livelli elevati di stress tende a “concretizzare” i quadri, ovvero a dare una forma specifica o un significato, al contrario delle persone più rilassate che sembrano tollerare maggiormente l’astratto e l’indefinito. Tali considerazioni sono in armonia con gli studi scientifici in materia di difesa/facilitazione percettiva.

Emotional Suite dimostra che praticare un’attività antistress ben congeniata ma di fatto semplice, anche per pochi minuti, può essere altamente efficace per ridurre i livelli di stress e di ansia.

Per saperne di più …

Che cos’è la Precognizione

PRE-SENTIMENTO E PRE-COGNIZIONE (Capitolo di un mio saggio specialistico in fase di pubblicazione. Tutti i diritti riservati) …

Che cos’è la Visione a Distanza

CHE COS’ È LA VISIONE A DISTANZA, RV, REMOTE VIEWING La visione a distanza o remote viewing è un’abilità che viene …

Le 10 caratteristiche di un Serial Killer

L’omicidio seriale non è un fenomeno moderno, né nasce con i crimini di Jack lo Squartatore. Per quanto possa essere …