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Droni e Scena del Crimine

DRONI E SCENA DEL CRIMINE

Introduzione.

 

L’utilizzo e l’impiego del drone in ambito forense e più nello specifico nel settore criminologico è quanto mai attuale.

I modelli e le applicazioni di tali piccole macchine volanti sono davvero fenomenali e, negli ultimi tempi, si stanno moltiplicano esponenzialmente. Ciò sta creando, indubbiamente, un vorticoso susseguirsi tra tecnologi innovatori e garanti o “giustizieri” della privacy. In tale prospettiva, non dimentichiamo neanche tutti coloro che, probabilmente frustrati nel gioco in età precoce, presumono di acquistare e utilizzare tali giocattolini per finalità banali o poco nobili, incorrendo in realtà, in abusi e violazioni di legge.

Insomma, il famoso drone o meglio APR, sistemi di aeromobili a pilotaggio remoto, sta creando nuovi scenari e impensabili dinamiche.

Sorvolando sugli aspetti squisitamente normativi, tra l’altro, in piena evoluzione e su quelli meramente tecnici, il drone può, di fatto, essere pragmaticamente impiegato per differenti finalità in ambito criminologico e soprattutto in fase di investigazione sulla scena del crimine:

  • rilevare e fotografare la scena del crimine secondo una prospettiva privilegiata, ovvero, dall’alto;
  • evitare contaminazione e inquinamento della crime scene;
  • raggiungere alcune zone ritenute inaccessibili o comunque impervie;
  • proteggere e sorvegliare la crime scene.

Per comprendere meglio come l’impiego professionale di droni può contribuire alle scienze forensi, andiamo per gradi, ripercorrendo proprio cos’è una scena del crimine, cosa sono i rilievi e gli accertamenti, come si può condurre una modalità di ricerca e cos’è il repertamento delle tracce.

 

La scena del crimine.

Un crimine può celare innumerevoli dubbi, problematiche da risolvere e quesiti a cui dare almeno una risposta. Questo, non solo sul versante investigativo o forense, ma anche per amore verso la verità!

Di notevole rilevanza è il luogo in cui un crimine viene commesso, o spazio in cui “comincia” l’azione criminale. Si parla, a tal proposito, di crime scene o scena del crimine.

La scena del crimine può essere considerata uno spazio preciso, contenitore della maggior parte delle informazioni e dei dettagli necessari all’investigazione. Una scena del crimine è un luogo in cui è avvenuto almeno un fatto criminoso e dove in spazi e tempi specifici e definiti, più attori si trovano coinvolti in determinate dinamiche mosse da almeno una motivazione. Essa comprende l’area nella quale possono essere recuperate alcune prove da parte della polizia scientifica e dagli scienziati forensi (Turco et al. 2016).

Partendo da tale definizione, una crime scene può essere, di fatto, un qualsiasi posto, sia al chiuso che all’aperto. Le scene del crimine all’aperto (esterne) sono quelle più problematiche da analizzare e gestire, poiché potenzialmente contaminate dagli agenti naturali come pioggia, vento o calore, così come all’attività degli animali. Inoltre, sovente, una scena del crimine all’aperto potrebbe presentare degli ostacoli (naturali o artificiali) per essere raggiunta, analizzata e studiata.

Ogni scena del crimine ha, comunque, un carattere di unicità, pur risultando opportuna una distinzione tra scena del crimine primaria e secondaria.

La scena del crimine primaria è quella relativa al luogo o ai luoghi in cui ha avuto origine l’attività criminale. La scena secondaria è, invece, semplicemente collegata in qualche modo al crimine o agli atti criminosi compiuti.

Continuando nelle definizioni e precisazioni, esistono, inoltre, anche le zone di interesse investigativo, ossia quelle aree in cui l’autore del reato è sicuramente transitato e dove quindi potrebbe aver lasciato delle tracce.

Rilievi e accertamenti sulla crime scene.

L’importanza e il ruolo che nell’ambito del processo penale italiano assumono le indagini tecniche, si evincono dalla lettura degli artt. 348, 349 e 354. Tali norme disciplinano l’attività che deve essere svolta per garantire l’assicurazione delle fonti di prova, per effettuare l’identificazione delle persone e per eseguire gli accertamenti urgenti e i rilievi sullo stato dei luoghi e delle cose. Pertanto, un qualsiasi rilevamento sulla scena del crimine necessita, obbligatoriamente, di alcune precise fasi:

  1. La delimitazione: l’area viene generalmente delimitata con un nastro segnaletico posto lungo i confini del perimetro, per limitare l’accesso ai soli addetti sul luogo del crimine e al fine di preservare le prove del crimine o delitto. In tale fase, risulta evidente anche l’eventuale impiego pratico di un drone.
  2. La preparazione: vengono scattate alcune foto di quanto trovato, prima che avvenga la vera e propria analisi. Generalmente, dei marcatori numerati vengono posizionati vicino ad ogni prova per permettere l’organizzazione degli indizi. Fare uno schizzo della scena del crimine è anche una forma di documentazione. Gli investigatori accerteranno la posizione delle prove e di tutti gli altri oggetti nella stanza. L’utilizzo del drone, proprio in tale fase, faciliterebbe molto l’analisi e la raccolta di dati e informazioni prodromiche per il resto delle attività.
  3. La raccolta delle prove: le prove vengono raccolte con l’analisi degli elementi rinvenuti sul posto e con l’interrogatorio delle persone. Le prove possono essere degli oggetti e delle tracce lasciate dal colpevole e/o complici. Tutte le prove forensi vengono imbustate separatamente per evitare ogni tipo di contaminazione.

La polizia scientifica usa diversi strumenti e tecniche: si raccolgono le impronte digitali per mezzo della polvere magnetica, vengono raccolti DNA, altri fluidi corporei e capelli per analizzarli scientificamente in laboratorio; le impronte di scarpe e di pneumatici possono essere raccolte con il cemento dentale; le apparecchiature elettroniche vengono sequestrate per essere esaminate da un tecnico esperto. Anche i documenti presenti vengono raccolti per essere esaminati. Munizioni e armi vengono raccolte per fare confronti con le ferite e per gli opportuni esami balistici. Vengono scattate foto delle ferite da corpo contundente per fare confronti con eventuali armi usate. Ogni altro indizio viene sempre raccolto poiché potrebbe costituire un utile indizio o una prova al fine di ricostruire la scena del crimine.

Il drone potrebbe essere una costante in tali attività investigative e risulta strategico in fase di ricostruzione della scena del crimine e nello specifico, durante la fase del rilevamento.

La ricostruzione della scena del crimine può essere definita come l’uso di metodi scientifici per ottenere una conoscenza degli eventi che hanno portato ad un certo tipo di crimine. Le indagini tecniche prevedono, pertanto, due fasi distinte: la fase del rilevamento e quella dell’accertamento.

La fase del rilevamento è quella in cui sostanzialmente si effettua la “ricerca degli indizi”, quella cioè in cui gli operatori di polizia scientifica si “limitano” all’acquisizione dei dati e degli elementi materiali, senza alcuna elaborazione o valutazione critica degli stessi. Attraverso la fase dell’accertamento, invece, successiva ed eventuale, gli indizi si trasformano in prove mediante procedimenti analitici e metodiche di laboratorio.

Da quanto appena accennato si evince come quasi tutta l’attività dell’operatore di polizia scientifica trovi un momento centrale nell’attività svolta sulla scena del crimine e come quest’ultima ruoti attorno all’indizio. L’utilizzo intelligente e professionale di un drone ne migliora sicuramente l’efficacia.

È opportuno sottolineare che sulla scena del crimine, gli indizi, spesso numerosi, si presentano come collegati in una fitta rete di relazioni funzionali e di significati, spesso all’apparenza anche disomogenei. La loro natura non appare sempre immediatamente evidente e la loro presenza acquista un senso solo se inserita e interpretata in un giusto contesto.

Anche l’assenza di un oggetto, che ci saremmo aspettati di trovare sulla scena, è in grado di assumere un notevole valore investigativo. È importante, quindi, elaborare sempre una visione di insieme, chiara, pragmatica e comprovata scientificamente. Non dimentichiamo, infatti, che è proprio la relazione tra i vari indizi e prove a creare quel tessuto, a volte sottile ma spesso più resistente, in grado di collegare vittima, traccia e autore all’interno di una scena del crimine.

Modalità di ricerca sulla crime scene.

Gli indizi sono solitamente classificati in determinabili e indeterminabili. Per indizi determinabili vengono intesi quelli che, per la loro evidente natura fisica e struttura, possono essere identificati grazie a un “semplice”, per quanto sempre attento esame a “occhio nudo”, o con l’ausilio di lenti d’ingrandimento. Essi, in genere, esprimono una relazione con l’oggetto o la persona che li hanno prodotti e il loro rilevamento permette di determinarne immediatamente la natura (si pensi alle impronte digitali, ai bossoli, alle scritture, …).

Gli indizi cosiddetti indeterminabili, invece, sono quelli la cui natura o struttura può essere rivelata solo da analisi complete di laboratorio (si pensi a materiale sconosciuto, a sostanze depositate sul fondo di bicchieri o a macchie di sostanze organiche o inorganiche).

La scena di un crimine deve essere evacuata, protetta e controllata fin dai primi istanti. Proprio per tal motivo, la pattuglia mandata sul luogo dovrà aver premura di non toccare nulla e dovrà, al contempo, evacuare i luoghi, impedendone l’accesso a chiunque si trovi in zona.

Le forze di polizia intervenute dovranno, quindi, delimitare la zona: la prima recinzione dovrà essere la più ampia possibile, lasciando un’unica via d’accesso alla scena del crimine; la seconda recinzione costituirà il cosiddetto “epicentro del crimine”, nella quale potranno accedere solo gli operatori della scientifica e il magistrato, sempre con opportune precauzioni e indossando specifiche dotazioni. Anche in tali fasi, l’utilizzo di un drone risulta strategico e rilevante al fine di preservare la scena del crimine e attuare una vera e propria vigilanza.

Le modalità di ricerca sulla scena del crimine possono essere diverse. Possiamo avere, pertanto:

  • una ricerca a spirale o verso l’interno, in cui l’operatore inizia il perimetro della scena e lavora verso il centro;
  • una ricerca a spirale o verso l’esterno. Quì l’operatore inizia al centro della scena, o dal corpo, e ruota seguendo l’aspirale verso l’esterno della stanza o della scena del crimine delineata. Lo Spiral Method, o metodo a spirale, viene utilizzato preferibilmente per la ricerca delle tracce negli spazi privi di barriere fisiche e viene solitamente utilizzato quando vi è un solo operatore che analizza la scena del crimine;
  • una ricerca in parallelo in cui tutti i membri del team formano una linea partendo da un lato della stanza o della zona delineata e comminano in linea retta, alla stessa velocità, proseguendo verso l’estremità opposta;
  • una ricerca a griglia: si tratta di due ricerche parallele, eseguite una dopo l’altra che sembrano dividere la zona in una griglia virtuale. Gli Strip e i Rid Methods (metodi a bande o griglie) sono molto usati anche per la ricerca in vasti spazi, o in zone esterne;
  • una ricerca a zona: il cosiddetto Zone Method, o metodo a zone prevede che l’area sia suddivisa in quadranti o settori numerati per facilitare l’individuazione della provenienza dei reperti, ognuna di queste zone è presidiata da un operatore. Questo metodo è particolarmente indicato per la ricerca all’interno di garage, interni, palazzi ecc..

Risulta intuibile che l’impiego di droni nella fase di ricerca, indipendentemente dal metodo, può facilitare sicuramente qualsiasi operatore, sia che esso operi all’esterno, sia che operi all’interno o in ambienti stretti e angusti.

 

Sopralluogo e repertamento delle tracce.

Inizia, quindi, uno dei momenti fondamentali di un’intera indagine: il sopralluogo tecnico di polizia scientifica. Per sopralluogo intendiamo quel complesso di operazioni, eseguite con metodo scientifico, il cui scopo è quello di individuare, raccogliere e fissare tutti quegli elementi utili alla ricostruzione dell’evento e alla possibile identificazione del reo. La finalità del sopralluogo è, in sintesi, quella di assicurare le fonti di prova e fare luce sulla dinamica dell’accaduto per identificarne l’autore.

L’intervento dell’operatore di polizia scientifica sulla scena del crimine rappresenta forse il momento più delicato delle indagini, il cui buon esito dipende sempre più spesso dalla accuratezza con cui le tracce reperite sul luogo o i luoghi in cui si è svolto il fatto reato sono state rilevate, conservate e trasmesse. In tal senso, appare evidente l’ importanza che riveste la cosiddetta “fissazione del quadro materiale”, cioè la coscienziosa fissazione dello stato dei luoghi in cui si è sviluppata la dinamica dell’evento. Ogni errore, in questa fase, anche il più piccolo, potrebbe compromettere il successo finale dell’indagine. Non dimentichiamo che il sopralluogo non è solo una fase tecnica dell’indagine, ma rappresenta anche il primo momento di imprescindibile contatto, comunicazione e collaborazione tra autorità giudiziaria, polizia giudiziaria, medicina legale e gli operatori di polizia scientifica intervenuti per primi sulla scena del delitto. L’utilizzo intelligente dei droni aumenta proprio l’efficacia di tali fasi investigative.

Oltre a ciò, vi sono due fasi importanti e delicate del sopralluogo: l’osservazione e la descrizione, fasi che serviranno poi per la stesura dettagliata del verbale di sopralluogo.

Durante l’osservazione si descrivono alcune rilevanze per l’operatore intervenuto, mentre la descrizione riguarda gli oggetti rilevati sulla scena del crimine.

Importante, a tal proposito, sono i rilievi fotografici e i rilievi planimetrici. Questi ultimi, costituiscono la prima forma di documentazione della scena del crimine e sono rappresentati da disegni in scala, eseguiti sulla base delle regole della planimetria, riportando l’esatta scala e l’indicazione del luogo, della data, dell’ora, dell’esecuzione e il nome dell’operatore.

Ovviamente, lo stesso operatore non potrà far tutto direttamente sulla scena del crimine. Sarà importante, quindi, procedere con un primo schizzo parametrico con tutte le misure necessarie e poi, si procederà con la planimetria vera e propria. La fotografia giudiziaria, invece, costituisce un importante mezzo di rilevazione e di ricostruzione della scena del crimine, procedendo dal generale fino al dettaglio, da sopra a sotto, da destra a sinistra. Nelle foto, si utilizza la striscetta metrica per avere delle misure ancora più dettagliate degli indizi oggetto di rilevazione. Si consideri qui, quanto supporto può fornire proprio l’impiego di un drone.

La ricerca delle tracce è principalmente volta all’individuazione, alla documentazione e asportazione dei frammenti di impronte papillari. Queste possono essere di due tipi: impronte visibili e impronte latenti.

Le impronte visibili sono quelle che si producono per contatto delle superfici digitali imbrattate di sostanze di varia natura (sangue, inchiostro, vernici ecc.). In genere, questi tipi di impronte riguardano superfici che possono essere asportate con l’intero substrato su cui sono impresse e devono perciò essere fotografate con gli opportuni accorgimenti tecnici, quali filtri, luce polarizzata, luce radente, al fine di esaltare il contrasto con la superficie stessa su cui si trovano.

Le impronte papillari latenti, invece, sono quelle che non si vedono a occhio nudo. La selezione dei reperti da sottoporre a successiva analisi di laboratorio dovrà ricadere su oggetti trasportabili fatti di plastica, vetro metallo e carta. La cosa più importante è che il materiale sia conservato in singole buste di carta o di plastica trasparente e catalogato, in relazione al luogo di rinvenimento, con un numero progressivo che trovi riscontro puntuale nel verbale dei rilievi descrittivi e fotografici.

Particolari accorgimenti necessita il repertamento di tracce biologiche, quali sangue, sperma ed altro. E’ opportuno repertare il sangue fotografando le macchie ematiche, numerando il singolo reperto e apponendo un riferimento metrico.

L’individuazione delle impronte digitali, invece, costituisce un altro dei metodi più importanti da applicare sulla scena del crimine. Le impronte digitali si suddividono in: visibili, modellate e latenti. Le visibili sono dovute al contatto di mani sporche su superfici pulite, o di mani pulite su superfici sporche o solo impolverate; le impronte modellate sono dovute al contatto delle mani con sostanze malleabili, come cera, colla, pece; le impronte latenti invece sono quelle che non sono visibili, quindi nascoste.

Se, invece, ci troviamo a dover repertare tracce di scarpe o di pneumatici, occorre fotografare ed eventualmente, qualora si tratti di tracce di pneumatici rialzate, riprodurre l’impronta mediante calchi in gesso.

Il disegno del battistrada viene, quindi, analizzato e messo in evidenza mediante elaborazione grafica, attraverso la quale viene effettuata una sovrapposizione della immagini per mettere in corrispondenza le caratteristiche generali del pneumatico individuato. In taluni casi, se presenti, vengono evidenziate ulteriori analogie che possono restringere ulteriormente il campo di ricerca.

Attraverso il rilevamento delle impronte di scarpe, inoltre, possiamo ottenere diverse informazioni utili alle indagini: la corporatura dell’autore del crimine, il numero di persone presenti sulla scena del crimine, i loro eventuali tragitti e spostamenti, ecc.

Così come per la comparazione delle impronte digitali, anche per le tracce da impressione si procede con la comparazione di una serie di punti caratteristici, attraverso cui confrontare la traccia rilevata sulla scena del crimine e un dato oggetto che risulta apparentemente compatibile con la traccia. Non esiste, di fatto, un numero definito di punti su cui basare un’identificazione certa.

Riflessioni e note conclusive.

I droni sono sempre più macchine strategiche ai fini investigativi, ma anche per la Sicurezza in generale. Da qualche tempo, infatti, le Forze di Polizia si stanno sempre più equipaggiando con tali supporti.

In un immediato futuro, tali macchine saranno sempre più dotate di tecnologie video altamente performanti ed è plausibile che l’utilizzo in ambito forense aumenti esponenzialmente, parallelamente all’impiego di innovativa strumentazione per l’indagine scientifico-forense.

Il valore del dato, del reperto, della prova e dell’informazione in generale, sarà ancora più strategico e importante, ma solo attraverso un utilizzo sensato del mezzo tecnologico e una costante formazione professionale.

A quanto pare, la nuova generazione di droni resterà invisibile, ma renderà visibile tutto il resto (Bauman Z., Lyon D., 2015). Tale affermazione, se positiva in senso innovativo, desta sicuramente non poche preoccupazioni e allarmismi in seno alla fatidica privacy.

Occorrerà, inoltre, nell’immediato, un approfondimento sulla storica interazione uomo-macchina, che comporta risvolti psicologici di un certo spessore e al contempo, un’analisi approfondita della percezione sociale e dell’impatto che proprio tali piccole macchine volanti stanno avendo nella vita comune di ognuno di noi.

In merito alle fasi di investigazione sulla scena del crimine e ad altre attività meramente criminologiche o forensi, l’impiego professionale dei droni non può che essere di notevole supporto.

 

 

capitolo in DRONES, URBAN SECURITY. di S. Coluccia. 2018

Bibliografia essenziale.

Bauman Z.- Lyon D. (2015). Sesto potere: La sorveglianza nella modernità liquida. Laterza edizioni.

Turco M., Lodeserto G., Bruscella M.r. (2016). Crime Analyst. Aspetti psico-criminologici e investigativi. Primiceri editore.

 

Chi è il Criminalista

Chi è il Criminalista?

La Criminalistica è l’insieme complesso di tecniche e tecnologie utilizzate per l’investigazione criminale. Può essere anche definita come una metodologia di polizia scientifica che ha come obiettivo la risoluzione di problemi di ordine investigativo. Inoltre, essa è anche definibile come l’insieme di strumenti e procedure per la qualificazione del reato, per la caratterizzazione delle circostanze e per l’identificazione del reo o della vittima.

Le origini della criminalistica sono tanto vecchie quanto lo è il primo crimine, ma occorre riferirsi al XII e XIII secolo, nella civiltà comunale, per avere delle prime “tracce”, con una serie di testi e pubblicazioni. Possiamo riferirci sicuramente al Tractatus Criminum di autore ignoro (1155-1164) e poi al Tractatus de maleficis di Alberto Gandino (1286). Successivamente, seguirono diversi testi di taglio pratico destinati ad avvocati, magistrati, consulenti. Sarà, comunque, il XIX secolo a segnare la criminalistica come scienza di individuazione delle tracce e del colpevole.

Altre curiosità:

il termine criminalistica è associato al giudice austriaco professore Hans Gross, fondatore dell’Istituto di Criminalistica di Graz nel 1912.

Alfons Bertillon è considerato il fondatore e padre della antropometria segnaletica.

Francis Galton è il creatore del nuovo sistema di identificazione dattiloscopica, autore della fondamentale opera «Finger Prints» del 1893 a Vienna.

A differenza della criminologia, la criminalistica non è rappresentata da un’unica disciplina, ma abbraccia un insieme di tecniche investigative. Balistica, antropometria, dattiloscopia, chimica, biologia, genetica, antropologia, patologia, tanatologia, tossicologia, entomologia, grafologia, informatica, fonica, esplosivistica, gelologia, … sono solo alcuni esempi.

Il Criminalista è un esperto di Scienza delle Tracce, poiché si occupa anche di raccogliere, identificare e analizzare con procedure scientifiche elementi che possono essere utili per la risoluzione di un caso.

Oltre a frequentare un corso di preparazione di base, è consigliabile, se non obbligatorio, specializzarsi in uno o più settori. Di seguito, elenco sufficientemente esaustivo per far comprendere la vastità del settore.

  • Analisi forense immagini e video
  • Analisi forense tracce audio
  • Analisi chimica, fisica e biologica dei reperti
  • Armi e munizioni
  • Antropologia forense
  • Archeologia forense
  • Balistica forense
  • Botanica forense
  • Dattiloscopia forense
  • Entomologia forense
  • Fotografia forense
  • Grafologia forense
  • Informatica forense
  • Intelligence forense
  • Investigazione incendi ed esplosioni
  • Linguistica forense
  • Optometria forense
  • Ricostruzione e analisi incidenti
  • Rilievi tecnici e sopralluogo Scena del Crimine
  • Subacquea forense
  • Trascrizioni forensi

PER ALTRE INFORMAZIONI WWW.FORENSICSGROUP.IT

Il volto e il Sistema FACS

Il volto è la maggiore fonte di informazione. “Esso è direttamente collegato a quelle zone del cervello che intervengono nelle emozioni … Quando nasce un’emozione, i muscoli facciali si attivano in maniera automatica. È solo per abitudine o per scelta volontaria che impariamo a impedire queste espressioni, creando un modo più o meno efficace di nasconderle. L’espressione iniziale che si affaccia in concomitanza con l’emozione non è scelta deliberatamente, a meno che sia falsa. La mimica facciale è un sistema duplice, volontario e involontario, capace di mentire e di dire la verità, spesso contemporaneamente. È per questo che le espressioni del volto possono essere così complesse, ambigue e affascinanti” (Ekman P., 1989, pag. 64).

Il volto può mostrare, oltre all’emozione che si sta provando in uno specifico momento, anche la intensità o eventuale mescolanza e commistione con altre emozioni. Se le espressioni emotive sul volto possono essere palesi, almeno quelle principali, più difficoltà incontriamo per codificare e decodificare le microespressioni. Una microespressione, infatti, “passa sul viso” in meno di un quarto di secondo.

Al pari, degne di nota sono le espressioni soffocate: non appena un’espressione emerge sul viso, il soggetto sembra accorgersi di quello che rischia di manifestare e l’interrompe bruscamente. Se non si può ordinare a un muscolo un’espressione fittizia, allora sarà difficile anche inviargli un messaggio di “stop” per bloccarlo quando un’emozione autentica lo mette in azione. La fronte è la sede principale dei movimenti muscolari più difficili da falsificare. Inoltre, il sorriso è la copertura o maschera più comune.

Gli Occhi sono un altro elemento oggetto e soggetto di osservazione. Possono palesare attenzione, serenità, sorpresa, ecc. Esistono alcuni cambiamenti prodotti dai muscoli che circondano il globo oculare e che andrebbero osservati criticamente. Questi muscoli modificano la forma delle palpebre, la quantità di iride e di bianco visibile, l’impressone generale della zona occhi. Inoltre, è relativamente facile muoverli o inibirli.

Grande attenzione andrebbe data, inoltre, alla direzione dello sguardo ma occorre intelligente cautela nel considerare il cambiamento di direzione come indicatore di verità o menzogna.

L’ammiccamento può essere eseguito volontariamente, spesso, quando la situazione è tesa, ma è anche una risposta involontaria.

Le pupille si dilatano con l’emozione (non esistono vie nervose volontarie che permettono di riprodurre tale variazione, così come pallore, sudorazione, …). Anche la luminosità incide, ovviamente, sulla dilatazione pupillare.

Possono essere considerati indicatori di inganno: l’asimmetria, la scelta di tempo, la collocazione nella conversazione.

Nell’asimmetria le stesse azioni compaiono nelle due metà del viso, ma sono più intense in una che nell’altra. Non vanno confuse con le espressioni unilaterali.

Nella mimica volontaria/involontaria, infatti, entrano in gioco circuiti nervosi differenti. Gli emisferi cerebrali dirigono i movimenti volontari del viso, non quelli involontari che sono generati dai centri inferiori, più primitivi del cervello.

Se molte espressioni del viso sono asimmetriche è probabile che non siano sentite.

Le espressioni di lunga durata (>5’’) sono probabilmente false, a meno che non si tratti di esperienze limite (culmine estasi, rabbia furiosa, depressione, …).

La durata dell’espressione di pochi secondi indica, invece, autenticità. Ad esempio, se la sorpresa è autentica, tutti i tempi (attacco, stacco e durata totale) devono essere inferiori al secondo. Se la mimica dura più a lungo, si tratta di sorpresa finta.

Una determinata espressione emotiva deve essere coerente rispetto al flusso di un discorso, inoltre, espressioni del viso non sincrone sono probabili indizi di falso.

Il senso delle espressioni del viso si capisce bene da quanto riportato e dal filone di studi di Ekman[1].

“Le nostre esperienze ancestrali non ci hanno preparato ad essere astuti cacciatori di bugie. Coloro che hanno una migliore disposizione a cogliere le menzogne avrebbero avuto ben pochi vantaggi ai tempi dei nostri antenati, nei quali la promiscuità e la società chiusa e di piccole dimensioni conferivano alla menzogna dei costi sociali e personali molto alti. Nelle moderne società industrializzate le opportunità di ingannare sono tantissime e l’intimità è una facile conquista, perché ci sono molte porte chiuse. Quando un inganno viene rivelato, le conseguenze non sono poi così disastrose, visto che è sempre possibile cambiare città, lavoro, moglie: la nostra reputazione danneggiata non ci segue. Per questa ragione viviamo in un contesto che incoraggia la menzogna, dove è possibile nascondere l’evidenza e dove la necessità di sapersi difendere dagli inganni è molto alta. Tuttavia, non siamo stati preparati dalla nostra storia evolutiva ad essere sensibili agli indizi comportamentali che potrebbero rivelare una bugia.” [2]

Come esseri umani abbiamo quindi un naturale repertorio che può essere analizzato con una certa attenzione (Turco M., Lodeserto G., 2016).

Se la probabilità di distinguere la verità da una menzogna è pari a circa il 50%, la conoscenza di tecniche e metodi di analisi verbale e non verbale, aumenta di molto la nostra probabilità di “cogliere nel segno”.

Secondo Ekman osservatori addestrati a cogliere gli indizi presenti sul volto, sono in grado di individuare l’inganno con un 70% di accuratezza, che può arrivare fino al 100% se vengono tenuti in considerazione anche la gestualità e i movimenti del corpo. Tali conoscenze possono avere applicazione pratica ai fini delle investigazioni e quindi della Sicurezza? Secondo le ricerche disponibili sarebbe possibile capire anche se una persona è pericolosa o meno affidandosi alla sola osservazione. In America, ad esempio, il sistema Transportation Security Administration (TSA) è costituita da numerosi ufficiali addestrati a cogliere comportamenti sospetti o anomali tra i passeggeri. Questi esperti sono inclusi all’interno di un programma, chiamato Screening Passengers by Observation Technique (SPOT), in cui la metodologia impiegata per l’individuazione delle persone potenzialmente rischiose è l’osservazione.

Anche in Israele esistono persone altamente specializzate che si occupano di Sicurezza “solo” tramite lo strumento dell’osservazione, “inoltre, sarebbe fattibile un’analisi delle così dette “vitality forms”, che sono espressione dinamica del nostro “stato interno” (Teoria della Mente). Ogni componente del movimento, infatti, ha un suo tempo, una forza, una direzione, uno spazio. Osservando tali componenti, l’osservatore capirebbe lo stato mentale di chi compie l’azione”[3].

[1] Si legge in Ekman:“L’investigatore sa per certo che ha piazzato una bomba in una chiesa frequentata da neri, ma non sa in quale, e l’arrestato rifiuta di rispondere alle domande. Ma la sua microespressione di gioia quando sente il nome di una chiesa che il FBI sta per perquisire rivela che quello è un indirizzo sbagliato, mentre una microespressione di rabbia al nome di un’altra chiesa suggerisce che è lì che ha piazzato l’ordigno”.

Simile procedura è in uso in medio oriente per scoprire dove sono nascosti armi o ordigni esplosivi.

[2] Il Prof. Mark Frank dirige il Dipartimento universitario di Scienze comportamentali dell’Università di Buffalo (New York), è consulente di Scotland Yard e di molte altre unità investigative internazionali, oltre a far parte dell’Unità Comportamentale del FBI.

[3] Turco M., Lodeserto G. (2016). Visual Sentiment Analysis. Nuove prospettive per la Cybersecurity. In IISFA Memberbook, pag. 103 e segg. Forlì, 2016.

Ipnosi a Distanza

Durante gli anni ’20 e ’30 il fisiologo Vasiliev, dell’Università di Leningrado, condusse svariati esperimenti, effettuando induzioni ipnotiche a distanza!
I soggetti bersaglio erano, sovente, chiusi e isolati in delle stanze schermate. Tali studi, insieme a quelli condotti presso la Duke University, ad opera di J.B. Rhine, sono tra i migliori ad avere prodotto dati convincenti.


Il libro di Vasiliev, Experiments in Mental Suggestion, pubblicato in Inghilterra nel 1963 e ripubblicato nel 2002, riassume quarant’anni di studi nel campo dell’uomo di presso l’Istituto per la Ricerca sul Cervello di Leningrado.
Le ricerche sovietiche si sono anche concentrate sull’induzione del dolore e sulle manipolazioni del comportamento a distanza. Vasiliev fornì all’occidente la prima prova che né la distanza, né la schermatura elettromagnetica, riducevano l’accuratezza o l’affidabilità del funzionamento medianico.

Le ricerche sui fenomeni in questione furono sovvenzionate dal governo sovietico intorno agli anni ’60, ma dopo il libro di Vasiliev, il chimico Dean, del Newark College of Engineering, mostrò in modo decisivo, che il sistema nervoso autonomo di soggetti in laboratorio, rispondeva direttamente ai pensieri di una persona a distanza.

William Braud, dell’Institute of Transpersonal Psychology di Palo Alto, lavorando per oltre trent’anni su tali fenomeni, afferma che molti esperimenti sono ripetibili. Inoltre, sostiene che è possibile influenzare a distanza i pensieri, le immagini, le sensazioni, i comportamenti e le attività fisiologiche di altre persone e altri organismi viventi, anche quando esistono grandi distanze!

To Be Continued …

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