Categoria: Stile di Vita

scelte

Sindrome del colon irritabile e Ipnosi

La Sindrome del Colon Irritabile è una problematica caratterizzato da ipersensibilità dell’intestino crasso che comporta l’alternarsi fastidioso di stitichezza e scariche diarroiche, accompagnate da dolori addominali.

I sintomi arrivano quasi in modo imprevedibile e interferiscono con la vita quotidiana. Prendere un mezzo pubblico, salire in aereo, fare una fila, diventano situazioni preoccupanti e ansiogene, tanto da far aumentare le condotte di evitamento ed ansia sociale. Frustrazione e depressione possono scaturire da tale problematica, oltre ad un  costante vissuto di imbarazzo.

stress_lavoro_insegnamento_mirco_turco

Come ormai comprovato da molti studi e dalla stessa psicosomatica, esistono diversi collegamenti tra cervello e intestino. Inoltre,  l’intestino contiene molti neurotrasmettitori simili a quelli cerebrali, assolvendo   anche a funzioni di elaborazione. Sappiamo  che i due organi sono in intimo contatto tra loro,  permettendo così  un’elaborazione di ciò che ci accade e di ciò che viviamo  ad un livello “alto” e uno “basso”.

 

La sindrome del colon irritabile è molto diffusa ed è al contempo, sottovalutata. Sembra che in Italia ne soffra almeno il 18% della popolazione, con una prevalenza tra le donne.
Colpisce soprattutto persone che operano in contesti stressanti o persone che vogliono fare a tutti i costi carriera o che si obbligano a raggiungere standard elevati, tanto che negli USA viene anche chiamata “career woman’s disease” o malattia delle donne in carriera!

Se da un lato la sindrome del colon irritabile è considerata di natura funzionale, dall’altro lato, non sembra ci siano cause organiche  dimostrabili. Essa tende a peggiorare se non affrontata da uno specialista, soprattutto perché comporta disagi psicologici aggiuntivi e a causa dei diffusissimi rimedi “fai da te”!

Nonostante importanti connessioni tra fattori fisiologici e sociali, le cause della sindrome sono però soprattutto psicologiche:

  • Perfezionismo.
  • Conflitto di ruolo, ovvero il modo di rapportarsi al mondo.
  • Tendenza ad auto colpevolizzarsi.
  • Tendenza ad assumersi la responsabilità di qualsiasi evento negativo.
  • Elevati livelli di autocondanna.
  • Autozittirsi, assecondando le altrui esigenze.
  • Sottovalutazione di se stessi.
  • Autoefficacia labile.
  • Evitamento del conflitto.
  • Sviluppo di un  falso sé, per soddisfare le richieste sociali.

Dove Mirco Turco

Rompere lo schema  cognitivo e comportamentale è al pari molto importante per affrontare e gestire la problematica. La persone con sindrome del colon irritabile, sovente, pone un’attenzione selettiva alle sensazioni del corpo ed effettua, successivamente,   un’interpretazione catastrofica di esse. Qualsiasi sensazione viscerale viene rapportata così al problema intestinale e  cominciano ad innestarsi svariati pensieri negativi: “sto male … dovrò scappare in bagno … che figura …”. Ciò comporterà ulteriore stress ed  ansia.

Se da un lato farmacologia e dieta adeguata sono i trattamenti storici, è importante anche un supporto psicologico al fine di ridurre intensità e frequenza dei sintomi, ridurre e gestire stress ed ansia, migliorare la qualità della vita in generale.

Le persone con sindrome del colon irritabile alternano il loro atteggiamento mentale, da chiusura ad apertura; sono persone che  danno e trattengono, legittimano i propri bisogni e li negano, si arrabbiano e reprimono, vivendo sempre in un grande dubbio. L’insicurezza gioca un ruolo fondamentale nella loro vita. La fiducia in sé stessi e l’autostima vacillano quotidianamente.
Dare forma ai propri bisogni, lavorare sull’ipersensibilità alle critiche esterne, superare la passività, dare un nuovo equilibrio alle relazioni, senza paure e sensi di colpa, diventano tappe obbligate di una terapia psicologica della persona con sindrome del colon irritabile.

Alcuni studi specialistici (Webb AN, Kukuruzovic RH, Catto-Smith AG, Sawyer SM, “Hypnotherapy for treatment of irritable bowel syndrome”; Wilson S, Maddison T, Roberts L, Greenfield S, Singh S; dello Birmingham IBS Research Group, “Systematic review: the effectiveness of hypnotherapy in the manaement of irritable bowel syndrome.” Aliment Pharmacol Ther. 2006 Sep 1;24(5):769-80, …), dimostrano come l’IPNOSI sia molto efficace nel trattamento della  Sindrome, poiché non comporta alterazioni strutturali del corpo e riduce le sensazioni dolorose. Inoltre, smuove risorse e potenzialità, mobilitando energie e qualità per affrontare e gestire al meglio la propria esistenza.

Attraverso l’ipnosi e mediante alcune tecniche che possono essere utilizzate dal paziente in piena autonomia, viene ridotto progressivamente l’impatto negativo della sindrome e si riduce l’incidenza dell’ansia. Parallelamente, lo stress derivante viene ridotto e gestito strategicamente, consentendo un riappropriarsi della propria vita e un migliorando globale del benessere dell’individuo.

L’ipnosi non è controproducente e non ha alcun effetto collaterale. Risulta una pratica psicologica e medica sempre più pragmatica e utile per l’equilibrio psicofisico.

Perché facciamo le scelte che facciamo.

Probabilmente, il marketing tradizionale è destinato a fallire! Ma questa non è solo la mia opinione.

Non so se siete al corrente … ma le etichette dissuasive sui pacchetti di sigaretta non funzionano, anzi, stimolano i “centri del desiderio”! Inoltre, sarà una sorpresa scoprire che il pezzetto di lime o limone che mettiamo nella nostra cara birra Corona, che tra l’altro non è messicana, non ha una ragione antropologica né un’utilità salutista o legata alla presunzione di allontanare germi o mosche … è semplicemente uno “scherzo” di uno sconosciuto di qualche anno fa che ha solo pensato …”voglio vedere quanti copieranno quello che faccio”!!!

Voglio ancora illuminarvi dicendo che noi esseri umani non siamo affatto razionali e solitamente, facciamo cose diverse rispetto a quello che diciamo …

Lo sapevate poi che la gente preferisce il gusto della Pepsi ma che di fatto la Coca Cola vince nelle vendite? Questo però non lo dico io o altri studiosi di “economia comportamentale” ma è il

risultato di ricerche condotte con la risonanza magnetica funzionale, ovvero con quello strumento che ci dice se, come, quando e cosa si attiva nel nostro cervello.

Indipendentemente da ciò che volete essere o dalle vostre care convinzioni, sappiate che decidono le Emozioni e sono le Emozioni che danno il valore alle cose!

Desiderate un uovo oggi o una gallina domani? Pur se optate di procrastinare, preferendo la gallina domani, le aree limbiche del cervello si attiveranno maggiormente con l’uovo di oggi!

Preferite una Ferrari o una Mini Cooper? Occhio alla risposta. Il design della Mini attiva una piccola regione nella parte posteriore del cervello, che risponde ai volti. Appare, quindi, come

una “simpatica personcina”!

scelte

In fondo, se riflettiamo bene, cosa ci “rimane maggiormente in testa?” Qualcosa che ci coinvolge ovviamente, a meno che non siate un pesciolino rosso con memoria operativa di circa

sette secondi! (significa ricominciare a vivere ogni sette secondi!)

Inoltre, in questo mondo misteriosamente pseudo-equilibrato, reagiamo alle cose anche grazie ai nostri neuroni specchio, dall’empatia allo sbadiglio … ma scendete dalla scala evolutiva,

poiché è una cosa che ci accomuna, ancora una volta, ad altri animali come i cari macachi!

Non so voi … ma io sono veramente stufo, inoltre, quando entro in un negozio e la commessa, carina o brillante che sia, non sorride. Tutti sanno che la gioia e la felicità in un volto influenzano

un acquirente e non solo ma anche la probabilità di ricordare un nome (forse è per questo che devo fare un enorme sforzo!) Addirittura, in tal caso, si “illumina” maggiormente la regione del

cervello associata alle ricompense e quindi si “smuove” la cara dopamina!

Le parole e le frasi positive o se vogliamo, qualsiasi stimolo che sia subliminale o meno, influenzano anche il nostro comportamento nello spazio ma anche questo non lo dico io ma

studiosi eminenti di Harvard che hanno dimostrato, addirittura, che la camminata di anziani esposti a parole positive, migliorava del 10% circa!

E poi, smettiamola di non credere … siamo tutti superstiziosi perché il non esserlo significherebbe rinunciare al controllo delle cose e la nostra fatidica scala dei bisogni

vacillerebbe o scricchiolerebbe … Amiamo quindi la prevedibilità poiché le routine, addirittura, incidono sulla probabilità o meno di contrarre malattie respiratorie e i nostri bambini, proprio con

la routine simil montessoriana, crescono più sani e vanno meglio a scuola!

cat-837520_1920

Credete poi nella fortuna e nella sfortuna? Qualche anno fa a Londra, un venerdì 13 si è registrato un aumento del 51% degli incidenti stradali e del 32% in Germania! E se non siete

ancora convinti, il marchio Kit Kat va molto bene in Giappone perché somiglia all’espressione “vincere senza fallo” … Inoltre, se decidete che qualcosa nella vostra giornata andrà storto,

avrete ragione, così come se decidete che sarà un giorno bellissimo. Questo però, forse, è un altro discorso!

Siete credenti, siete religiosi? La preghiera ha il suo ruolo nella vita e nel mondo ma indipendentemente dalle ispirazioni o vocazioni, le monache presentano una maggiore

attivazione nella zona del cervello che produce le sensazioni di gioia e serenità quando pregano o immaginano una “situazione divina”.

Quando scegliamo qualcosa e quando acquistiamo qualcosa, il nostro cervello è così efficiente che in un paio di secondi decide in base alle esperienze passate, grazie a dei marcatori

somatici che appunto, collegano fatti ed emozioni. Se quando eravate più piccolini vi siete bruciati una manina vicino al forno, saprete di cosa sto parlando …

Inoltre, i nostri carissimi sensi hanno davvero un senso! Se da un lato abbiamo sempre sopravvalutato la vista, sappiate che l’olfatto è molto più strategico. Inoltre, gli odori attivano le

stesse aree cerebrali delle immagini, proprio tramite i neuroni specchio. I recettori degli odori vanno direttamente al nostro sistema limbico, quindi nuovamente emozioni! Occhio allora, anzi

naso, in quei negozi che “spruzzano” fragranze varie, come la vaniglia che ci ricorda tanto il latte materno o il cullare ritmato. I suoni, inoltre, hanno il loro grande effetto e questo è evidente

ma forse non sapete che ad esempio, la musica classica ha fatto diminuire la percentuale di diversi crimini o atti vandalici in alcuni Stati e che se dovete comprare un vino, la musica vi

spingerà a spendere di più.

coca-cola-862689_1280

Ad ogni modo e indipendentemente dalle considerazioni che farete ora, sappiate che purtroppo o per fortuna, siamo “consciamente confusi e inconsciamente controllati”. Informatevi bene

dunque, sul mondo ma soprattutto sulla vostra mente e sul vostro cervello! …

Testo principale di riferimento che consiglio a tutti: Neuromarketing, di Martin Lindstrom.

procastinazione_mirco_turco

Procrastination Test – Sei un procrastinatore? – Mirco Turco

Dopo circa 10 anni di studi e ricerche specialistiche (Turco, 2004, 2006, 2007, 2010, 2012), di risoluzioni, di cattive abitudini perse, di mondi svelati ed illuminanti risultati, potremmo definire, finalmente, un repertorio comportamentale del procrastinatore, ovvero di colui che, per motivi razionali o inconsci, tende sempre o quasi sempre a rimandare.

Procrastinare è soprattutto un’abitudine “difettosa”, a volte, uno stile di vita, un modo per raggirarsi e/o raggirare ma anche un mistero, un’irrazionale modalità di complicarsi l’esistenza e quella degli altri.

Se da un lato esistono degli interventi di tipo clinico e terapeutico per affrontare la procrastinazione quando cela conflitti profondi, nella stragrande maggioranza dei casi, risultano pragmatici interventi e guide per ristrutturare le convinzioni limitanti e per “imparare” a decidere (Turco, 2012).

Il procrastinatore “filosofeggia” sulla constatazione che anche il non decidere è una decisione ma è una decisione improduttiva e distruttiva. Esistono casi di studenti perenni, di gente che sosta negli spazi universitari, negli atenei, nei luoghi alimentatori di speranze. Ma per affrontare la procrastinazione la speranza non serve, occorre fare banalmente qualcosa di diverso. Perché?

Perchè se si fanno sempre le stesse cose, si finisce per ottenere sempre gli stessi risultati! In realtà, il procrastinatore, come spesso sostenuto, ha un cattivo rapporto con il tempo (Turco, 2006). Il punto di partenza diventa proprio questo. Occorre comprendere che il futuro è illusione. Il futuro, in termini di tempo, non esiste, perché quando arriverà costituirà il presente. Il passato? E’ passato!

progress-bar-156026_1280

Vivere il presente è la prima strategia da seguire. Basta cominciare. Di seguito, vengono indicati gli atteggiamenti e i comportamenti “tipici” di un procrastinatore. La lista serve per aumentare la consapevolezza e per favorire l’accettazione.
– Rimando una decisione, un comportamento o un compito.
– Avverto che il rimandare una decisione o un compito non è produttivo.
– Ho un cattivo rapporto con il tempo.
– Ritengo di essere perfezionista.
– Penso di essere un perfezionista per timore di fallire.
– La mia autostima è un pò labile o bassa.
– Penso di essere un tipo ansioso.
– Mi rendo conto che altri significativi (genitori, parenti, …) intorno a me, hanno la mia stessa cattiva abitudine.
– Ritengo di razionalizzare eccessivamente le cose.
– I miei obiettivi sono a lungo termine.
– Mi ritengo logorroico o comunque mi perdo, in alcune occasioni, in discussioni ricche di particolari inutili o poco rilevanti.
– E’ molto importante il giudizio altrui.
– Mi ritengo permaloso.
– Attribuisco i risultati a fattori esterni, poco controllabili.
– Mi rendo conto che l’analisi dei rischi che faccio prima di prendere una decisione o prima di fare qualcosa è troppo macchinosa.
– Mi capita di fare una valutazione degli esiti tendenzialmente catastrofica o molto negativa.
– Gli obiettivi che mi fisso sono irrealistici.
– Assumo un pensiero “tutto o nulla” o le cose per me sono “bianche o nere”.
– Distraibilità e scarsa concentrazione possono riguardarmi.
– Mostro difficoltà nella scaletta delle priorità.
– L’appoggio e il sostegno altrui diventano essenziali per la mia vita.
– Ritengo di essere poco autonomo.
– Sono assalito da un’eccessiva auto-critica.
– Sperimento un senso di vergogna.
– Prima di decidere o di fare qualcosa, cerco molte alternative.
– …

 
La lista serve anche come spunto di riflessione, come base per affrontare e risolvere le mille peculiarità del procrastinatore.

Bibliografia essenziale.
Turco M. (2004). Procrastinazione Universitaria e Disorientamento Personale. Clinamen, Firenze. Turco M. (2006). Affrontare la Procrastinazione. Opsonline, Roma.
Turco M. (2006). Procrastinazione, Gestione del Tempo e Perfezionismo. Opsonline, Roma.
Turco M. (2006). La procrastinazione: una problematica complessa. Opsonline, Roma.
Turco M. (2007). Misurare la Procrastinazione. Opsonline, Roma.
Turco M. (2010). Procrastinazione: un fenomeno ancora sconosciuto. Rivista Ordine Psicologi regione Puglia, dicembre 2010.
Turco M. (2010). Procrastinazione: le prime ricerche in Italia. Opsonline, Roma.
Turco M. (2012). Il domani è mai: 29 modi per smettere di rimandare. Maremmi Ed., Firenze. www.mircoturco.it

Team Building presso Liberotel Apulia - La Unique Antistress Academy ha preso il volo

Team Building presso Liberotel Apulia – La Unique Antistress Academy ha preso il volo

Un incontro che lascerà qualcosa di importante dentro ognuno di noi, persone, volti, luoghi e tanta voglia di fare, bene.

Iberotel Apulia

Iberotel Apulia – Moderna offerta All Inclusive nel parco naturale di Ugento – Resort – Spa – Eco Golf | Via Vicinale Fontanelle I-73095 – Marina di Ugento (Lecce) – Puglia – Italia

 

Dicono di noi Unique Antistress Quality

Unique Antistress Quality – Parlano di noi.

Ecco solo alcuni articoli che parlano del nostro certificato Unique Antistress Quality:

 

 

Iberotel Apulia lancia Unique Antistress Quality

Qualità in Puglia, Ugento, certifica se l’azienda è antistress L’azienda è antistress? Ti certifica l’oasi di Ugento Un nuovissimo marchio di Qualità in Puglia Dal nostro inviato speciale Franco Vergnano == Iberotel Apulia ha fatto il lancio dello Unique Antistress Quality, marchio di cui potranno fregiarsi realtà illuminate che mettono il capitale umano al centro dei loro progetti Stress.

 

Iberotel Apulia lancia Unique Antistress Quality – Donna Charme

L’azienda è antistress? Ti certifica l’oasi di Ugento Un nuovissimo marchio di Qualità in Puglia Dal nostro inviato speciale Franco Vergnano == Iberotel Apulia ha fatto il lancio dello Unique Antistress Quality, marchio di cui potranno fregiarsi realtà irradiate che mettono il capitale umano al centro dei loro progetti Stress.

 

Combattere lo stress: ecco come | Giornale Sentire

(Ugento – www.giornalesentire.it) -Per favorire l’incontro con i maestri del relax, Iberotel Apulia tra il 10 e il 30 settembre 2016 offre un trattamento speciale: tutti i suoi ospiti potranno usufruire di trattamenti benessere gratuiti e all inclusive. Simon Elliott cita Confucio: “Dimmelo e lo dimenticherò. Mostramelo e potrò ricordarlo, coinvolgimi e capirò”.

http://www.uominiedonnecomunicazione.com/17/11698/Iberotel-Apulia-ospiter%C3%A0-un-workshop-dedicato-alla-presentazione-del-New-Antistress-Brand.html

IBEROTEL APULIA CAPITALE MONDIALE ANTISTRESS

Iberotel APULIA CAPITALE MONDIALE DELL’ANTISTRESS In Puglia all’Iberotel Apulia ad Ugento in provincia di Lecce, diventa capitale mondiale

.. e ancora…

 

No Title

No Description

Relax gratis e natura all’Iberotel Apulia di Marina di Ugento

C’è un indirizzo da prendere quale riferimento, se si è a caccia di luoghi di grande bellezza e di momenti per rigenerarsi.E’ l’Iberotel Apulia Antistress Resort, struttura situata a Marina di Ugento, in provincia di Lecce.Qui – nel cuore del Parco Regionale litorale di Ugento, la vacanza diventa pratica di benessere, grazie ad un mix …

 

 

http://www.mondointasca.org/2016/06/01/academy-antistress-benessere-lavoro/

http://www.uominiedonnecomunicazione.com/un-viaggio-dal-tempo-nel-paradiso-dellantistress/

 

 

 

 

 

stress_lavoro_insegnamento_mirco_turco

Insegnare: tra stress, burnout e solitudine.

In Giappone gli unici cittadini che non sono obbligati ad inchinarsi davanti all’imperatore sono gli insegnanti. Il motivo è che i giapponesi sostengono che senza insegnanti non ci possono essere imperatori“.

L’insegnante: uno dei lavori più nobili e difficili. Chi sceglie di “insegnare”, infatti, svolge un ruolo e ricopre mansioni che non si esprimono semplicemente con un trasferire informazioni o nozioni. Insegnare significa “tirar fuori”, educare, agevolare, motivare, comprendere. Un mestiere non semplice, anche perché il contesto scolastico-educativo si inserisce in un quadro più ampio e articolato: organizzazione scuola, società, famiglie. Affermare oggi che insegnare è stressante suona retorico. Eppure, in questo settore, si fa poco o forse nulla!

L’insegnamento appartiene alle “helping-professions” e il rischio potenziale di stress, conflittualità emotive e burnout è elevatissimo. L’insegnante è un mediatore di cultura, un valutatore, un esperto di programmazione didattica, un genitore alternativo e sostitutivo e di fatto, suo malgrado, si trova sovente a fare lo psicologo. Vivere tale pluralità del ruolo è intrinsecamente stressante e il coinvolgimento non è solo cognitivo, ma anche emotivo e motivazionale. Paradossalmente, è ovvio che, prima o poi, l’insegnante “bruci”!

Se da un lato lo stress va considerato una prima risposta di adattamento dell’organismo innanzi ad una minaccia, superare la fatidica “soglia” apre altri scenari …

sindrome del burnout

La “sindrome del burnout” è stata coniata nei primi anni settanta da Freudenberger, uno psicoanalista che aveva notato come molti colleghi che lavoravano in un ambiente prima gratificante, progressivamente diventavano cinici, freddi con i loro pazienti e depressi. Continuando a studiare tale fenomenologia, presto scoprì che tali caratteristiche potevano essere riscontrate anche in altri ambienti lavorativi.

Si accorse, inoltre, che molte persone soffrivano anche di alterazioni dell’umore, disturbi del sonno e difficoltà di concentrazione. Mal di schiena e altri disturbi a livello gastrointestinale si aggiungevano a tale sintomatologia.

Il burnout divenne allora sindrome da esaurimento psicofisico causato dalla vita professionale. La sindrome ha una sorta di escalation e se vogliamo possono essere identificati ben 12 step che “scottano” e che di fatto, riguardano la vita di molte professionalità e in particolare degli insegnanti.

  1. Bisogno compulsivo di mettersi alla prova: inizia spesso con un eccesso di ambizione e un desiderio di affermarsi con colleghi e superiori ma anche con se stessi.

  2. Lavoro sempre più duro: si assumono impegni sempre più incombenti e la persona si percepisce come insostituibile.

  3. Disinteresse verso i propri bisogni: le normali esigenze di socializzazione o quelle più naturali e materiali (dormire, mangiare, stare in famiglia) passano in secondo piano.

  4. Spostamento del conflitto: la vittima intuisce che c’è qualcosa che non va ma non riesce ad identificare l’origine reale dei suoi problemi.

  5. Revisione critica dei valori: l’individuo, progressivamente, effettua una revisione di ciò che prima era importante per lui (amici, svago). Il lavoro diventa l’unica cosa rilevante.

  6. Negazione dei problemi emergenti: intolleranza, cinismo e aggressività emergono. I colleghi vengono ritenuti poco intelligenti e pigri. Le difficoltà avvertite vengono attribuite alle scadenze lavorative e alla mole di attività e non al cambiamento personale.

  7. Isolamento sociale: i contatti e le relazioni sociali si riducono. Il soggetto comincia a perdere speranze e si rifugia, sovente, nel consumo di alcool e droghe.

  8. Cambiamenti comportamentali: la vittima ora diventa paurosa, timida, apatica. Irriconoscibile davanti a familiari e amici. La propria stima svanisce.

  9. Depersonalizzazione: il soggetto perde il contatto con se stesso. Le cose e le persone cominciano a non avere valore.

  10. Vuoto interiore: il vuoto interiore prende sopravvento e la persona cerca, in tutti i modi, di sentirsi attivo in modo mal-adattativo (conforto nel cibo, uso droghe e alcool, …).

  11. Depressione: le persone diventano indifferenti, prive di energia e pervase da un senso di disperazione. Possono manifestarsi i sintomi della depressione. Nulla ormai ha più significato come un tempo.

  12. Sindrome del burnout: la persona crolla in senso fisico e mentale.

 

sindrome da esaurimento psicofisico Mirco Turco

Una ricerca importante in tema di burnout (studio Getsemani) condotto intorno agli anni 2000 ha confrontato quattro macro-categorie di lavoratori dell’amministrazione pubblica: insegnanti, impiegati, personale sanitario, operatori.

I risultati illustrarono che gli insegnanti sono soggetti a una frequenza di patologie psichiatriche da collegare al burnout in misura doppia rispetto agli impiegati, due volte e mezzo rispetto al personale sanitario e tre volte rispetto agli operatori. Il burnout da insegnamento è, di fatto, una problematica riscontrata anche in altri Paesi e non è una “prerogativa” solo italiana.

Cosa fare allora?

Anzitutto, sarebbe importante valutare e controllare bene la diffusione della problematica su più fronti con professionisti del settore. Interventi in ambito scolastico rivolti esclusivamente agli insegnanti sono in realtà rarissimi o addirittura assenti. In un’ottica di prevenzione e benessere negli ambienti lavorativi, si potrebbero adottare anche semplici misure:

  • Riequilibrare le risorse fisiche: mangiare cibi sani, rispettare le pause, praticare esercizio fisico, dormire a sufficienza.

  • Praticare il rilassamento, soprattutto per chi è “intossicato” dal lavoro. Effettuare attività di svago piacevoli, preferibilmente in contatto con la natura.

  • Equilibrio tra corpo e mente: tappa obbligata per stare bene, al pari di raggiungere un qualsiasi successo.

Secondo recenti indagini, circa l’80% degli insegnanti sarebbe stressato. In Inghilterra ogni docente ha a disposizione un medico di base e un professionista della salute psicologica a cui rivolgersi per problematiche professionali e personali. In Francia, il danno derivante da stress correlato alla professione è largamente riconosciuto. In Germania esistono le “stanze del conflitto”, ove i lavoratori si confrontano e si scontrano per rendere palesi i problemi, le difficoltà, le incomprensioni. E in Italia?

Le normative prevedono che il datore di lavoro introduca periodicamente misurazioni dello stress nell’ambiente lavorativo, proprio al fine di individuare fonti e livelli di stress psicologico.

È mio parere che le valutazioni vengano fatte superficialmente e “strategicamente”: nessun datore di lavoro vuole far sapere che l’ambiente lavorativo è stressante! Inoltre, finché gli obblighi vengono raggirati con strumenti, colloqui e questionari né validi né attendibili e utilizzati da personale non formato o tramite procedure on-line, ogni lamentela sul lavoro, sulle organizzazioni, sui lavoratori e sugli utenti, che siano studenti, clienti o semplici cittadini, appare vana.

Controllo dello Stress MIrco Turco

E’ possibile prevenire lo stress e il burn-out negli insegnanti?

Occorrerebbe utilizzare alcuni accorgimenti e strategie operative e pragmatiche: “un grammo di prevenzione vale quanto mezzo chilo di cura” (Maslach). Gli interventi potrebbero essere condotti a più livelli: da quello individuale, a quello organizzativo sino a quello istituzionale.

Adottare cambiamenti del proprio stile di vita è la prima tappa, anche al fine di attuare una vera e propria “decompressione” (staccare la spina). La formazione su determinate tematiche dovrebbe essere obbligatoria (non solo in senso teorico). Oltre a conoscere i rischi, cosa si può fare in senso pratico? Gli attori in campo dovrebbero perciò essere coinvolti in modo attivo e non solo “sulla carta”.

Forse sottovalutiamo ancora lo stress in generale e sopravvalutiamo le nostre potenzialità. Lo stress, talune volte, è solo questione di tempo!

Un’organizzazione che si occupa e si preoccupa del benessere del proprio lavoratore è un’organizzazione intelligente, che investe strategicamente nelle politiche antistress. Non è un caso che una persona stressata renda solo al 20%. Cosa significa questo sul piano educativo e scolastico? E sul fronte sociale in generale?

Gli insegnanti non si limitano solo a insegnare! Sono spesso degli esempi, delle guide. Hanno una responsabilità che non è solo professionale, ma squisitamente personale, sociale, che riguarda il presente ma anche il futuro degli altri, degli studenti, delle loro speranze, convinzioni, illusioni e sogni. Il personale scolastico e in generale quello educativo in tutti gli istituti ed enti, in tutti i livelli, ha l’obbligo di stare e sentirsi bene! Gli esiti della scarsa attenzione a tali questioni sono ben visibili attraverso le cronache odierne …

Oggi, non è più una questione di “riflessione” o di “fare attenzione”. È obbligatorio intervenire strategicamente. Creare un ambiente lavorativo equilibrato e funzionale non deve essere solo una semplice preoccupazione o un mero obbligo legislativo. È un investimento in termini di successo, efficacia, soddisfazione, Qualità. È una questione di nuova Cultura e rappresenta, a mio avviso, la vera mission di ogni scuola, così come di ciascuna organizzazione pubblica e privata.

I vantaggi immediati di UNIQUE ANTISTRESS QUALITY

logo_unique_antistress_resort

UNIQUE ANTISTRESS QUALITY® è un progetto innovativo che poggia le sue fondamenta in studi, ricerche, applicazioni e convinzioni di Antistress Academy, struttura unica al mondo sita nel “tempio del benessere” in Ugento, Lecce.

iberotel apuliaa antistress resort

UNIQUE ANTISTRESS QUALITY è, di fatto, il 1° sistema di certificazione che si occupa e si “preoccupa” del Fattore Umano e che considera realmente l’uomo come Risorsa.

UNIQUE ANTISTRESS QUALITY è rivolto a tutti, al singolo, al team, all’azienda e a quelle organizzazioni che riconoscono nello stress non solo una problematica psicofisica ma anche in termini di rendimento, performance, soddisfazione … e che sono consapevoli che un lavoratore stressato “rende” solo al 20%!

Le certificazioni di qualità esistenti oggi riguardano, spesso, elementi poco tangibili (un servizio, la struttura, la responsabilità sociale, …) e vengono concepite sempre più frequentemente come scomoda burocrazia o come un obbligo normativo.

UNIQUE ANTISTRESS QUALITY supera tale empasse, poiché ha un impatto diretto sul lavoratore e sull’azienda, nonché sul mercato esterno. Serve, di fatto, anche a pubblicizzare meglio i servizi e l’organizzazione, poiché è legata proprio alla Qualità delle persone e quindi del fattore umano.

UNIQUE ANTISTRESS QUALITY certifica quindi le organizzazioni che investono nelle politiche Antistress e del Benessere. Quale impatto migliore!

UNIQUE ANTISTRESS QUALITY (4)

I vantaggi immediati di UNIQUE ANTISTRESS QUALITY:

  • Qualità del Fattore Umano e quindi delle Risorse Umane.

  • Benessere individuale, nel lavoro e nelle organizzazioni.

  • Migliore soddisfazione lavorativa e clima organizzativo.

  • Contenimento e gestione dei livelli di stress.

  • Implementazione delle performances lavorative.

  • Miglioramento in termini di impatto sociale e quindi pubblicità verso l’esterno.

  • Formazione continua di alto livello.

  • Ri-motivazione personale e/o di gruppo.

  • Brand innovativo e ad alto impatto comunicativo.

  • Soddisfazione maggiore della clientela.

  • Fidelizzazione della clientela.

    UNIQUE ANTISTRESS QUALITY (2)

Il processo di certificazione comporta la frequenza ad attività di tipo esperienziale presso le strutture di Iberotel Apulia, Antistress Resort in Ugento, guidate da esperti dell’Antistress Academy. Fondanti sono le linee guida approvate da un team di esperti nazionali e internazionali che, riportando la loro esperienza sulle tematiche del benessere e la loro professionalità, hanno permesso di stilare un piano dettagliato di tali attività che partiranno in settembre presso la meravigliosa struttura di Ugento.

Le aree principali affrontate durante tali training riguardano soprattutto l’acquisizione di tecniche pragmatiche per gestire e superare lo stress, quindi attività di rilassamento, meditazione, autoipnosi, mindfullness che possono incidere anche e soprattutto su altri aspetti: attenzione, concentrazione, memoria, creatività, problem solving, decision making, gestione del tempo, efficacia, efficienza, performance elevate.

UNIQUE ANTISTRESS QUALITY (3)

Si affronteranno anche, sempre in ottica esperienziale, tematiche rilevanti legate alle strategie di comunicazione con l’altro, tecniche di mediazione e gestione dei conflitti, efficacia comunicativa. Ciò verrà affrontato soprattutto in chiave lavoro ed organizzazioni.

Si passerà poi ad attività prettamente pratiche, ovvero a team building, fruendo degli spazi e delle attrezzature della struttura, per implementare l’autoefficacia, l’autostima, lo spirito di squadra, la leadership. Non mancheranno altre attività esperienziali, sempre in un’ottica di self-empowerment.

A conclusione del percorso, intervallato anche da momenti di discussione e restituzione, ci sarà la raccolta dei feedback, ovvero momenti in cui il partecipante, esporrà la sua personale esperienza rigenerativa e il suo arricchimento in termini cognitivi, emotivi e motivazionali.

Tali attività sono previste da un modello di fondo, denominato “Cerchio dell’Eccellenza Antistress”.

UNIQUE ANTISTRESS QUALITY (6)

L’approccio è tipo “action training”, ovvero volto all’azione, secondo una prospettiva Mind, poiché lo stress dipende solo dal 10% da ciò che accade e dal 90% da ciò che pensiamo possa accadere. Analogamente, le tecniche privilegiano, al contempo, il corpo, attraverso attività che favoriscono un sano equilibrio e un “pensare con il corpo”: “nessun uomo sano di mente pensa con la testa e i ¾ delle malattie delle persone intelligenti provengono dalla loro intelligenza”.

Lo stress, secondo l’approccio di UNIQUE ANTISTRESS QUALITY® è quindi legato molto al fattore Tempo. Non dipende, di fatto, dal peso che una persona tollera, ma da quanto tempo lo fa … Pensare allo stress, alla frustrazione, alle preoccupazioni per qualche secondo non comporta nulla. Pensare a tali cose per mezza giornata già produce immobilità ed un eccesso di tensione. Pensare per tutto il giorno a tali pesi, non può altro che comportare disperazione.

UNIQUE ANTISTRESS QUALITY® per il benessere e la qualità della vita della persona, dei gruppi, delle aziende.

domani_mai

Quando il domani diventa mai.

QUANDO IL DOMANI DIVENTA MAI

Tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo rimandato qualcosa: un’idea, un’operazione, un compito, una decisione. Possiamo rinviare una decisione se non siamo o se non ci sentiamo pronti; possiamo rimandare un compito se, ad esempio, non siamo preparati e possiamo rimandare decisioni e comportamenti, semplicemente, per “cattive abitudini”. Altre volte, procrastinare, ovvero rinviare ad un altro momento, appare anche vantaggioso. In altre occasioni, invece, il rimandare può diventare disfunzionale e assume connotati patologici.

La procrastinazione è indipendente dalle abilità o dall’intelligenza della persona ed è spesso legata ad una errata gestione del tempo. Inoltre, quando assume caratteristiche croniche, è legata al timore del fallimento, alla nevroticità e alla mancanza di coscienziosità. I procrastinatori risultano, sovente, sopraffatti dall’ansia e sono tendenzialmente perfezionisti. Hanno una bassa self-efficacy (autoefficacia) e palesano un’eccessiva autocritica. La procrastinazione può sicuramente diventare patologica, celando conflitti interni profondi. Inoltre, essa può essere anche legata ad altri disturbi mentali e ad alcuni disturbi di personalità.

Al momento, in Italia, esistono pochi studi specifici sull’argomento. Nel 2004 cominciai un primo studio esplorativo sul fenomeno, soprattutto analizzando il fenomeno della procrastinazione universitaria, ovvero il rimandare in maniera “cronica” gli esami. In realtà, il fenomeno, riguarda lo studio, così come il lavoro e altre sfaccettature della vita.

In effetti, la maggior parte della ricerca internazionale si è concentrata sulla procrastinazione accademica. Studi specialistici indicano che il fenomeno è molto diffuso tra gli studenti. Circa il 70% degli studenti hanno procrastinato almeno una volta, e circa il 30% è un procrastinatore cronico (patologico). Gli studenti procrastinano gli esami perché spesso temono il fallimento e desiderano proteggere la loro autostima. Alcuni si lasciano sopraffare da distrazioni, quindi risultano molto distraibili; altri sono sopraffatti dall’ansia da esame. Alcuni studenti mostrano problematiche nell’organizzazione dei tempi e dei materiali e mancano di energia sufficiente per affrontare le sfide universitarie; altri ancora risultano demotivati.

Un ruolo importante è giocato dal perfezionismo. Alcuni studenti risultano mossi da un perfezionismo socialmente prescritto, legato cioè al timore del fallimento e all’ansia sociale. Pur essendo preparati, allora, si autoconvincono del loro fallimento e perdono il controllo della situazione. Ciò genera, a catena, un circuito vizioso che influisce sull’autostima, sull’umore e sulla successiva performance. Di conseguenza il procrastinatore sperimenterà ulteriori insicurezze nei confronti dei rapporti interpersonali e può sentirsi depresso.

Identikit del procrastinatore cronico:

  • Rimanda spesso una decisione, un compito, un comportamento
  • Ha un rapporto alterato con il tempo o meglio con la gestione del tempo e delle priorità
  • È un perfezionista perché ha paura di fallire
  • Ha un’autostima labile
  • È un soggetto ansioso
  • Razionalizza eccessivamente le cose, ovvero, giustifica i suoi fallimenti
  • Si pone obiettivi spesso non realistici e a lungo termine
  • Spesso le conversazioni sono ricche di particolari irrilevanti e inutili. Può sembrare logorroico
  • Teme il giudizio altrui
  • Appare molto permaloso
  • Attribuisce i risultati a fattori esterni (locus of control esterno) o poco controllabili
  • Conduce analisi dei rischi e delle possibilità troppo macchinose
  • Procede a valutazioni negative o catastrofiche degli eventi
  • Ha un pensiero “tutto o nulla”
  • Può avere scarsa concentrazione e facile distraibilità
  • Ha poca autonomia
  • Eccede nell’ autocritica
  • Prova spesso vergogna
  • Ricerca molte alternative prima di una possibile decisione

È ovvio che il procrastinatore cronico non vive una vita facile e anche se all’inizio queste caratteristiche possono sembrare in sintonia con l’io della persona, spesso il problema diventa egodistonico.

La procrastinazione può essere affrontata in svariato modo. Ovviamente, esistono terapie e tecniche indicate a seconda della persona e della gravità del problema. La terapia di gruppo sembra essere efficace, soprattutto per affrontare il problema dell’ansia correlato e le alterazioni sociali derivanti dal procrastinare. Terapie cognitive comportamentali hanno anche la loro efficacia, così come anche approcci psicodinamici. Tra le terapie più eclettiche, efficaci e pragmatiche, da annoverare l’ipnosi, poiché agisce in modo profondo ma anche sul piano comportamentale e sovente, non richiede molto tempo. Inoltre, consente di lavorare bene anche su altri aspetti personologici del procrastinatore (autostima, immagine, motivazione, autoefficacia, perfezionismo, ansia).

Esistono però anche altri approcci o se vogliamo alcune linee guida che io definisco “popolari”, soprattutto se il problema non è profondo o radicato ad altri aspetti della persona e non è quindi cronico:

  • affrontare il problema secondo un metodo a “pezzi”, ovvero scomporre il compito, l’operazione, un esame in più parti e affrontarle in tempi stabiliti e differenti;

  • stabilire delle ricompense a obiettivo raggiunto e fissare apertamente intenzioni e obiettivi;

  • lavorare sulle proprie giustificazioni e sul pensiero realistico, ovvero, evitare troppe giustificazioni;

  • abolire il pensiero tutto o nulla; un compito, un esame, possono essere superati anche accettando votazioni intermedie e non necessariamente il massimo:

  • adottare la “ tecnica dell’elefante”, ovvero, un elefante si può mangiare un boccone la volta!

Questi interventi vengono suggeriti strategicamente anche da diverse ricerche condotte presso università e centri di orientamento stranieri ( Texas, Virginia, Cambrige).

Nel mio libro “Il Domani è mai: 29 modi per smettere di rimandare” suggerisco, in effetti, strategie ben congeniate e adattabili per tutti. L’approccio principale parte sempre da un “motto” o convinzione, se vogliamo: “Do it now” – fallo ora! Il procrastinatore necessita di lavorare molto sulla percezione del tempo, poiché, così come spesso accade, sottostima il momento presente e sovrastima quello futuro. Ma il domani, diventa mai!

Il fenomeno procrastinazione, molto complesso, necessiterebbe di ulteriori approfondimenti scientifici. L’ordine di nascita sembra avere un peso rilevante nella procrastinazione. Inoltre, approfondire le differenze di genere sarebbe molto interessante. Da considerare, poi, che in Italia, oltre ad un mio primo tentativo o ad altri in fase di definizione, non esistono strumenti (test, questionari) per la valutazione della problematica. Ciò potrebbe essere molto rilevante sul piano della ricerca e dei possibili interventi.

Dimmi come cammini e ti dirò chi sei

Un anno fa uscì un mio articolo su “Starbene Salute” su un argomento alquanto bizzarro ma interessante. Ve lo ripropongo in modo integrale …

dimmi_come_cammini_mirco_turco

Il famoso Cesare Lombroso sarebbe alquanto onorato dai tentativi odierni di “rimodernare” e arricchire sapientemente  teorie psicologiche e comportamentali inerenti alcuni aspetti macroscopici e microscopici della comunicazione non verbale. Certo, il suo nobile tentativo era quello di identificare uno psicopatico, da un omicida, da uno stupratore. Solo con il tempo si è compreso che le cose sono un po’ più complesse!

Di fatto, è pur vero che il nostro corpo parla ed è proprio il nostro corpo a dire la verità o a confidare alcuni tratti del nostro temperamento e della nostra personalità. Oggi, come ieri, si dice, infatti, che quello che diciamo con le parole deve essere in armonia con quello che diciamo con il nostro corpo e che ciò che conta sono appunto i gesti.

Anche il mondo pubblicitario ne conosce bene il presupposto fondamentale: non è tanto importante quello che si dice macome si dice.

Come ci muoviamo nello spazio e come gestiamo le varie distanze? Esistono indicatori importanti  legati a fattori culturali ma anche fisiologici e psicologici. È la prossemica,  studio delle distanze interpersonali, che ci dice se siamo a nostro agio ad una certa distanza o se preferiamo “accorciarla” quando parliamo con una data persona. Variazioni delle distanze interpersonali e quindi, movimenti vari che facciamo nello spazio con i nostri arti e con l’intero corpo, variano a seconda della nostra personalità e a seconda di quello che stiamo provando (emozioni positive o negative ad es.) in quel momento.

C’è chi probabilmente ha un proprio “stile” nel muoversi nello spazio, così come nel camminare. Avete mai visto una persona depressa che cammina velocemente, o un iperattivo che mestamente passeggia in una strada!? Osserviamo passi esitanti, in altre occasioni, un passo sicuro e determinato. In effetti, si potrebbe proprio dire  “Dimmi come cammini e ti dirò chi sei”!

dimmi come cammini e ti dirò chi sei mirco turco

Anche gli animali comunicano le loro intenzioni attraverso la gestione dello spazio e i movimenti, trasferendo aggressività, sottomissione, socialità e in fondo, noi umani non siamo poi tanto diversi.

L’impatto non verbale e nello specifico anche la camminata sono fondamentali tra persone che non si conoscono. Un modo di camminare deciso potrebbe indicare dominanza e in un certo senso anche aggressività. Spesso si tratta di persone che rivestono posizioni gerarchiche rilevanti su un piano sociale, lavorativo.

Altre volte, il tipo di camminata trasferisce informazioni sullo stato di salute della stessa persona che incrociamo, sia conosciuta che sconosciuta. La percezione che una persona ha di se stessa, la propria autostima, la propria efficacia si possono anche riflettere sul modo di camminare, così come sul modo di relazionarsi in generale con gli altri.

In un ‘ottica allargata, si potrebbe evidenziare che non è un caso che alcuni predatori scelgano la propria vittima in base all’andatura. Analizzare il modo di camminare è quindi rilevante non solo sul piano sociale e interpersonale ma potrebbe avere anche scopi rilevanti in termini di Sicurezza.

Da sempre il portamento ha avuto un ruolo fondamentale anche nella determinazione di altre caratteristiche: socievolezza, dominanza, status sociale, emozioni, disponibilità.

Spesso riconosciamo l’andatura di una persona anche dal semplice “suono” che fa mentre cammina in un determinato ambiente. Ciò probabilmente è indice di quanta importanza abbia il modo di spostarsi nello spazio.

Esistono  differenze tra maschi e femmine. Alcuni studi effettuati presso università straniere, hanno registrato varie tipologie di andature attraverso l’applicazione di alcuni sensori su ginocchia, caviglie, spalle, polsi, mostrando differenze sostanziali, anche in termini di età.

dancer

E in termini di  “efficacia comunicativa”? Il passo esitante, incerto, l’andatura indecisa, indicherebbero tendenza alla prudenza, alla vulnerabilità, alla probabile passività. Un passo affrettato, ampio, uniforme con il resto del corpo, un contatto deciso con il suolo è interpretabile come attività, decisione e intraprendenza.

Ampiezza dei passi, movimenti degli arti superiori, inclinazione del capo sono indicatori importanti se consideriamo l’atto del camminare. Una persona decisa rispetto ad una persona che si “trascina” avrà passi ovviamente differenti.

Pur se il nostro modo di camminare è costante, acquisito attraverso tappe evolutive precise, è altrettanto ovvio che può subire delle modificazioni a seconda del nostro stato emotivo. In questo, andrebbe fatta una lettura di tutto il linguaggio del corpo e anche delle espressioni emotive del viso, da cui, tra l’altro, trapelano le emozioni principali universali. Per fare un’accurata “diagnosi” personologica abbiamo  necessità di analizzare diversi indici e pertanto, non sempre basta la prima impressione!

È importante rilevare che presso la Queens University canadese di Kingston, in Ontario, il Prof. Troje sta mettendo appunto uno strumento di biological motion, al fine di identificare bene i movimenti del corpo e per inferire diverse osservazioni: dalla condizione psicologica del soggetto, all’analisi della postura di un politico, sino alla disponibilità sessuale di un eventuale partner.

Un’analisi avanzata della comunicazione non verbale, di fatto, sarebbe possibile: distinguere il passo di una donna rispetto a quello di un uomo; stabilire se una persona è triste o allegra; evidenziare la sincerità o la menzogna non è dunque fantascienza.

A volte, camminare è indicativo di caratteristiche personologiche più specifiche. Ci sono persone che inciampano ovunque e che sembrano realmente avere la testa tra le nuvole. Sembrano essere persone fantasiose, estrose e facilmente distraibili. Chi si muove con un passo rigido, paleserà tale rigidità anche nel resto del corpo e mostrerà probabilmente anche un certo carattere improntato sulla volontà o l’ostinazione.

Il modo di muoversi nello spazio è espressione quindi anche di Personalità. Camminare e muoversi con tutto il corpo potrebbe però anche darci altri tipi di segnale. Muovere maggiormente i fianchi, ancheggiare, muovere il bacino, inclinare il capo, sono indici di una camminata sicuramente femminile. Se aggiungiamo ad essi un repertorio non verbale che riguarda il viso (ad esempio sfregarsi le labbra o accarezzarsi i capelli) e gli arti, potemmo anche decifrare il tutto come disponibilità sessuale.

Se è vero che il nostro modo di camminare è influenzato da pensieri, caratteristiche personologiche ed emozioni, potrebbe essere vero anche il contrario. In effetti, cambiando ad esempio postura e  assumendone una eretta, con testa alta e sguardo fiero, difficilmente potremmo sperimentare un senso di tristezza o depressione e forse, di conseguenza, anche il nostro passo subirà una variazione. Se il pensiero influisce sul nostro corpo, è vero anche il contrario. Provare per credere!

Non stacchiamo però troppo i piedi da terra! Banalmente, il nostro passo può essere influenzato anche da come ci sentiamo fisicamente (una persona ubriaca cammina differentemente da una persona lucida) o da altri fattori, quali ad esempio, lo sport che pratichiamo. Il passo di una danzatrice classica, oltre che nello stile, sarà sicuramente differente da quello di un lottatore di judo!

di Mirco Turco

Certificare il Fattore Umano Mirco Turco

Antistress Experience: Un nuovo Brand per chi investe sul fattore umano

La Risorsa Umana oggi, alla luce dei numerosi cambiamenti lavorativi ed organizzativi, andrebbe “ripensata”. La necessità è sempre e comunque affidarsi alla Persona e alle sue Qualità che non sono solo quelle professionali ma anche e soprattutto “trasversali”, ovvero quelle che fanno la differenza! Tale assunto riguarda tutte le imprese, piccole, medie e grandi e ogni settore di riferimento.

Di fatto, oggi, dovremmo andare al di là dei meri processi di selezione e valutazione della Risorsa Umana, anche in ottemperanza, (potrebbe suonare anche in modo ironico), a normative esistenti riguardo i “Diritti e responsabilità dei partecipanti” (appendice A), UNI ISO 10667, alle procedure di selezione e valutazione:

“… essere trattato con cortesia, rispetto, coerenza ed imparzialità; essere valutato secondo linee guida professionali ed appropriate, anche in relazione a come verranno usati gli esiti della valutazione; ricevere una spiegazione prima della valutazione su obiettivi, tipo di prove, gestione ed utilizzo degli esiti; avere la valutazione somministrata ed i risultati interpretati da persone adeguatamente formate che seguono codici d’etica professionale, o da sistemi predisposti da persone aventi queste caratteristiche”.

Antistress

Ma andiamo ben oltre. Se da un lato  si fa riferimento ad una regolamentazione precisa che attiene proprio i processi di valutazione delle persone e dei gruppi e che al contempo costituisce un chiaro esempio di evoluzione di un sistema di pratiche, prassi, procedure, regole, dall’altro lato, dobbiamo sottolineare la rilevanza del “mettere in sicurezza” anche tale valutazione, seguendo un processo corretto ed equo.

Il progetto “ISO Project Committee Psychological Assessment”, di qualche anno fa, ha proprio discusso ed approvato lebest practice riconosciute internazionalmente, in quanto tali globalmente applicabili, riferite ai processi di: recruitment e selezione, orientamento professionale, sviluppo personale e coaching, promozione e piani di successione, piani di outplacement e pensionamento.

Tale norma internazionale rappresenta, pertanto, una vera innovazione pragmatica per le attività di valutazione durante l’intero ciclo di vita professionale (A. Rolandi), e costituisce anche il substrato che motiva, ancora una volta, l’espressione “Certificazione del Fattore Umano” che significa, in primis,  procedere in modo etico, corretto, valido e attendibile.

Certificare il Fattore Umano equivale ugualmente a far risparmiare l’Azienda in termini di disorientamento professionale, demotivazione, assenteismo, sino a prevenire situazioni più articolate e rischiose che aprono le porte a scenari criminologici (spionaggio, inside attack, …). Certificare il Fattore Umano significa anche “preoccuparsi” della salute del lavoratore e dell’Azienda, al di là delle normali e direi ovvie leggi esistenti. Vuol dire, quindi, prevenire non solo lo stress ma anche altre situazioni peculiari (burnout, mobbing, straining, stalking occupazionale, ect).

Certificare il Fattore Umano Mirco Turco

Tralasciamo, per ora,  retorica, ironia, sarcasmo e simili in materia di “chi fa che cosa” e soprattutto “come” e andiamo, nuovamente, oltre.

Partirà a maggio di quest’anno un Sistema di Certificazione delle Eccellenze nelle attività Antistress del segmento turistico-ricettivo, con la possibilità strategica, di allargarlo agli altri settori e ambiti lavorativi.

Si tratta di una mia idea progettuale che sposa le motivazioni e le strategie organizzative e lavorative dell’Antistress Academy, sita in una realtà salentina e che ha incontrato il supporto e la collaborazione di esperti internazionali.

Obiettivo primario è quello di diffondere un nuovo “brand antistress” attraverso un sistema unificato di valutazione, controllo e monitoraggio. Tale brand  amplifica la risonanza delle strutture sul mercato nazionale e internazionale e, di fatto, promuove una Qualità certificata delle strutture, dei servizi e del personale.

L’idea di un marchio di Qualità nasce dall’esigenza concreta di certificare le eccellenze nel settore turistico-ricettivo e in generale in altri settori dove oltre alle strutture aziendali, organizzative, lavorative e di servizi, viene posto in prima  attenzione il Capitale Umano.

Si tratta, dunque, di promuovere e premiare al contempo (con un marchio di certificazione) quelle strutture e quindi quelle realtà organizzative che investono strategicamente nelle politiche antistress. Si parte  dall’idea di diffondere le buone prassi aziendali in materia di Fattore Umano e Politiche Antistress.

In un mondo sempre più pregno di certificazioni di qualità, il nuovo brand pensato offre all’azienda stessa di investire concretamente nelle politiche antistress. Il brand proposto non si limita, come accennato, solo al settore turistico-ricettivo ma anche a tutte quelle aziende e alle persone che credono e investono nelle politiche antistress e si preoccupano del benessere organizzativo e del lavoratore.  Non è un caso che la certificazione per tali aziende poggia le fondamenta metodologiche anche in materia legislativa (obbligo valutazione stress lavoro-correlato).

Le certificazioni di qualità esistenti, ad oggi, ruotano quasi sempre in seno ai concetti di sicurezza, struttura, idoneità, responsabilità sociale ed altri elementi o fattori poco tangibili per persone non addette ai lavori o per i “semplici” clienti che vogliono ricercare il massimo da una struttura turistico-ricettiva.

dimmi come cammini e ti dirò chi sei mirco turco

Il marchio pensato riduce tale empasse e crea un forte impatto nella clientela. Sapere che la struttura investe ed è certificata per le politiche antistress aumenta la fiducia, la propensione alla scelta, il passaparola, la fidelizzazione.

Un marchio, che oltre ad essere inteso in termini di Prevenzione e Salute, è anche fondamentalmente, uno strumento di marketing diretto se vogliamo. La stessa certificazione ha, al contempo, valore individuale, poiché spendibile in termini di autopresentazione, oltre a rappresentare un accrescimento in termini cognitivi, emotivi e motivazionali.

L’impatto sociale è inoltre enorme, considerando che lo stesso personale è attentamente valutato e formato e si avvale di specialisti del settore sempre al loro fianco. Lo stesso lavoratore, di fatto, percepisce una maggiore giustizia organizzativa, si fida maggiormente delle politiche dirigenziali, sarà più soddisfatto e quindi fornirà una prestazione ottimale. Si innesca, quindi, un circuito virtuoso.

L’organizzazione, che sia turistico-ricettiva o che appartenga ad altri settori,  ne risulta di conseguenza avvantaggiata, non solo come performances ma anche nella pubblicizzazione esterna e sul mercato.

Il nuovo brand  significa  strutture d’eccellenza ma anche avere il personale che oltre ad essere qualificato, è motivato, formato ed è spinto verso elevate prestazioni: Qualità del Fattore Umano.

Il marchio di certificazione antistress partirà, operativamente, in settembre 2016, con attività esperienziali e tipo action training, in cui il partecipante, oltre ad essere immerso in un contesto affascinante e centrato sul benessere, come quello offerto da Iberotel Apulia, Antistress Resort in Ugento, seguirà delle attività strutturate in materia antistress nel corso di una settimana, che lo impegneranno e coinvolgeranno a 360°.

Il progetto illustrato, oltre ad essere innovativo, rappresenta al contempo un’azione pragmatica e concreta centrata sulla Persona e sulle Organizzazioni. Obiettivo fondamentale: salute e benessere.

di Mirco Turco

Bibliografia di riferimento.

  • Annalisa Rolandi. La norma per una valutazione utile: la UNI ISO 10667 per la valutazione delle persone e dei gruppi in contesti lavorativi. Qi, il magazine online di Hogrefe Editore, aprile 2013.
  • Mirco Turco. Il fattore umano: una realtà innovativa in materia di psicologia del lavoro e delle organizzazioni. Notiziario Ordine Psicologi regione Puglia. N. 8, sett. 2012.
Antistress

Sulla Libertà …

Sulla Libertà … In questi giorni particolari, che spero costituiscano memoria per tutti, mi sono fermato, spesso, sulla …

Droni e Scena del Crimine

DRONI E SCENA DEL CRIMINE Introduzione.   L’utilizzo e l’impiego del drone in ambito forense e più nello specifico …

Chi è il Criminalista

Chi è il Criminalista? La Criminalistica è l’insieme complesso di tecniche e tecnologie utilizzate per l’investigazione …