Categoria: Apprendimento

7 punti per una Comunicazione Efficace

Comunicare è un processo complesso e articolato. Non sempre è facile intendersi con gli altri o banalmente, andare d’accordo, neanche quando conosciamo la persona o supponiamo di conoscerla! Comunicare è arte difficile e per essere efficaci occorre considerare una serie di fattori e dinamiche non solo razionali, ma anche e soprattutto inconsce. Non è un caso che, ad esempio, almeno il 90% dell’efficacia comunicativa “risieda” nel Non Verbale (mimica, pantomimica, prossemica, cinesica, cronemica).


Per essere efficaci e anche persuasivi occorre tener conto di alcuni punti fondamentali. Tali punti rappresentano una vera “scaletta” operativa e diventano, dunque, fondamentali durante un qualsiasi processo comunicativo.

1. L’attenzione: per comunicare efficacemente occorre essere, banalmente, attenti. Mi riferisco però, soprattutto, ad un’attenzione orientata, un’attenzione verso l’altro. Purtroppo siamo sbadati o poniamo poca attenzione durante la comunicazione e perdiamo parte delle informazioni, inoltre, risulteremo all’altro distratti o disinteressati. Quando parliamo con qualcuno, dobbiamo assumere una formamentis specifica: “sto parlando con la persona più importante della mia vita in questo momento”. Solo in questo modo, presteremo la giusta attenzione!

2. Ascolto attivo: stiamo impegnati, spesso, ad ascoltare noi stessi o pensiamo a programmare ciò che diremo, senza ascoltare effettivamente ciò che comunica l’altro è soprattutto come lo comunica. Occorre, in realtà, “sentire” l’altro, attraverso una predisposizione alla comprensione empatica. Per chi avesse difficoltà nell’ ascolto, consiglio un po’ di “ecolalia”, ovvero ripetizione mentale delle parole dell’altro. L’ascolto attivo è legato all’attenzione, alla capacità di programmare la comunicazione, all’empatia.


3. Assertività: capacità di comunicare concetti e stati d’animo senza remore o timori, ovviamente senza ledere l’altro. Significa esprimere ciò che pensiamo o proviamo quindi in una data situazione o momento. Sembra strano, ma occorre esercitarsi, poiché per svariate ragioni, ansie o timori, non sempre “diciamo la nostra”!

4. CNV: occorre essere competenti in ambito comunicazione non verbale e linguaggio del corpo. Il tono di voce, lo sguardo, la postura, la gestione delle distanze e dello spazio sono solo macroaree della CNV. Consiglio a tutti di perfezionare tale repertorio universale e di approfondire anche le espressioni emotive del viso. La verità, in fondo, passa sempre dal corpo!

5. PNL: programmazione neuro linguistica. È una specifica branca della comunicazione che contiene concetti e tecniche utili e strategiche. Può essere considerata anche una vera formamentis, un modo di lettura del mondo circostante. Per chi volesse approfondire, esistono tanti corsi ormai in giro …

6. Simbolismo: quando comunichiamo, oltre a gesticolare, esponiamo inconsciamente anche dei simboli. Sono simboli molto potenti e non è un caso che vengono usati anche nell’ipnosi dinamica. Attraverso l’uso e la gestione dei simboli, possiamo risultare più “attraenti” durante la conversazione o, al contrario, meno incisivi e più conflittuali. Solitamente, si parla di simbolismo Asta, Cerchio, Triangolo. Tale ambito merita un approfondimento specifico!


7. Persuasione: per essere persuasivi non basta essere motivati, ovvero mossi da uno scopo, da un obiettivo. La persuasione è un’arte raffinata che non deve “risultare”manipolazione. In realtà, la differenza, a mio avviso, è nell’etica della persona! Esistono diversi principi sul processo persuasivo, che se esercitati con armonia, risultano davvero decisivi nella comunicazione. Reciprocità, simpatia, riprova sociale, autorità, coerenza, scarsità sono i principi della persuasione. Consiglio un approfondimento con le opere di Cialdini.

Non calpestare l’ombra del vicino

Hai mai riflettuto sulla tua ombra?

Non è una domanda tranello, né una questione psicoanalitica.
Se qualcuno “calpesta” la tua ombra mentre stai passeggiando, come reagisci? Bhe’, ora fai più caso, poiché non è una questione banale.
Il nostro cervello vede istintivamente l’ombra proiettata dal nostro corpo come se fosse un’estensione fisica dello stesso. La scoperta è stata fatta da Umberto Castiello dell’Università di Trento e Francesco Pavani, della Royal Holloway University di Londra. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Nature Neuroscience”.
I ricercatori hanno appurato che persone sottoposte a stimoli, come oggetti o fasci luminosi che si avvicinano al corpo, reagiscono nello stesso modo e con la stessa velocità se lo stimolo è rivolto alla loro ombra! Ad esempio, quando lo stimolo “tocca” l’ombra della nostra mano, la reazione sarà identica come se toccasse la mano vera e propria.


Ciò accade perché il cervello usa anche l’ombra per elaborare la proiezione tridimensionale del corpo e per inserirlo nell’ambiente circostante. Le persone sentirebbero un legame intuitivo e immediato con i propri “confini”, anche quelli disegnati appunto dalle ombre. Una prova è lo stato di disagio che possiamo provare quando qualcuno cammina sulla nostra ombra!

Fonte: coscienza.org

6 modi di bere il caffè che raccontano qualcosa di te

6 modi di bere il caffè che raccontano qualcosa di te.

Il caffè è la bevanda più consumata al mondo dopo l’acqua. La pausa caffè è sempre cosa sperata ed è anche raccomandabile. Il caffè fa bene, inoltre, alla salute! Ma la domanda principale è: come bevi e gusti il tuo caffè?

1. Bevete il caffè a piccoli sorsi, scrutandone il fondo.

Probabilmente, siete delle persone fataliste. La giornata che si prospetta è identica alla precedente e sarà uguale alla successiva. Ogni tanto, concedervi qualche slancio!

2. Bevete velocemente il caffè, tutto d’un fiato.

Siete dei drogati del lavoro. Pronti ad iniziare una nuova giornata in forma smagliante. Ogni tanto, però, chiedetevi se state correndo o scappando!

3. Girate il cucchiaino guardandovi intorno, lasciate raffreddare il caffè e poi lo bevete con una smorfia di amarezza.

Siete tendenzialmente negligenti e anche un po’ paranoici. Respirate lentamente e la prossima volta, aggiungete altro zucchero!

4. Sollevate la tazzina del caffè mantenendo la curvatura del pollice e dell’indice, allungando il mignolo.

La polemica è il vostro campo di battaglia, così come il giudizio. Per voi le cose sono giuste o sbagliate. Allenatevi un po’ alla flessibilità!

5. Dimenticate di togliere il cucchiaino nella tazzina, che si infila sistematicamente nel vostro occhio.

Goffaggine generalizzata. Avete sempre la testa tra le nuvole e mille pensieri. Ci vuole un po’ di metodo!

6. Bevete il caffè alternando le mani.

La cosa è inconsueta. Forse, come voi. Probabilmente, avete anche qualche disturbo dell’umore cui non prestate mai molta attenzione!

 

Muoversi, gesticolare e valutare la torre Eiffel

Muoversi, gesticolare e valutare l’altezza della Torre Eiffel.

Quante volte diciamo ai bambini o ai nostri figli: stai fermo su quella sedia mentre studi! Non ti agitare! Stai seduto! E come biasimarci, a volte …
In realtà, pare che chi fa più movimento ricorda più cose, apprende meglio e, incredibilmente, si sente meglio! Tra l’altro, la correlazione tra movimento e stato umorale è ben conosciuta.
Il movimento favorisce la circolazione sanguigna e migliora il metabolismo del cervello. Inoltre, la perdita di materia grigia sembra bloccarsi e si formano nuove cellule cerebrali, creando maggiori sinapsi. Con il movimento, tantissimi segnali chimici arrivano attraversano il nostro corpo, migliorando la performance.


Esistono, dunque, connessioni tra la motricità e la cognizione. Ad esempio, gesticolare crea un ponte tra mente e corpo ed è fondamentale in fase di comprensione e apprendimento. Gesticolare aumenterebbe anche l’intelligenza, il problem solving e in genere le abilità spaziali.
Al di là delle convinzioni o degli stereotipi, molti studi dimostrerebbero che le donne, rispetto agli uomini, si trovano maggiormente in difficoltà di fronte a compiti che richiedono l’uso di abilità spaziali. A quanto pare, ciò dipenderebbe proprio dal fatto che gesticolano poco quando cercano di risolvere problemi spaziali, al contrario degli uomini.
Inoltre, le mani e gli emisferi sono notoriamente collegati e lo sono in modo incrociato. Chi stringe il pugno sinistro attiva l’emisfero destro e viceversa. Così, se vostro figlio stringe nella mano destra una matita mentre studia i vocaboli va benissimo. Se, invece, deve ripetere le parole memorizzate, dovrà tenere la matita nella mano sinistra. Ciò attiverà meglio la memoria! Se stringiamo il pugno sbagliato, quindi, causiamo ulteriore stress al nostro cervello.


Il nostro corpo è molto più intelligente di ciò che pensiamo. Quanto può influenzarci, quindi, anche la nostra forma fisica? È risaputo che le persone che si sentono bene fisicamente godono anche di maggiore autostima e senso di autoefficacia, ma non solo.
Durante un esperimento fu chiesto ai partecipanti di premere un pulsante quando ritenevano di sentire un rumore minaccioso. Alcuni partecipanti premettero il pulsante troppo presto, alcuni, esageratamente presto. Chi era molto allenato, invece, suonò il pulsante molto più tardi. Quale può essere la ragione di tale differenza di percezione?
Le persone in forma possono scappare più velocemente innanzi ad un pericolo. In tal caso, il loro cervello lancia un segnale di allarme più tardi. Viceversa, il cervello di chi sta meno in forma, prevede in tempo di fuga differente, perciò segnala il rumore prima del dovuto. Questione di sopravvivenza! Non finisce qui …
Avete mai guardato la torre Eiffel? Sappiate che se ci incliniamo a sinistra, la torre ci sembra decisamente più bassa rispetto a quanto la guardiamo in posizione eretta! Il nostro cervello rappresenta i numeri in uno spazio immaginario, dove i più bassi stanno a sinistra e i più alti a destra! Chi lo avrebbe detto …

Cammelli, arance e Gestione del Conflitto

L’ESSENZA DELLA GESTIONE DEL CONFLITTO

Tempo fa, in un piccolo villaggio del Medio Oriente, un uomo lasciò in eredità ai suoi tre figli 17 cammelli: al primo figlio lasciò la metà dei suoi cammelli, al secondo un terzo dei cammelli e al più giovane un nono dei cammelli.
Però 17 non si divide per due, né per tre o per nove!
Il sangue dei fratelli cominciò a ribollire, ma prima di commettere atti sconsiderati e irreparabili come quello di segare un cammello in più parti, i tre chiesero consiglio all’anziano saggio del villaggio.

Secondo te che cosa propose il vecchio saggio?

«Non so come aiutarvi, ma se volete posso prestarvi il mio cammello». Così ebbero 18 cammelli.
Il primo figlio se ne prese la metà (9)
Il secondo un terzo (6)
Il figlio più giovane prese il nono (2)
Tot: 9+6+2= 17
Avanzò un cammello, che restituirono al vecchio saggio!

Questo piccolo dilemma (Scuola di Negoziazione di Harvard) è un classico esempio di Gestione del Conflitto.
Per risolvere i conflitti occorre lavorare sulla struttura profonda della problematica, una struttura fatta di interessi e motivazioni delle persone. Non è sufficiente, né consigliabile fermarsi alla struttura superficiale, fatta solo di posizione assunte dalle parti.

Un altro esempio.
«Due sorelle litigavano per un’arancia. Una di loro riteneva di averne più diritto in quanto l’aveva presa per prima, invece l’altra argomentava che il diritto spettava a lei essendo la primogenita».
La madre, nel tentare una soluzione imparziale, offrì di tagliare il frutto a metà: le bambine rifiutarono fermamente e non accettarono la soluzione proposta, continuando a litigare!
La nonna, che osservava attenta la scena, decise di chiedere a ognuna delle bambine perché volevano l’arancia.
La più piccola rispose che aveva sete e l’altra che voleva la buccia per preparare una torta poichè aveva fame.
Così la nonna grattugiò la buccia dell’intera arancia e la offrì ad una delle nipoti, spremette la polpa dell’intera arancia e la offrì all’altra.
Come vediamo, se la soluzione fosse stata impostata sulla base delle posizioni iniziali delle bambine, le diverse possibilità sarebbero state:

1. aggiudicare l’arancia alla sorella maggiore
2. aggiudicare l’arancia alla sorella minore
3. dividere l’arancia a metà

Nessuna di queste soluzioni sarebbe stata in grado di soddisfare gli interessi delle sorelle.
Gli accordi negoziati si basano, quindi, sulla possibilità di rinforzare gli interessi comuni, transigere gli interessi opposti e raggiungere la maggior soddisfazione possibile riguardo gli interessi differenti.
Nel nostro esempio, gli interessi delle sorelle sono allo stesso tempo comuni (l’arancia) e differenti (una voleva la spremuta e l’altra una torta).

La risoluzione dei conflitti è legata anche alla creatività e alla capacità di uscire fuori dagli schemi.

 

Il rettile che è in noi.


Tutte le cose che mi piacciono sono illegali, immorali oppure fanno ingrassare (A. Woollcott).

La struttura del cervello va analizzata da un punto di vista dell’evoluzione. Questa pseudologica appare paradossale, poiché, ogni volta che le attività e i comportamenti che il cervello deve governare si complicano, nuove strutture crescono sopra quelle più antiche. I livelli nuovi devono convivere con quelli più vecchi e il problema sostanziale è che non se ne possono affatto sbarazzare!
Per noi, i piani bassi di questo ipotetico palazzo, vengono rappresentati dal cervello dei rettili. All’interno della nostra sopravvalutata scatola, abbiamo in comune qualcosa con i coccodrilli e le lucertole …
La sopravvivenza di un rettile è organizzata in base a quattro obiettivi fondamentali:
1. Nutrizione.
2. Riproduzione.
3. Attacco e fuga.
4. Esplorazione.


In pratica, il primo interesse esistenziale per noi “rettili” è la nutrizione. Mangiare tutto quello che troviamo, poiché il domani non esiste! Oggi, ovviamente, tutti concordiamo che le cose sono mutate, ma non possiamo convincere quella parte del cervello che la pensa diversamente. Il cervello rettiliano, infatti, è così antico da non essere modificabile e di fatto, non apprende.
Il rettile che è in noi è sprovvisto di freni morali e non conosce leggi. A tenerlo a bada è solo l’inquilino del piano di sopra, la neocorteccia prefrontale. Una delle sue funzioni è proprio quella di inibire o modulare l’attività del rettile. Il problema, questa volta, è che la corteccia prefrontale va allenata!
Oggi, sappiamo che siamo mossi, tra l’altro, da due piaceri fondamentali: il piacere consumatorio e quello anticipatorio. È meglio consumare o desiderare? Sembra un dilemma amletico, ma gli antichi sostenevano che “ogni animale è triste dopo l’accoppiamento”. È meglio vivere di gioie che vengono dall’attesa? È meglio l’attesa del piacere che il piacere stesso?


Il piacere consumatorio è quello che si prova nel momento della soddisfazione di un bisogno primario, ad esempio, durante l’assunzione di un cibo prelibato. Il piacere anticipatorio è legato, invece, al desiderio. Quando ci sentiamo, ad esempio, attivati verso un determinato obiettivo, viviamo in una situazione di desiderio intenso che pur diverso dal piacere consumatorio è comunque stimolante.
Il piacere consumatorio è legato alla classe degli oppiacei. Il piacere anticipatorio si basa, invece, sulla mediazione di un neurotrasmettitore, la dopamina. La scarica di dopamina viene percepita dal cervello come un’anticipazione del piacere consumatorio, ed è questo che ci spinge ad agire!
Quando otteniamo qualcosa, acquistando magari la padronanza di un’attività o mentre conquistiamo un obiettivo, avviene un “picco” del rilascio di dopamina. Il picco ha uno scopo preciso: la dopamina agisce in modo coordinato con l’acido glutammico per fissare il legame tra i neuroni che si sono attivati nel generale il comportamento vincente. In tal modo, memorizziamo tutti gli aspetti che sono stati utili per raggiungere proprio quell’obiettivo: sensazioni visive, uditive, viscerali, motorie, quindi, l’atteggiamento mentale giusto!

Potremmo dire che il senso di padronanza acquisito e la sensazione di potercela fare, scatenano il rilascio di dopamina e poi, alimentano il desiderio di ripetere l’esperienza. Quando l’obiettivo è scontato, il senso di padronanza o sfida viene stimolato poco e, di conseguenza, anche il rilascio di dopamina. Attenzione a quando l’obiettivo è semplicemente considerato impossibile. In tal caso, non vi sarà alcun rilascio.
Il piacere di sentirsi capace rappresenta un meccanismo fondamentale per la sopravvivenza, soprattutto per noi esseri umani, che nasciamo inermi e con pochissime competenze. Ricordiamo, inoltre, che il senso di padronanza si acquisisce solo con una forte automotivazione e con ferrea perseveranza.

Fonte: OPUS, Pietro Trabucchi. Corbaccio, 2018.

Ipnosi: c’è chi la chiama ancora magia.

IPNOSI: C’è chi la chiama ancora MAGIA!

scelte

Sembrerà strano ma la gente la chiama ancora magia! Mi riferisco a quello stato naturale in cui, per svariate ragioni e in più momenti della giornata “cadiamo” spontaneamente. Parlo dell’IPNOSI.

Nel 2015, l’Istituto Nazionale della Salute e della Ricerca Medica francese ha pubblicato un rapporto “evidence based” sull’efficacia clinica della pratica ipnotica in ambito medico e terapeutico. Il rapporto, in oltre duecento pagine, si riferisce ai risultati di svariati studi sistematici e meta-analisi, confermando l’efficacia terapeutica dell’ipnosi nel contesto pre-operatorio, nell’ipnosedazione, nel dolore cronico, nell’ansia, nella sindrome da intestino irritabile e in altri ambiti clinici. Inoltre, sottolinea l’assenza di rischi collaterali. Se non fosse abbastanza, si ha una significativa riduzione del consumo di farmaci analgesici e sedativi (fonte: Brainfactor).

Su questo, uno studio-ricerca condotto da me nel 2012 a Lecce, in materia di microchirurgia oculistica (2012. “Phacoemulsification in hypnotic analgesia”. XVI KMSG International Congress – Nice – Hotel Nice Plaza, sabato 16 giugno 2012 nella sessione Cataract surgery & IOLs, Nice) già ne dava evidenze e conferme!
Gli effetti dell’ipnosi sono confermati anche dalle moderne tecniche di imaging che hanno appurato variazioni dell’attività di alcune regioni cerebrali nei soggetti ipnotizzati. Quindi, l’ipnosi ha “prove biologiche”!
Anche il giornale Le Monde titolava: “L’ipnosi permette di ridurre il consumo di farmaci analgesici e sedativi” e ulteriori evidenze ci vengono fornite da rapporti sistematici delll’Université de Bourgogne.

I francesi hanno fatto però anche altro. Hanno messo a punto un applicativo di ipnosi medica attraverso la Realtà Virtuale, funzionate con comuni visori. Dopo due anni di ricerca e sviluppo, il medico anestesiologo Denis Graff, di Rhéna-Clinique de Strasbourg, insieme alla collega Chloé Chauvin e all’esperto di nuove tecnologie Nicholas Schattel, ha realizzato un prodotto destinato ad abbattere costi e “danni collaterali” dei metodi tradizionali di anestesia a cui vengono sottoposti i pazienti in chirurgia.
Il dispositivo, denominato Hypno VR immergerebbe il paziente in un ambiente “strutturato”, con stimoli sonori e visivi ipnotici: musiche, testi, immagini e voci si alternano e si sovrappongono per portare la persona nello stato di ipnosi desiderato, in funzione del tipo di intervento che deve essere eseguito. Questa tecnologia permetterebbe la stimolazione dei sensi del paziente e la focalizzazione dell’attenzione. Creerebbe, inoltre, disorientamento dello spazio e del tempo, in modo da creare una progressiva modificazione di coscienza. In tal modo, la percezione del dolore tende a scomparire. Si parla, dunque, di vera e propria rivoluzione per la clinica.

Paura Ipnosi Mirco Turco Psicologo Spiegazione
In Italia, le cose vanno molto lentamente, un po’ per ragioni apparentemente sconosciute, un po’ per cultura! Esiste, infatti, ancora molta disinformazione. Recenti ricerche confermano quanto verificato anni fa in una mia ulteriore indagine in materia di “rapine mediante ipnosi”, in cui si evidenziava un totale scetticismo. Molti intervistati parlano ancora di manipolazione psichica o di tecniche di mentalisti. Altri si riferiscono a pratiche esoteriche. Pochissimi, compresi specialisti, la conoscono come tecnica medica e oltre il 50% della popolazione ignora l’autoipnosi. Da un altro lato, però, circa il 60% si dichiara disposto a provarla. Ma tra il dire e il fare … c’è la paura. La paura dell’ipnosi, di rimanere “intrappolato”, di perdere il controllo, di scoprire segreti!
A questo punto … provare per credere!

Ipnosi di gruppo

Il Domani è Oggi

Il Domani è Oggi. 

Introduzione

Vi sembrerà strano, ma tutti, siamo puntualmente in ritardo!
Il nostro cervello, infatti, elabora le informazioni dopo qualche frazione di secondo dalla percezione degli stimoli che provengono dal mondo circostante. Quindi, che lo vogliate o meno, il rapporto con il tempo è comunque vincolato oltre ad essere squisitamente capriccioso e soggettivo.
Lo studio sul tempo e sulla tendenza a rimandare parte qualche anno fa, quando dovevo “inventare” una tematica nuova e affascinante per discutere la mia tesi di laurea in psicologia. Ironia della sorte, trovai però un docente universitario che per quanto entusiasta e interessato rimandava sempre i miei appuntamenti e il grosso rischio, per me ovviamente, era quello di procrastinare anche la mia data di laurea.
Fortunatamente o sfortunatamente, ancora oggi non sono in grado di dirlo, avevo la sensazione che il tempo trascorreva velocemente e il mio animo forse inquieto mi diceva, invece, – lo fa imperterrito ancora – che mi dovevo sbrigare!

procastinazione_mirco_turco
È assodato dirvi che cambiai tematica e quindi anche docente universitario! La mia priorità, il mio focus era laurearmi in una data precisa e non ammettevo procrastinazione alcuna.
L’anno dopo alla mia laurea, decisi di mettere nero su bianco il materiale che avevo ricercato con tanta sensata parsimonia e pubblicai il mio primo libro da un titolo alquanto improbabile: Procrastinazione Universitaria e Disorientamento Personale. Avrei voluto dedicarlo a quel professore ma fui diplomatico e lasciati perdere.
Sicuramente, se avessi studiato al tempo meglio strategie di marketing, avrei trovato un titolo differente!
Di fatto, in meno di un centinaio di pagine illustravo le ricerche internazionali sul tema della procrastinazione, ovvero della tendenza a rimandare, sottolineando, con velata enfasi che ognuno di noi, almeno una volta nella vita ha rimandato qualcosa: una decisione, un compito, un comportamento.
Chiaramente, l’impegno di tradurre e adattare le ricerche avvenute in altri Paesi non fu semplice ma la volontà si trasformò in spietata ostinazione, poiché mi accorgevo, progressivamente, che la tematica riguardava ognuno di noi, a trecentosessanta gradi e in ogni ambito; dallo studio, alla vita privata, a quella relazione, sino a quella lavorativa.

Antistress
Da quei primi studi ho ricavato anche altre due “leggi” importantissime e strategiche per le umane esistenze e per la mia:
1. Per ottenere dei risultati differenti occorre fare cose diverse ma soprattutto cambiare, in un certo modo, la nostra forma mentis.
2. Le persone, in generale, hanno una grande difficoltà nel cambiare e soprattutto devono sapere in che modo farlo. Tale difficoltà è così radicata che spesso non vogliamo mutare abitudini difettose o comportamenti che portano da nessuna parte, quasi fossimo orientati naturalmente al masochismo.

Qualcuno, sicuramente, potrebbe inneggiare a una o più solite originali leggi della motivazione, cioè che occorre, per forza, essere sufficientemente motivati ma ho scoperto, nuovamente, tra teorie e pratiche, che in talune occasioni non è solo questione di motivazione e che non possiamo sempre aspettare la vena giusta, l’ispirazione, la spinta proficua. Occorre essenzialmente iniziare!

Procrastinazione universitaria e disorientamento personale
Qualche anno più tardi, trasformai il mio primo saggio sulla tematica, in verità unica opera in Italia scritta sino a quel momento, in un secondo libro dal testo sicuramente più originale e ammagliante: Il Domani è mai: 29 modi per smettere di rimandare.
Ebbe, sin da subito, un discreto successo, poiché era un condensato di spiegazioni e argomentazioni sull’identità del procrastinatore, delineando un vero profilo o identikit ma soprattutto suggeriva in modo velatamente sottile e persuasivo come fare a smettere di rimandare.
Il destino o fato avverso o le stelle pigre, vollero che il testo si trasformò, per qualche insensata ed oscura legge del mercato, in un oggetto introvabile! E ancora oggi lo è, tanto che mi capita di ricevere alcune email o telefonate di persone che mi chiedono disperatamente il libro e mi ritrovo, mio malgrado, a rimandare ad altri tempi la spedizione!


Nel libro, suggerivo, inoltre, in modo ludico ma professionale, almeno 29 modi per combattere la problematica. La gente è attratta dai numeri o dalle statistiche, danno un senso di maggiore efficacia e stabilità!
Quando la gente mi chiedeva perché 29 modi? Bhè, perché ne avevo trovati 29 sino a quel momento e se avessi perfezionato meglio sempre il fatidico marketing, lo avrei sottolineato diversamente, magari con 69 sfumature per smettere di rimandare!
Sono giunto quindi alla conclusione di dover scrivere un nuovo libro, partendo proprio da quelli precedenti, ampliandone in modo pragmatico le argomentazioni e le soluzioni.

Il Domani è Oggi presume arricchire il versante cognitivo, emotivo e motivazionale del lettore che si trova, suo malgrado, a identificarsi proprio con il procrastinatore.
È un libro ugualmente utile agli altri, a tutti, poiché enfatizza una costante della vita, ovvero il tempo, nella sua percezione oggettiva e soggettiva, nel suo vissuto e nel suo scorrere creativo, indeciso o convinto.
Per quanto la fisica, da Einstein in poi, consideri il tempo un’illusione ostinata, la ricerca neuroscientifica ci dice che tutti gli esseri viventi possiedono un “senso” del tempo ed è proprio questo che conta ed ha, indiscutibilmente, un immenso valore magico.

In fondo, il tempo è proprio una cosa buffa! Oggi c’è e domani pure ma, a volte, non c’è né oggi né ci sarà domani.
Dove andrà mai? Cosa mai avrà da fare? Strana sorte quella del tempo. A volte, è poco, altre volte troppo; è mutevole… cambia e cambia ancora, gioca, si ferma, corre, si eclissa, riparte.
Forse, un giorno, ce ne sarà abbastanza per comprendere che era con noi e per noi ma che, ormai… si è perso!

Il gatto: simbolismo e immagini archetipiche

I gatti hanno ispirato potenti proiezioni, positive e negative. Il dio egizio del Sole Da era il gatto feroce che con un colpo uccise il serpente del caos primordiale Apopi. I monasteri buddhisti hanno accolto i gatti non solo come protettori dei testi sacri ma anche come compagni discreti che condividono con i monaci l’inclinazione verso l’indipendenza pacata e regolare.

Nelle favole, il gatto assume il ruolo di uno psicopompo la cui audace vitalità instintuale compensa la grazia eccessiva e gli istinti sublimati dell’eroe o dell’eroina. L’onnipresente “gatto che chiama” nella cultura giapponese che attira i clienti nei negozi e porta fortuna e prosperità nelle case, è indicativo delle energie feline fertili e positive. Agli occhi dei loro detrattori, invece, i gatti sono spesso crudeli, egoisti, freddi e distaccati. Nel folklore buddhista, il topo incaricato di portare una medicina per il Buddha morente non riuscì a completare la sua missione, perché ucciso e mangiato da un gatto.

La cultura cristiana ha associato spesso il gatto al potere sovversivo del demonio e, in particolare, delle donne in contrasto con le nozioni comuni di obbedienza, modestia e rettitudine morale femminile. I gatti, capaci di rubare le anime dei morti o il respiro dei bambini, etichettati come demoni al servizio delle streghe e cadevano vittime di persecuzioni furiose.

Coloro che hanno la fortuna di essere chiamati dal gatto interiore che vaga nella psiche, potrebbero scoprire che esso può condurli al cuore centrale della loro “casa originaria”. I gatti mediano l’incontro con il terreno nativo istintuale dal quale, taluni sono stati sradicati.

Con il loro infallibile senso dell’orientamento, possono aiutarci a localizzarci nel presente. Come delle muse mediano il gioco spontaneo e imprevedibile delle energie creative. E chi meglio dei gatti può dimostrare, semplicemente con l’esempio, come rivendicare quello che si ha dentro e farlo proprio?

Guardando attraverso il “tappeto lucido” della retina degli occhi dei felini, possiamo imparare a cercare nei paesaggi più scuri della psiche le nostre parti nascoste e portarle, senza rimorsi, alla luce del giorno.

Fonte: Il libro dei simboli, Riflessioni sulle immagini Archetipiche. Taschen.

 

psicologia e minori Mirco Turco

Insegnanti: 6 cose e mezzo da ricordare.

Insegnanti: 6 cose e mezzo da ricordare …

psicologia e minori Mirco Turco
Se avessi seguito la mia naturale vocazione? Se avessi dato ascolto ai miei interessi? Se avessi avuto fiducia nel mio istinto? Se avessi avuto una giusta guida? Se mi avessero consigliato diversamente? Bhe’ … potremmo continuare all’infinito, senza avere, in realtà, alcuna risposta esaustiva.
Il ruolo delicato degli Insegnanti è anche questo. Individuare inclinazioni, predisposizioni, talenti e soprattutto stimolare, dare esempio, fornire motivazione, ispirazione, dare fiducia.

1. Insegnate un interesse. Le persone sono estremamente più soddisfatte in un corso di studio o lavoro che corrisponda alla loro inclinazione personale. Le persone che hanno trovato un corso di studi o un lavoro corrispondente ai loro interessi sono anche generalmente più soddisfatte della vita. Rendono, inoltre, meglio! Sebbene gli interessi possano essere un qualcosa di squisitamente personale, essi si scoprono solo parzialmente con l’introspezione. Si scoprono, in realtà, attraverso le interazioni con il mondo esterno. Senza sperimentazione è impossibile capire quali interessi siano destinati a durare e quali no. Gli interessi devono anche incontrare il sostegno da parte degli adulti significativi: genitori, insegnanti, compagni, allenatori, … Lo sviluppo di un interesse, quindi, richiede del tempo. Insegnate la pazienza.

2. Oltre ad “insegnare” un interesse, occorre alimentare una passione. Le persone animate da una forte passione si applicano molto più a lungo delle altre e sono spinte verso il miglioramento continuo. Kaizen è il termine giapponese per indicare la resistenza contro il rischio di arenarsi, una volta raggiunto il plateau della curva di apprendimento. Insegnate la passione e non il sacrificio!

Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere.
3. Occorre, inoltre, prospettarsi degli obiettivi, via, via, crescenti e dedicare più tempo a quelle aree di “debolezza” o di miglioramento. A volte, la routine è fondamentale quando si tratta di fare cose difficili. Programmare la giornata, dunque, non è poi cosa tanto negativa. Insegnate a visualizzare dettagliatamente gli obiettivi. Più chiari e definiti sono, meglio è. La mente ha bisogno di direzioni!

Certificare il Fattore Umano Mirco Turco
4. In questa non facile corsa verso l’obiettivo, sarà normale incappare in errori. Ciò è quasi obbligatorio. Quindi, insegnate anche a sbagliare. Quando si compiono errori, l’insegnante, il genitore, l’ Istruttore, non dovrebbero perdere mai la calma. Anzi, all’inizio, dovrebbero incappare anche loro stessi in errori, sorridendo ed esclamando … hnnn, mi sono sbagliato! Sgridare, urlare o lanciare occhiatacce potrebbe far sperimentare la vergogna e la vergogna non serve a migliorare le cose.

5. Insegnate la speranza. La speranza che anima le persone appassionate e determinate non ha niente a che fare con la buona sorte. “Sento che domani andrà meglio” è tutt’altra cosa da “Ho intenzione di migliorare il domani”. L’ottimismo può essere appreso. Lavorare per edificare l’ottimismo è altra tappa importante. Gli ottimisti sono meno esposti a depressione e ansia, hanno migliori voti a scuola e all’ università e raramente interrompono gli studi. Da adulti, godono di migliore salute, hanno una più lunga aspettativa di vita e sono generalmente più soddisfatti delle loro relazioni.

dimmi come cammini e ti dirò chi sei mirco turco
6. Infine, insegnate la sana competizione, che non significa ostacolare gli altri, alimentando la cultura del nemico e non significa ingannare o essere furbi. Significa, “sforzarsi insieme” …

Per finire, cari insegnanti, vorrei fare un’ultima “mezza” considerazione: ponete la giusta distanza con i genitori, un saggio spazio di paziente osservazione, dialogo, ascolto, diplomazia e determinazione in cui essi stessi comprendano, grazie a voi, il loro reale ruolo e anche il giusto posto …

7 punti per una Comunicazione Efficace

Comunicare è un processo complesso e articolato. Non sempre è facile intendersi con gli altri o banalmente, andare d’accordo, …

Ipnosi a Distanza

Durante gli anni ’20 e ’30 il fisiologo Vasiliev, dell’Università di Leningrado, condusse svariati esperimenti, effettuando …