Mese: Ottobre 2018

Ipnosi e Sindrome di Silver Russell: un caso magico.

La sindrome di Silver Russell (SSR) è una malattia genetica caratterizzata principalmente da un ritardo di crescita pre e post-natale, associato a peculiari caratteristiche del volto. In taluni casi, si riscontra anche asimmetria corporea.
Secondo i dati disponibili, maschi e femmine sono affetti in egual misura.

Le cause sono di natura genetica e il denominatore comune sembra essere uno sbilanciamento nell’espressione di geni necessari per la regolazione della crescita.
Tale sbilanciamento è determinato da un fenomeno denominato imprinting genomico. Tra il 35 ed il 50% dei casi la SSR è causata da anomalie dei geni, localizzati a livello del braccio corto del cromosoma 11 (11p5).
Nel 40% circa delle persone con SSR non si riesce ad individuare una causa genetica. E’ possibile che siano in causa alterazioni dell’imprinting di geni che non appartengono né al cromosoma 7 né al cromosoma 11.
Di solito non è possibile la diagnosi prenatale in quanto la maggior parte dei casi è sporadica.

La caratteristica principale dei bambini affetti da SSR è lo scarso accrescimento corporeo. Alla nascita, sia il peso che l’altezza sono molto inferiori alla norma e tale rallentamento della crescita persiste anche successivamente.
In realtà, lo scarso accrescimento riguarda soprattutto il peso. Inoltre, non coinvolge il capo: la circonferenza cranica, infatti, accresce normalmente. Per tale motivo il capo sembra sproporzionatamente voluminoso.
La fronte è larga e prominente, contrasta con il viso triangolare e piccolo, con il mento piccolo e appuntito, la bocca larga con labbra sottili e angoli rivolti verso il basso, gli occhi grandi e le sclere blu.
Nel 60-80% dei casi è stata osservata asimmetria degli arti, di solito parziale ma non progressiva. Sono comuni la brachidattilia (dita più corte del normale) e la clinodattilia del V dito (mignolo ricurvato).
Lo sviluppo motorio, generalmente, è rallentato e in alcuni casi si può riscontrare un deficit cognitivo.
Non esiste un trattamento specifico per tale malattia, tuttavia, i bambini affetti da SRS possono essere trattati con ormone della crescita (GH).

Il problema più rilevante però, è la gestione dell’alimentazione, poiché i bambini manifestano scarso appetito e problemi gastrointestinali, come reflusso gastroesofageo e/o vomito ricorrente.
L’obiettivo principale della gestione dei primi anni è fornire, quindi, un adeguato supporto nutrizionale e calorico.
A tal proposito, in un bambino affetto da SSR è stato attuata una terapia ipnotica, consistente in sei sedute da due ore circa, con il primario obiettivo di implementare la nutrizione e quindi il peso.

Certificare il Fattore Umano Mirco Turco

 Il bambino, 5 anni, figlio unico, mostra normale socievolezza, attenzione e concentrazione nel gioco libero e in quello guidato. Ricerca, inoltre, molto il contatto fisico e la vicinanza. Si evidenzia una difficoltà nelle espressioni emotive del viso, ad eccezione della gioia. Manifesta, inoltre, un ritardo significativo nel linguaggio e nella comunicazione.
 È stato nutrito, prevalentemente, con l’ausilio di sondino e cannule.
 I genitori palesano molta ansia a causa della situazione e manifestano, a tratti, una comunicazione discordante. Il bambino è assistito, prevalentemente, da una terza figura, una tata. L’ambiente dove vive il bambino è comunque confortevole e non si registrano altre anomalie significative.

L’approccio ipnotico è stato orientato gradualmente, attraverso il gioco libero. Il bambino ha mostrato, da subito, interesse e coinvolgimento. Ha palesato, già durante la prima sessione, rilassamento e sonnolenza con una riduzione della motilità. Le sedute successive hanno avuto la stessa durata e sono state arricchite da stimoli e condizionamenti legati al cibo e al gusto.
Già dalla terza sessione di ipnosi, il bambino mostra maggior interesse verso il cibo e un comportamento di esplorazione più motivato. Durante le sessioni, mangia tranquillamente e in autonomia alcuni pezzi di pane.
A distanza di una settimana, il bambino ha abbandonato la nutrizione con i vari sondini e si avvicina in modo più normale al cibo su una tavola bandita riccamente.
Per rinforzare il nuovo apprendimento, è stato coinvolto in attività semplici di cucina, come preparare un dolce, apparecchiare tavola, assaggiare e valutare una pietanza.

L’aspetto “magico” di questa storia clinica non riguarda l’efficacia dell’ipnosi, su cui, non nutro, ovviamente, dubbi, ma sulla constatazione che il lavoro ipnotico, nella sua complessità, “funziona” anche indipendentemente dalla lingua e dalla cultura. Il bambino in questione, infatti, è straniero!

Il rettile che è in noi.


Tutte le cose che mi piacciono sono illegali, immorali oppure fanno ingrassare (A. Woollcott).

La struttura del cervello va analizzata da un punto di vista dell’evoluzione. Questa pseudologica appare paradossale, poiché, ogni volta che le attività e i comportamenti che il cervello deve governare si complicano, nuove strutture crescono sopra quelle più antiche. I livelli nuovi devono convivere con quelli più vecchi e il problema sostanziale è che non se ne possono affatto sbarazzare!
Per noi, i piani bassi di questo ipotetico palazzo, vengono rappresentati dal cervello dei rettili. All’interno della nostra sopravvalutata scatola, abbiamo in comune qualcosa con i coccodrilli e le lucertole …
La sopravvivenza di un rettile è organizzata in base a quattro obiettivi fondamentali:
1. Nutrizione.
2. Riproduzione.
3. Attacco e fuga.
4. Esplorazione.


In pratica, il primo interesse esistenziale per noi “rettili” è la nutrizione. Mangiare tutto quello che troviamo, poiché il domani non esiste! Oggi, ovviamente, tutti concordiamo che le cose sono mutate, ma non possiamo convincere quella parte del cervello che la pensa diversamente. Il cervello rettiliano, infatti, è così antico da non essere modificabile e di fatto, non apprende.
Il rettile che è in noi è sprovvisto di freni morali e non conosce leggi. A tenerlo a bada è solo l’inquilino del piano di sopra, la neocorteccia prefrontale. Una delle sue funzioni è proprio quella di inibire o modulare l’attività del rettile. Il problema, questa volta, è che la corteccia prefrontale va allenata!
Oggi, sappiamo che siamo mossi, tra l’altro, da due piaceri fondamentali: il piacere consumatorio e quello anticipatorio. È meglio consumare o desiderare? Sembra un dilemma amletico, ma gli antichi sostenevano che “ogni animale è triste dopo l’accoppiamento”. È meglio vivere di gioie che vengono dall’attesa? È meglio l’attesa del piacere che il piacere stesso?


Il piacere consumatorio è quello che si prova nel momento della soddisfazione di un bisogno primario, ad esempio, durante l’assunzione di un cibo prelibato. Il piacere anticipatorio è legato, invece, al desiderio. Quando ci sentiamo, ad esempio, attivati verso un determinato obiettivo, viviamo in una situazione di desiderio intenso che pur diverso dal piacere consumatorio è comunque stimolante.
Il piacere consumatorio è legato alla classe degli oppiacei. Il piacere anticipatorio si basa, invece, sulla mediazione di un neurotrasmettitore, la dopamina. La scarica di dopamina viene percepita dal cervello come un’anticipazione del piacere consumatorio, ed è questo che ci spinge ad agire!
Quando otteniamo qualcosa, acquistando magari la padronanza di un’attività o mentre conquistiamo un obiettivo, avviene un “picco” del rilascio di dopamina. Il picco ha uno scopo preciso: la dopamina agisce in modo coordinato con l’acido glutammico per fissare il legame tra i neuroni che si sono attivati nel generale il comportamento vincente. In tal modo, memorizziamo tutti gli aspetti che sono stati utili per raggiungere proprio quell’obiettivo: sensazioni visive, uditive, viscerali, motorie, quindi, l’atteggiamento mentale giusto!

Potremmo dire che il senso di padronanza acquisito e la sensazione di potercela fare, scatenano il rilascio di dopamina e poi, alimentano il desiderio di ripetere l’esperienza. Quando l’obiettivo è scontato, il senso di padronanza o sfida viene stimolato poco e, di conseguenza, anche il rilascio di dopamina. Attenzione a quando l’obiettivo è semplicemente considerato impossibile. In tal caso, non vi sarà alcun rilascio.
Il piacere di sentirsi capace rappresenta un meccanismo fondamentale per la sopravvivenza, soprattutto per noi esseri umani, che nasciamo inermi e con pochissime competenze. Ricordiamo, inoltre, che il senso di padronanza si acquisisce solo con una forte automotivazione e con ferrea perseveranza.

Fonte: OPUS, Pietro Trabucchi. Corbaccio, 2018.

Ipnosi: c’è chi la chiama ancora magia.

IPNOSI: C’è chi la chiama ancora MAGIA!

scelte

Sembrerà strano ma la gente la chiama ancora magia! Mi riferisco a quello stato naturale in cui, per svariate ragioni e in più momenti della giornata “cadiamo” spontaneamente. Parlo dell’IPNOSI.

Nel 2015, l’Istituto Nazionale della Salute e della Ricerca Medica francese ha pubblicato un rapporto “evidence based” sull’efficacia clinica della pratica ipnotica in ambito medico e terapeutico. Il rapporto, in oltre duecento pagine, si riferisce ai risultati di svariati studi sistematici e meta-analisi, confermando l’efficacia terapeutica dell’ipnosi nel contesto pre-operatorio, nell’ipnosedazione, nel dolore cronico, nell’ansia, nella sindrome da intestino irritabile e in altri ambiti clinici. Inoltre, sottolinea l’assenza di rischi collaterali. Se non fosse abbastanza, si ha una significativa riduzione del consumo di farmaci analgesici e sedativi (fonte: Brainfactor).

Su questo, uno studio-ricerca condotto da me nel 2012 a Lecce, in materia di microchirurgia oculistica (2012. “Phacoemulsification in hypnotic analgesia”. XVI KMSG International Congress – Nice – Hotel Nice Plaza, sabato 16 giugno 2012 nella sessione Cataract surgery & IOLs, Nice) già ne dava evidenze e conferme!
Gli effetti dell’ipnosi sono confermati anche dalle moderne tecniche di imaging che hanno appurato variazioni dell’attività di alcune regioni cerebrali nei soggetti ipnotizzati. Quindi, l’ipnosi ha “prove biologiche”!
Anche il giornale Le Monde titolava: “L’ipnosi permette di ridurre il consumo di farmaci analgesici e sedativi” e ulteriori evidenze ci vengono fornite da rapporti sistematici delll’Université de Bourgogne.

I francesi hanno fatto però anche altro. Hanno messo a punto un applicativo di ipnosi medica attraverso la Realtà Virtuale, funzionate con comuni visori. Dopo due anni di ricerca e sviluppo, il medico anestesiologo Denis Graff, di Rhéna-Clinique de Strasbourg, insieme alla collega Chloé Chauvin e all’esperto di nuove tecnologie Nicholas Schattel, ha realizzato un prodotto destinato ad abbattere costi e “danni collaterali” dei metodi tradizionali di anestesia a cui vengono sottoposti i pazienti in chirurgia.
Il dispositivo, denominato Hypno VR immergerebbe il paziente in un ambiente “strutturato”, con stimoli sonori e visivi ipnotici: musiche, testi, immagini e voci si alternano e si sovrappongono per portare la persona nello stato di ipnosi desiderato, in funzione del tipo di intervento che deve essere eseguito. Questa tecnologia permetterebbe la stimolazione dei sensi del paziente e la focalizzazione dell’attenzione. Creerebbe, inoltre, disorientamento dello spazio e del tempo, in modo da creare una progressiva modificazione di coscienza. In tal modo, la percezione del dolore tende a scomparire. Si parla, dunque, di vera e propria rivoluzione per la clinica.

Paura Ipnosi Mirco Turco Psicologo Spiegazione
In Italia, le cose vanno molto lentamente, un po’ per ragioni apparentemente sconosciute, un po’ per cultura! Esiste, infatti, ancora molta disinformazione. Recenti ricerche confermano quanto verificato anni fa in una mia ulteriore indagine in materia di “rapine mediante ipnosi”, in cui si evidenziava un totale scetticismo. Molti intervistati parlano ancora di manipolazione psichica o di tecniche di mentalisti. Altri si riferiscono a pratiche esoteriche. Pochissimi, compresi specialisti, la conoscono come tecnica medica e oltre il 50% della popolazione ignora l’autoipnosi. Da un altro lato, però, circa il 60% si dichiara disposto a provarla. Ma tra il dire e il fare … c’è la paura. La paura dell’ipnosi, di rimanere “intrappolato”, di perdere il controllo, di scoprire segreti!
A questo punto … provare per credere!

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